Juve-Ajax 1-2: sconfitti da noi stessi e dal calcio vero

di Alex Campanelli |

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Un’eliminazione senza alibi, senza attenuanti, con prestazioni inferiori a quelle degli avversari sia all’andata che al ritorno. Uscire con queste premesse a volte risulta meno doloroso, ma non quando la squadra avversaria è, sulla carta, un’outsider della competizione e a bocce ferme appare decisamente meno attrezzata di te per competere in Europa.

L’inizio della partita è promettente, la Juventus è aggressiva e il pressing posizionale portato dai bianconeri, complice l’ottima posizione oscillante di un Dybala ora centravanti ora trequartista, mette in difficoltà l’Ajax. La squadra di Allegri morde sul primo possesso degli ajacidi, arriva più volte vicina al gol su azione e alla fine lo trova sugli sviluppi di un corner, con Cristiano abile a sfruttare un’incomprensione della retroguardia ospite e insaccare con un colpo di testa dei suoi. L’Ajax pare più timido e meno convinto rispetto all’andata, ancor più dopo il gol, ma trova il pari in maniera decisamente fortunosa: su un tiro deviato da fuori area, Donny Van De Beek si trova solo a tu per tu con Szczesny e fredda il polacco con un piattone all’angolino.

Qui finisce la partita della Juventus.

Nella ripresa un Dybala impossibilitato a continuare a causa di una botta lascia il posto a Kean; questo cambio sarà la svolta tattica della gara. L’argentino ha svolto un eccellente lavoro in un possesso, schermando le linee di passaggio dei due mediani e ripiegando da centrocampista aggiunto in caso di necessità, per non lasciare la superiorità numerica all’Ajax. Kean invece interpreta il ruolo di centravanti in maniera classica, la Juve guadagna così in forza fisica ma perde drasticamente in letture e densità a centrocampo. La squadra di Ten Hag prende così possesso della partita, costruisce occasioni su occasioni e solo un eroico Szczesny impedisce per due volte ai lancieri di portarsi in vantaggio. Dall’altra parte la Juve si affida a sporadiche ripartenze, appoggiandosi su un Bernardeschi irriconoscibile e su un Cristiano costretto a cantare, portare la croce e chissà che altro. Il vantaggio ajacide arriva inaspettatamente su corner, con l’enorme de Ligt che svetta su Sandro e incorna alla perfezione. La Juve avrebbe la rabbia per reagire e riversarsi nella metà campo dell’Ajax, ma non ne ha i mezzi: il gioco palla a terra improvvisato per vie centrali va sempre e comunque a sbattere su de Ligt e Blind (ottimo stasera), i cross del subentrato Cancelo (regalato all’Ajax un tempo e mezzo di De Sciglio) non possono e non devono essere l’unica arma a disposizione, non quando dall’altra parte c’è una squadra che si trova a memoria e non segna il 3-1 solo perché si ritrova a piacersi un po’ troppo.

L’Ajax anticipa la sentenza che sarebbe arrivata in caso di passaggio del Manchester City o di finale col Barcellona: contro le squadre che giocano a calcio, al vero calcio. la Juventus parte in svantaggio. Può capitare di passare comunque il turno grazie alle prodezze dei singoli, alla supponenza dei rivali, agli episodi e altro ancora, ma il calcio speculativo ha davvero poco a che vedere con la Champions League. Spiegarlo a Max non ha ormai più senso.