La Juve adulta vs il Napoli playboy

Paura no, questo Napoli è però una creatura nuova all’interno di questo ciclo Juventus. Inutile ribadire quanto profondo sia il solco scavato nell’ultimo lustro da un club (e da una parabola di squadra) che difficilmente sperpererà lo status dominante rispetto alla concorrenza italiana. E, se vogliamo, questo è il vero dato sul quale direzionare lo sguardo verso il futuro prossimo, quindi non maggio e non giugno 2018, nonché il vero assunto che deve preoccupare chi pensa di poter diventare costantemente un serio competitor della Juventus su scala nazionale.

Questa premessa non è esattamente un mettere le mani avanti. Può servire però per tenere i pieni ben saldi a terra al momento della resa dei conti stagionale, giocoforza da declinarsi al plurale, perché Napoli e Tottenham non sono realtà di pari status eppure se la possono giocare, ognuna nel proprio contesto e ognuna con le proprie carte. Sognano, ci credono, è giusto sia così, è la legge dello sport che non è (ancora, e speriamo per ancora tanto tempo) puro esercizio sul campo delle presunte scale di potere. La Juventus, e non solo lei, ha e ha avuto l’ambizione di spodestare in questo senso il monopolio spagnolo sul terreno della Champions. Parimenti legittimo è quanto pensa di poter fare, superandosi, il Napoli 17/18 in Serie A.

Nessuno sa come finirà tra Real e Psg tra una settimana, nonostante il vantaggio merengue dopo la gara di andata. Nessuno sa tanto più come andrà tra Juve e Napoli nonostante il virtuale vantaggio di sicurezza partenopeo scaturito tra la neve di Torino e la pioggia di reti di Cagliari. Perché la questione, oggi, non è appunto pretendere di sapere. In assoluto può valere una sola osservazione, anche questa virtuale a meno che la storia del calcio non verrà sopraffatta: se Sarri le vince tutte vince il campionato così come se Allegri le vince tutte vince il campionato. Tutto il resto, il reale, sarà nelle pieghe calcistiche di un’azione che non ti aspetti, di una situazione, di un’episodio, di un incastro. Non di un arbitro.

Se, come scritto, non si può pretendere di sapere, si può invece provare a immaginare l’elemento di novità che propone la prospettiva di una Juve costretta a guardare il Napoli quando amerebbe fare la corsa solo e soltanto su se stessa. E, anche pensando di potendola fare, il meritato hype nazional-calciofilo su Hamsik e compagni impone che il pensiero ci sia, così come la dialettica e un razionale confronto anche interno.

Perché l’elemento di novità non è unicamente il possibile arrivo punto su punto, alimentato dall’estrema chance bianconera dello scontro diretto tra le mura dello Stadium, ma è anche per l’appunto che cosa la Juve, il mondo Juve, la dimensione Juve, vede davanti allo specchio del campionato. Eccola, la novità dalla quale trarre il modo per non finire in trappola e per esprimersi fino alle angolature non ancora espresse: questo Napoli è l’amico di tuo figlio (non tuo figlio, perché non è tua emanazione e clonazione calcistica né ambientale), bello come Narciso, che ti riporta alla tua gioventù. Tu sei ormai impegnato, solido e stimato. Lui conquista le ragazze più avvenenti, ammirate e contese.

Sottile è la linea dell’invidia.

Eppure da quelle cose tu, Juve, ci sei già passata, le hai vissute tutte, intensamente. E proprio lì, nelle avventure tra gli chalet, le strade e le spiagge italiane, non hai lasciato né rimpianti né rimorsi. Tu, Juve, sei adesso matura a sufficienza per andare oltre, non ci sarà nulla da dover sopportare, in ogni caso.

Si tratta di vite parallele, per quanto costrette a incrociarsi per un attimo ancora.

Per lui, loro, Napoli, ogni occasione è buona per fare festa, per strombazzare in compagnia, per urlare al cielo, per una bevuta a quinta liceo in corso, per immaginare cosa far da grande. Il piacere.

E’ un accettabile ciclo della vita.

La Juve è però adulta, e chi comanda è il senso del dovere. Non è forse questo ad essersi appropriato della stagione bianconera, fino a impossessarsi della diffusa paura, trasversale, del doppio bivio campionato/Champions contro sfacciatissimi colleghi di nuova generazione? Non è null’altro. L’esito sarà una verità, entusiastica o deludente, dai tratti comunque momentanei. L’allievo che supera il maestro è tutt’altra faccenda. Perché accada devi aver lavorato insieme, devi aver condiviso uno spirito, degli obiettivi, aver cercato di completarsi e compensarsi a vicenda. Tutto molto più simile a quanto la Juventus fa da quattro anni con grandi risultati al cospetto del Bayern Monaco. Ma questa, magari ai quarti di Champions League, è un’altra vita ancora, quella che si avvicina alla saggezza senile. La vita dove piacere e dovere, per la Juventus (e non solo), sono ogni anno da riconfigurare.