La Juve e un 2021 tutto da scrivere

di Simone Navarra |

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Chi da settimane, mesi, sta tirando la volata per il ritorno di Max Allegri sulla panchina della Juventus aveva prefigurato il crollo del Milan e il ritorno nel gruppo di testa del Napoli e della Lazio. Adesso quel menagramo, che in genere diffonde la sua nenia sui media ed altrove, attende questa o quella partita per decidere l’allontanamento di Andrea Pirlo e l’ingresso casomai di una soluzione ponte capace di rinfocolare l’ambiente e lo spogliatoio, che secondo alcuni osservatori è diviso come non mai. Si è destinati alla tragedia, alla “forse” qualificazione in Europa League, “invece del meritevole Sassuolo”. A tutto poi, in questo quadro desolato, si sommerà la sconfitta in finale di Coppa Italia con l’Atalanta. Il traguardo della Juventus 2021 è, quindi, lo strazio. Eppure non fa molta paura. Sembra solo una cortina fumogena, una impressione da prestigiatore di provincia, una dichiarazione del momento, una faccia dura che non spaventa.
Il segnale da dentro la Continassa è un misto di tranquillità e serenità, che restituisce come la tempesta promessa e augurata dai più è tutta in un bicchiere d’acqua e alla fine non potrà succedere l’impossibile. Bisogna “solo” evitare di creare il presupposto, con l’esonero dell’allenatore, il licenziamento del direttore sportivo. O peggio. Come le offese e le minacce al figlio del mister sul web. Il consiglio, l’unico che si può dare, è che deve tornare lo spirito di Boniperti, dei comunicati con il cambio dell’allenatore degli allievi che poi ha dentro la notizia dell’arrivo di Trapattoni. Anacronistico nell’epoca del parla-parla, dell’internet che si fa gli affari degli altri e mai i propri, del social eletto a idem sentire? Non crediamo. Da dietro questo tavolo che fa da scrivania continuiamo a ritenere errata la strategia di comunicazione bianconera degli ultimi anni e non capace di imporsi, di dettare il senso. Come invece deve fare una primaria e vincente fonte di informazione.
Spiegando che si è scelto un mister e se ne è mandato via un altro senza distinguo o alibi di facciata. Senza mai lasciare dubbi. Perché in quegli spazi si insinua l’idiozia della presa di posizione preconcetta, il pregiudizio. Non è un sogno ad occhi aperti. Basta seguire il meglio fregandosene del resto. Serve il cuore e le braccia alzate, i fischi e la capacità di incidere. Un po’ di storia. Quando Rino Marchesi prese il posto del Trap si scrisse, al primo anno, che era troppo per bene e non sapeva usare la frusta con i campioni. Al campionato successivo pagò la non riuscita di alcuni nuovi acquisti e l’illusione che l’attaccante gallese Ian Rush risolvesse tutto. Il buco nell’acqua si portò dietro tutto o quasi. Quelle annate grigie, dopo il felice intermezzo di Dino Zoff e la scomparsa di Gaetano Scirea, indussero al cambio di dirigenza e all’arrivo di Gigi Maifredi. Tornando all’odierno bisogna dire che Andrea Pirlo, oltre alla comune origine bresciana poco ha da spartire con il tecnico affermatosi al Bologna di Villa, De Marchi e Marocchi.
Servirebbe un pizzico di ottimismo, sfrontatezza, fortuna. Servirebbe provare a far giocare i ragazzi sull’ala non “a piede sbagliato”, ma affermando poche regole semplici. Facendo riposare il più possibile alla fine di mesi stressati e stressanti. Affidandosi a quel genio dei muscoli che tanto bene aveva fatto negli anni di Antonio Conte. Sperando nel ritorno in salute di Federico Chiesa. Chiedendo una manciata di settimane d’impegno a professionisti che presto o tardi cambieranno indirizzo e sono proiettati alle convocazioni delle diverse nazionali. Perché, insomma, è una cronaca tutta da scrivere quella del 2021. Anche perché con un paio di acquisti giusti questo gruppo che sembra mal disegnato come le strisce sulle maglia può fare grandi cose. Lo si è visto l’anno scorso e quest’anno un po’ di più. Serve però credere al viaggio intrapreso per non rimpiangere sempre e solo quello che non è entrato in valigia. Rischiando un futuro in cui si rimane sempre a casa.

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