Juve, è tempo che ognuno si assuma le sue responsabilità

di Valerio Vitali |

La Juventus 2020-2021 è figlia di quella che l’ha preceduta, senza troppe rivoluzioni in atto. E’ ora di guardarsi bene in faccia e analizzare nel dettaglio la situazione che meno rosea di così non potrebbe essere. Il filo conduttore che lega questa Juve a quella dello scorso anno non sta tanto nella rosa, quanto nell’atteggiamento. Svogliato, sufficiente, pressapochista.

Sono tanti gli aggettivi con cui rimarcare in negativo cio’ a cui stiamo assistendo in maniera intervallata ormai da inizio stagione. Ma è doveroso che ognuno si assuma le sue responsabilità, che vanno condivise in egual misura tra dirigenza, staff tecnico (Pirlo) e i calciatori. Quest’ultimi, troppo spesso esenti da critiche ma che nei momenti di “hype” invece sono i primi ad essere incensati. Gloriose macchine da soldi? Aziende nelle aziende? Multinazionali che corrono? Verrebbe da dire piuttosto che camminino, ma va bene.

Tutte e tre le parti chiamate in causa devono caricarsi i problemi sulle spalle, senza voltarsi nel ricercare scuse che non farebbero altro che alimentare inutili litanie e inutili scherni da parte degli avversari – che, comunque non potrebbero permettersi tale lusso – per il semplice fatto che tutto cio’ comporterebbe per l’ennesima volta nascondere la polvere sotto al tappeto. Ed è l’ultima delle cose da fare ora in questa analisi che deve coinvolgere tutti, da Agnelli (reo di aver forse dato troppa fiducia al gruppo dirigenziale e nell’aver avallato, scelto e opzionato lui in prima persona la figura di un inesperto Pirlo) fino all’ultimo dei calciatori passando per la dirigenza e lo staff atletico, latente nel riuscire a plasmare e dare forma, freschezza atletica ad una squadra lontana anni luce dai parametri europei calcistici.

La Juventus che segue questo filo conduttore dal maggio 2018 è ormai lontana dal suo recente passato e non per quanto concerne i risultati sul campo, ma nello spirito che ne incarna. Pensare di fare il cosiddetto “passo più lungo della gamba” poteva starci. Così come ci sta fare retromarcia ammettendo di aver sbagliato, assumendosi ognuno le proprie colpe. Nel calcio, così come nella vita, ammettere di aver sbagliato anziché perseverare nell’errore pur di non ammetterlo non puo’ far altro che ingigantire sempre di più il problema e il nostro di problema, lo si puo’ chiamare in una sola e unica maniera: mancanza di “fame”.

Perdere contro un Benevento che in questo 2021 ha totalizzato la bellezza di 7 sconfitte in 13 match fa capire l’enorme buco nero all’interno del quale è caduta questa Juventus. Avere la possibilità di mettere un minimo di pressione all’Inter era doveroso e sarebbe dovuto essere palpabile già dall’inizio della gara. Invece no, questa Juve ha sempre e costantemente bisogno di prendere uno schiaffo prima di reagire (Porto e Lazio i più fulgidi e recenti esempi a riguardo) ed è questa forse la maggior responsabilità di Pirlo a cui stavolta è tenuto a risponderne lui in prima persona, senza scaricare a livello comunicativo le colpe ad altri.

Colpe non ne ha lui, bensì la dirigenza nel non aver impedito che questo filo conduttore che ormai vaga per la Continassa da 3 anni, si spezzasse del tutto. Vanno benissimo alcune scelte di mercato (de Ligt, Chiesa, Demiral, McKennie) per ringiovanire nell’età media e nel vigore questa rosa, ma non si puo’ dire altrettanto delle scelte in panchina che le hanno accompagnate di pari passo. Dar via Allegri per prendere Guardiola, Klopp, o un allenatore top, già più pronto e preparato anche a gestire Cristiano e altri top (Ancelotti libero sul mercato prima di andare a Napoli vi dice niente?) potevano rappresentare delle alternative valide. Non una scelta dettata dalla foga del momento o da un incomprensibile atto di suicidio permeato nella scelta di Sarri (non nei risultati quanto nel rapporto e nell’addentrarsi dello stile Juve, dello spogliatoio, della gestione delle risorse umane in Juventus).

Infine, tornando all’incipit, i calciatori. Serve davvero la “scossa” di un allenatore per motivarti a fare bene contro il Benevento? Serve davvero che la dirigenza gli stia dietro per evitare approcci (o scempi, fate voi) come visto a Oporto? E’ umanamente comprensibile che quelli ad averci messo la faccia siano stati solamente de Ligt e Chiesa? Il sorrisino di Szczesny, il pressapochismo di Bentancur, la mancanza di intensità nella corsa, la lentezza del giro palla contro avversari di caratura ben inferiore fanno pensare che no, non serve la “sveglia” di alcun tipo, ma solo un minimo e preciso senso del dovere. Una minima conoscenza del peso specifico che hanno alcune partite rispetto ad altre.

Per tuta questa serie di motivi è giusto voltare pagina, ma stavolta farlo per davvero. Cambiare tecnico (dispiace mister ma la Juve non puo’ permettersi il lusso di attendere ancora). Cambiare una decina di elementi in rosa. Cambiare anche l’asset dirigenziale per rimettere ognuno al proprio posto. Il “talent scout” a fare il talent scout, il ds a fare il ds, un amministratore delegato che faccia solo l’amministratore delegato. Chiarezza in ogni parte della Juventus, dentro ma anche fuori dal campo. Senza inventarsi nulla, senza fare i professori, senza avere la presunzione di insegnare niente a nessuno, perché molta di questa umiltà è andata persa proprio da quel maggio 2018. Perché “talvolta fare un passo indietro vuol dire farne tre in avanti”.