Douglas Costa così non serve, a meno che…

di Gianluca Cherubini |

douglas costa juve

Mi sono ripromesso di non voler parlare di Dybala, perchè l’ameba visto in campo contro il Benevento non è il vero Paulo. Giocare in dieci per novanta minuti non ha agevolato una partita raccapricciante per interpretazione della gara, palle-gol fallite da riempire un quarto di “Mai dire…” e orrori da parte dei singoli.

 

Lo dico subito: Allegri non c’entra, la squadra avrebbe dovuto girare meglio qualunque fosse stato l’assetto prescelto e l’undici titolare. Non c’entra dico, anche se dopo lo sgocciolamento ascellare durato quasi un’ora nel post-partita viene spontaneo chiedermi come il livornese abbia deciso di sfruttare le potenzialità del brasiliano Costa. Douglas è bravo – non un fenomeno – e può spaccare le partite. Sa fare una cosa: puntare, saltare, fuoco. Palle in mezzo che fioccano come asteroidi ma… per chi? Al Bayern c’era Lewandowski, uno che con il colpo di testa ci riempie parte cospicua del proprio repertorio. La Juventus, senza panteroni che si precipitano come avvoltoi ad impattare il pallone, non riesce a sfruttare a pieno il potenziale del brasiliano, che lentamente muore –  insegna Neruda –  come chi è schiavo dell’abitudine di fare sempre la stessa giocata per novanta minuti senza ottenere risultati concreti. Ci sarebbe Mandzukic, ma per Allegri pare che i due siano destinati ad essere alterni salvo che in occasioni speciali (vedi l’assalto necessario e disperato di Juventus-Sporting).

 

Insomma, così non va: rischiare il doppio centravanti potrebbe essere la soluzione, specie con un Dybala in versione “dentro alla scatola” (speriamo il “follow” alla ex Cavalieri possa rivelarsi utile alla causa). Per il resto anche “a caldo” poco da aggiungere, se non una lieta nota riguardo la catena di destra che sembra aver trovato un padrone. Adesso sosta e poi si vedrà, si spera, con un altro piglio.