Juan Cuadrado, il menino che spezza una maledizione

di Silvia Sanmory |

Io ero come loro, un bimbo di strada”.

(Cit.)

E’ il maggio dello scorso anno, la location un relais in un ex monastero tra i vigneti di Santo Stefano Belbo, paese natale di Cesare Pavese.

A parlare è l’ex menino de rua Juan Guillermo Cuadrado Bello, l’occasione una cena di gala con asta di beneficienza per sostenere la Fundacion che porta il suo nome. Ci sono le maglie e le scarpe di Buffon e di Dybala pronte per essere battute, chi se le assicura contribuisce tra le altre cose alla creazione di scuole e contenitori ricreativi per i bimbi colombiani.

Mi aspetto il Cuadrado del campo, il ricciolone che inventa coreografie ad ogni gol. Invece è più posato, a tratti si interrompe, è commosso.

Saranno le immagini che scorrono, istantanee crude di vita vissuta che stridono con la sontuosità delle portate.

Sono cresciuto su un campo di terra battuta, a Necoclì, imitando Ronaldo e sognando il futuro come tanti altri bambini poveri che riescono a sorridere correndo dietro ad un pallone. Non posso scordare i sacrifici di mia mamma in un posto dove c’è il narcotraffico“.

Gli scontri tra narcotrafficanti e gruppi paramilitari sono all’ordine del giorno: “Ogni volta che ascolti un colpo di pistola devi nasconderti sotto il letto, mi dicevano i miei genitori“. Anche il papà, autista di camion addetto al trasporto di bibite gassate, perde la vita crivellato dai colpi: “Da quel momento mia madre fu la mia guida e la mia protettrice“.

Il piccolo Juan la segue ogni tanto nelle piantagioni di banane di Apartadò dove lavora, calciando tutto quello che incontra; l’accompagna ai corsi serali, addormentandosi in fondo alla classe. È un bimbo iperattivo ma la mamma si adopera per fare in modo che non smarrisca la via e continui ad andare a scuola.

Un giorno mi sono fatto male per disattenzione giocando a pallone – racconta un aneddoto – e la mamma per un mese mi ha tolto le scarpe da calcio. Forse la punizione  peggiore che ho ricevuto. Ma ho imparato il rispetto delle regole, il rispetto dei compagni e il senso del sacrificio“.

Nel 2008 esordisce con l’Indipendente di Medellin, due anni dopo con la Nazionale colombiana; la firma con la Fiorentina arriva nel 2012 dopo essere passato per il Lecce e l’Udinese, infine il Chelsea.

Poi, finalmente, la Juve, ceduto in prestito dal club inglese nell’agosto del 2015, quella Juve che giorni fa ha ribadito essere “casa mia” con buona pace di Paratici che presto potrebbe firmare il suo rinnovo.

Il suo primo gol in bianconero arriva a breve, il  31 ottobre; una rete decisiva, al minuto 93 di un derby che ristagna sulla parità. Alex Sandro crossa da fondo, Juan si catapulta sul pallone proveniente da sinistra entrando in scivolata, anticipando Glik e decidendo le sorti della sfida contro il Toro: “Cuadrado con quel gol scrive un’altra paginetta di goduria bianconera e sofferenza granata” annota il giorno seguente “Tuttosport”. Indimenticabile. Anche perché poi da lì inizia il filotto di 24 vittorie su 25 partite che consacra alla storia la più incredibile rimonta della storia della serie A.

Così come il suo primo gol bianconero europeo, a Monaco contro il Bayern, la rete dello 0 – 2, un tiro precisissimo a filo di palo dopo due dribbling ubriacanti, lui steso a terra euforico con tutti i compagni di squadra altrettanto euforici a celebrare il momento. Poi è arrivata la rimonta teutonica, sono arrivati amarezza, rimpianti,  rabbia, delusione ma io mi impongo di ricordare e conservare, parafrasando Pavese, più un attimo di esaltazione che un’intera giornata storta…

Se penso a Juan c’è però una giornata storta che non posso non ricordare, quella dell’ultimo turno della fase a gironi della Champions League quando schierato contro lo Young Boys Cuadrado è stato costretto a lasciare la partita in anticipo per un infortunio che ha dato il via all’odissea che conosciamo: operazione al menisco esterno del ginocchio sinistro il 28 dicembre del 2018 a Barcellona, conseguenza nefasta ed inevitabile Allegri non può schierarlo nella lista dei giocatori a disposizione per la fase ad eliminazione diretta della Champions.

In un’intervista rilasciata al “Corriere dello Sport” nell’aprile scorso Cuadrado commenta così i mesi di stop forzato: “Succedono queste cose nel calcio, quando vedevo le partite e pensavo che potevo essere li ad aiutare, essere li con i miei compagni, ero triste. Ma ho sempre guardato avanti e ho pensato a recuperare il prima possibile per tornare a disposizione. Quindi con il sorriso è stato tutto più semplice“.

Eccome, mi verrebbe da dire, pensando alla sua rete contro l’Atletico di qualche giorno fa, tra l’altro con una serie di “pesi” che non deponevano a suo favore:  inserito a sorpresa da Sarri, un primo tempo sottotono e criticato, la sua ultima rete il 3 novembre scorso (Juve – Cagliari). Eppure il menino Juan realizzata un gol perfetto, con un’azione perfetta per senso dell’inserimento, dribbling e soprattutto conclusione…

Rete capolavoro e maledizione spezzata: mai prima la Juventus era riuscita a segnare un gol in casa dei Colchoneros. Ci ha pensato lo Smiling Boy che ama il reggaeton dopo un gol, quello che ripete spesso il mantra di mamma Marcela: “Dio ti ha dato tanto ma tu devi meritartelo”.