Juan Cuadrado è l'anarchia utile

di Giulio Gori |

Juan Cuadrado è un giocatore che sa entusiasmare e fare arrabbiare, perché il numero 16 bianconero ha tutte le caratteristiche per incarnare l’ala tornante per antonomasia: rapido sul breve e veloce nell’allungo, molto tecnico, bravissimo nel dribbling, con due polmoni enormi che gli permettono di coprire tutta la lunghezza del campo; ma, allo stesso tempo, scarso da paura quanto a senso della posizione, discutibile sulle scelte, quasi sempre più complicate del necessario, poco pratico e piuttosto fumoso. Gli esterni, i veri esterni, hanno quasi sempre avuto queste caratteristiche, nel bene e nel male: d’altronde, se oltre ad essere bravi con i piedi fossero anche intelligenti tatticamente giocherebbero in mezzo al campo.

La partita di domenica contro il Palermo è stata forse la peggiore fin qui disputata dal colombiano. Non solo è riuscito a indovinare un paio di giocate, sbagliandone decine, ma ha costantemente mal interpretato il ruolo dell’esterno nel 3-5-2; che esterno dev’essere in tutto e per tutto. Cuadrado, quasi che alle sue spalle avesse un terzino e non un centrale difensivo, ha sempre cercato di portarsi verso il centro del campo, col risultato di trovarsi nel traffico senza avere una soluzione esterna di passaggio: all’esterno avrebbe dovuto esserci lui. Eppure, anche se qualcuno storce il naso, questo giocatore sa essere utile, molto utile. È il destino di quei giocatori che perdono tantissimi palloni, ma che col dribbling ti creano la superiorità numerica come nessun altro

I numeri sanno essere piuttosto oggettivi. Primo, al pari di Dybala e Sandro per assist fatti (3), secondo dietro a Pogba per dribbling riusciti (2,8 a partita contro 2,9 del francese; gli altri staccatissimi), primo per calci di punizione procurati, 3,5 per match, dietro di lui Pogba ne ha la metà. Ma ci sono dati ancora più esemplari. Dall’inizio della stagione il colombiano ha collezionato 15 presenze. Tenendo conto dei minuti giocati effettivamente, si tratta di poco più di 11 partite. Con lui in campo la Juventus ha segnato 16 gol, non moltissimi. Ma se in 4 casi Cuadrado è stato determinante, in altri 6 ha partecipato in modo rilevante all’azione del gol. Solo in 6 casi su 16 non ci ha messo lo zampino. Insomma, in due terzi delle azioni da gol della Juve il colombiano c’è. Se poi aggiungiamo che a Genova ha guadagnato il rosso su Rizzo e che contro il Bologna, dopo una fantastica galoppata sulla destra, aveva messo Morata in condizioni di calciare a porta vuota, il bottino aumenta. In particolare, contro il Chievo ha procurato il rigore poi segnato da Dybala, contro il Frosinone ha fatto l’assist per il gol di Zaza, contro il Torino ha segnato la rete decisiva a tempo scaduto, contro l’Empoli ha calciato il corner che ha messo nelle condizioni Evra di segnare (dopo tanto tempo per i bianconeri) sugli sviluppi di un calcio piazzato. Oltre a queste giocate, si segnalano l’assist per Pogba nel gol al Toro (anche se molto merito va dal velo di Dybala), l’assist per Mandzukic contro l’Empoli (qui il velo è di Khedira), il disturbo decisivo sul gol di Morata al Manchester City, il riciclo del pallone sulla linea di fondo che porterà Morata a segnare al Siviglia, e la partecipazione alle azioni che portano al rigore su Morata e al gol di Khedira contro il Bologna.

Per un giocatore che per tanti versi è ancora un pesce fuor d’acqua, costretto a giocare terzino, esterno basso, ala, a seconda delle occasioni, male non sembra. Specialmente in una Juventus che non trovando, come in passato, trame di gioco nelle certezze tattiche, ha bisogno come l’ossigeno di una cosa: le giocate. Insomma, Cuadrado abbassa il livello di «intelligenza calcistica» dell’undici in campo. Ma, paradossalmente, avendo questa Juventus poche certezze tattiche, l’avere a disposizione un giocatore che salta l’uomo, un anarchico che «inventa» può fare davvero comodo. E nel 3-5-2, se sufficientemente edotto – e qui il compito va ad Allegri – Cuadrado può diventare l’alternativa fissa al Lichsteiner quando si tratterà di scardinare le difese più chiuse.