Joao Cancelo, il levriero del campo

di Silvia Sanmory |

Mucho caracter, mucho sentimiento”.

(cit.)

 

Un mio conoscente mi ha affettuosamente detto che sono una tifosa bambina. O meglio che il mio tifo è bambino. Ed è vero, non potrebbe essere altrimenti considerato il mio percorso calcistico.

Sono ancora nella fase in cui ci si affeziona troppo al singolo calciatore, per ragioni sfuggenti. Il rischio, ad esempio, è esultare per un’azione di Higuain, identificandolo ancora come uno dei nostri…

Il passo seguente è invece appassionarsi alla Juventus come un organismo vivente a sé stante, entità sussistente nella quale i calciatori sono ordinati alla Vecchia Signora e non viceversa. Perfetto.

Ma ci sono sempre le eccezioni che fanno traballare tutto il mio auto-convincimento.

Una di queste si chiama Joao Cancelo per il quale in un futuro lontano immagino di ripetere quanto già accaduto con Gonzalo, forse quando indosserà di nuovo la maglia del Benfica, il club che lo ha lanciato e che spesso nomina con un misto di ammirazione e di saudade.

Cancelo per noi juventini sarà sempre in qualche modo legato a Cristiano, soprattutto dopo le ulteriori rivelazioni di Paratici: stesso mercato, stessa nazionalità e stesso potente procuratore, Jorge Mendes. Non il fisico da androide visto che è più esile e slanciato,  ma riesce a contrastare e a resistere alle cariche in campo; ha occhi che si lucidano facilmente, quando nomina la mamma scomparsa in un incidente al quale lui è invece miracolosamente scampato; o quando con l’allure del cucciolo smarrito ha fatto il giro del campo nell’estate del 2017 dopo l’ultima partita giocata nel Valencia: la maglia numero 7 (scelta in onore del giorno di nascita della mamma) stretta tra le mani a nascondere le lacrime. 

 

In quell’occasione l’allenatore Marcelino ha condensato in quattro parole la perfetta descrizione del suo terzino: “Mucho caracter, mucho sentimiento”.

Carattere e sensibilità dimostrati sin da ragazzino tra le fila del Benfica; l’entourage lo ricorda come un bambino irriverente ma buono, dotato soprattutto di una fortissima capacità di integrazione, forza d’animo e un’allegria contagiosa e trascinante.

Trascinante è il termine giusto per questo terzino anomalo per la Juve -abituata ad avere nel ruolo calciatori più fisici che tecnici- proprio a casa “sua” a Valencia nell’esordio Champions con la Juve.

Match in salita col rosso a Cristiano che ha consacrato il “20” come uomo partita e uno dei migliori terzini al mondo, proprio lui, quel ragazzino che poco più di un anno prima aveva commosso tutto il Mestalla, con un addio da cuori forti e ora lo soggiogava con un’altra maglia.

Chiunque fin dalle prime gare in bianconero ha colto il talento e la tecnica straordinaria di Cancelo, che partendo basso in fascia ha la verticalità nelle sue corde e la porta nel suo mirino: si destreggia con la finalità di costruire e arrembare, procurare palle gol, sfornare assist, come quello delicatissimo per la prima rete di Bentancur ad Udine: la meglio gioventù bianconera connessa in un’azione raffinatissima.

Benta-Cancelo-BentaLa meglio gioventù! 😍#UdineseJuve

Gepostet von Juventibus.com am Samstag, 6. Oktober 2018

 

Inarrestabile come un treno lanciato. Inafferabile come acqua che ti scivola tra le dita.

Il dinamismo e l’elettricità di una pallina impazzita di un flipper e l’eleganza ed il controllo dei movimenti e della palla di un danzatore: cross, dribbling, sgroppate, diagonali, lo segui in un ruolo e lo riscopri in un lampo in un altro, terzino, ala, mezz’ala, esterno alto, tuttocampista di fascia.

Nel duello con l’avversario è elegante come un levriero pronto a scattare, roba da perdere la testa.
Infatti la mia già vacilla. Peccato, ho pensato di nuovo, il quasi gol sfumato sul finale di partita.

In tutta la prima parte della stagione l’estro e le doti di Joao sono state sempre decisive, uno dei migliori in Europa per dribbling riusciti, gli assist per gol vincenti come quello di Mandzukic contro l’Inter o il destro violento respinto da Donnarumma sui piedi dell’implacabile connazionale con il 7. Due tra i tanti gol grazie a Cancelo, che poi a Roma con la Lazio, al ritorno dopo l’infortunio si mette in proprio e ribalta la peggior gara Juve con un gol al primo tocco e un rigore procurato.

Da “regista” prestato alla fascia ad arma letale. Eroe e trascinatore di inizio stagione con alcune macchie tra Bergamo e la gara col Parma. Uno degli eroi di un anno ancora tutto da scrivere, lui e i suoi scarpini con inciso “Mommy bless me”.

Emozione pura.