Jeep, Conte e il Var troppo lungo: una nuova settimana di deliri

di Massimo Zampini |

Non siamo ai livelli dell’impazzimento collettivo post Bologna, ma anche questa settimana non ci ha deluso. Se in campo la Juve produce tanto, ma a volte pare un po’ leziosa e perde punti preziosi – ma erano preziosi pure quelli persi dalle inseguitrici, Atalanta a parte -, il meglio arriva anche stavolta da fuori.

Così, se in settimana finalmente Jeep porta l’entità della sponsorizzazione (quasi) al livello che ci compete, ecco lo show dei soliti noti che per un pugno di like provano a sostenere che sia un favore fatto indebitamente per motivi familiari: essendo la Jeep un marchio della casa, dunque, la Juve dovrebbe guadagnare dagli sponsor circa un terzo di quanto invece le spetterebbe seguendo le logiche del mercato. Una tesi interessante, che scavalca persino i rigidi principi del fair play: se lo sponsor è collegato, non solo non deve darti più del dovuto, ma non può concederti più di un terzo del tuo valore. In questi anni, con questi segugi che ci circondano, non riusciamo più a nascondere niente: il Sole24Ore ha perfino rivelato che Andrea Agnelli e John Elkann sono cugini, divelando così la nostra trama che sarebbe dovuta rimanere nascosta.

Per il resto, quando si torna il campo, basterebbe che qualcuno ci chiedesse dei consigli, noi saremmo felici di accontentarli: per esempio, se sei il vicedirettore di Raisport e hai una vaga simpatia per una squadra che non ama la Juve, suggerisco di allontanare lo smartphone e il pc durante le sue partite. Così ti risparmi di scrivere in diretta che un rigore (che c’è, ma non è questo il punto) è un’invenzione dell’arbitro. Lo dico perché poi gli appelli a svelenire il clima, a parlare di calcio nel modo giusto, a non abbassarsi al livello di alcuni utenti dei social, poi correrebbero il rischio di risultare un po’ meno credibili. Basterebbe aspettare la fine, e poi ancora un’oretta, così ti risparmi anche di dover fare il tweet compensatore sul rigore (quello sì, più dubbio) dato agli avversari. Insomma, invece di due tweet moviolari a 5 minuti di distanza, un bel tweet unico, possibilmente sulla partita e non sull’arbitro, mezz’oretta dopo la fine, quando la rabbia per il rigore concesso a chi non ami è perlomeno attenuata.

Consiglio anche per gli avvelenatori social, tra cui impazza la nuova moda di tagliare i video per far sembrare Dybala un simulatore. Idea brillante, suggerisco di continuare, perché a quanto vedo qualche centinaia di boccaloni, in questi anni bui, lo si racimola sempre.

Poi gioca l’Inter e io, sinceramente, non amo le rimostranze di tanti miei cotifosi per quella stramba linea del fuorigioco che ha portato il Var a convalidare il gol di Lukaku. Se si tratta del sempre valido “immaginate cosa sarebbe successo se avessero dato a noi un gol così”, va benissimo: la tesi non è oggetto di discussione e può sempre essere correttamente riproposta. Se si pensa invece a strani complotti in sala Var, non siamo poi così diversi dai paranoici che deridiamo da tempo.ù

Qualcuno che supera sempre la nostra immaginazione, tuttavia, lo troviamo sempre: è Conte che riesce ad affermare che quella sosta prolungata – che ha permesso alla sua squadra di pareggiare una partita ormai complicatissima – ha danneggiato l’Inter. Va favorito chi attacca, dunque, senza troppe soste: meglio un gol annullato, per lui, tanto ne avrebbe fatti tre o quattro dopo (come peraltro si è visto). Per carità, Conte ha sempre avuto una certa predisposizione al lamento, ma l’aria di quelle parti deve avere davvero poteri straordinari.

Tocca al Napoli, e può mancare qualche lamento pure là? Così lo stesso vicedirettore, per un rigore prima dato e poi “revocato” agli azzurri, reclama chiarezza sui falli di mano. Peccato, per chi vuole produrre veleni settimanalmente, che poi parli Ancelotti – che del Napoli è l’allenatore e non solo un tifoso come il diretur – e dica che il rigore non c’è, punto e basta.

Niente veleni, allora, sarà per la prossima partita. Anche se poi la Juve annuncia un accordo con la Coca Cola, e allora chissà che a breve non sbuchi qualche incompatibilità familiare o boicottaggio pure lì. O che ci si ricordi improvvisamente che la Pepsi è molto più buona, per fare vivere alla Coca lo stesso percorso di Ronaldo, invecchiato inesorabilmente in pochi giorni la scorsa estate, o de Ligt, giovane ma già sulla strada del declino in un mesetto.

A meno che, per risponder con una mossa diabolica, le rivali non annuncino un accordo esclusivo solo per la Coca Zero, che meglio si sposerebbe con i trofei vinti complessivamente in questi anni. Meravigliosi, direbbe qualcuno, e ormai sarebbe perfino riduttivo.