ITALIA-BELGIO 2-0: perché è la vittoria dell'organizzazione e delle idee di Conte

di Davide Terruzzi |

C’è un unico commento possibile dopo l’esordio dell’Italia: meno male che Wilmots ci aveva studiato, altrimenti se fosse arrivato impreparato alla prima sarebbe stata una passeggiata per noi. Le partite del girone rappresentano la realizzazione di analisi, pensieri, paure, sogni, studi realizzati nel corso dei mesi che separano il sorteggio dalle gare stesse: ogni avversario è conosciuto, gli allenatori dovrebbero conoscere le caratteristiche della squadra che si trovano di fronte. Si dice che nel ritiro azzurro gli schermi continuassero a mandare le immagini del Belgio, un po’ come quando Rocky fissa sullo specchio la fotografia di Ivan Drago: l’Italia conosceva perfettamente il proprio “nemico”, ma soprattutto conosceva se stessa.

Pronti, partenza, via. Chiaro quello che sarà il gioco dell’Italia e il piano partita senza palla.

Nessuna sorpresa nelle formazioni iniziali: il 352 di Conte contro il 4231 di Wilmots. Il commissario tecnico è un animale da campo – e da panchina – che riesce a dare una precisa identità alle squadre che allena grazie a principi di gioco chiari e movimenti pre-ordinati precisi, netti, ripetuti in lunghe esercitazioni tattiche.

Il Belgio è stato in difficoltà nel contrastare il gioco dell’Italia.

Descrivere il gioco dell’Italia è semplice per chi segue Conte da tempo: possesso lento nelle retrovie per chiamare il pressing avversario, improvvise verticalizzazioni grazie ai lanci dei difensori/regista o alle giocate degli esterni per le punte; gli attaccanti si muovono su linee sfalsate con giocate sul breve per aprire il gioco sull’altra fascia o premiare l’inserimento dei centrocampisti interni. I tentativi di pressing del Belgio venivano così superati con le giocate in diagonale o in profondità da parte dei difensori cui seguono immediati tentativi di filtranti; l’Italia riesce così facilmente ad arrivare nella trequarti avversaria dove viene frenata dagli errori tecnici dei propri giocatori. Il Belgio ha contrastato malamente l’avvio della manovra da parte degli azzurri: Fellaini è a uomo sul vertice alto del rombo, Lukaku non scherma le linee di passaggio da Bonucci ed è timido sul vero regista; i trequartisti escono sugli altri due componenti il rombo. Conte apre gli interni di centrocampo e tiene aperti gli esterni: si creano così le possibilità per servire direttamente le punte, perché i due mediani belgi seguono i movimenti di Giaccherini e Parolo; i terzini, invece, non sanno se restare stretti, aprirsi sugli esterni; la linea difensiva, infine, resta eccessivamente alta senza un’adeguata pressione.

Alcune azioni dell’Italia: rompere il pressing con giocate in diagonali o profondità, innesco per le punte e sviluppo manovra.

In fase difensiva il piano gara è semplice: protezione del centro del campo, mezzali che si posizionano sui corridoi tra fascia e centro del campo per negare passaggi in verticale, controllo dello spazio legato al movimento del pallone. Il 532 di Conte nel primo tempo viene messo in difficoltà quando la squadra si abbassa troppo e non riesce ad accorciare sulle seconde palle; la profondità viene invece immensamente controllata dalla BBC con un Bonucci puntuale nelle chiusure.

Scatta la trappola pressing dell’Italia: la giocata viene forzata sull’esterno, il difensore è aggressivo sull’uomo e il mediano controlla lo spazio; recuperata la palla, si rinuncia al contropiede per sviluppare la propria manovra.

Provvidenziale Giaccherini. De Rossi è fuori posizione, Darmian nella posizione d’interno è troppo aperto:  c’è spazio per la triangolazione con la punta e la successiva verticalizzazione per il taglio dell’esterno.

Le difficoltà italiane nascono dalla tecnica e lucidità degli interpreti. Il gioco è meccanizzato, ma la qualità delle giocate dipende sempre dall’esecuzione e dalla sincronia dei movimenti stessi: il numero elevato di errori tecnici (passaggi sbagliati, controlli mal effettuati) non solo non consentono all’Italia di rendersi maggiormente pericolosa, ma soprattutto causano difficoltà nelle transizioni; il gioco di Conte è infatti efficace ma difficile e complicato e richiede una buona pulizia per sistemare le proprie pedine sulla scacchiera prendendo campo e schiacciando gli avversari nella propria metà campo, ma quando gli errori aumentano si elevano i rischi di subire le ripartenze avversarie. Il trio difensivo dell’Italia è stato però semplicemente magistrale nel leggere e interpretare queste pericolose situazioni.

Tra le varie giocate – che Wilmots avrebbe dovuto conoscere – ci sono le verticalizzazioni per premiare gli inserimenti dei centrocampisti; le punte spesso vengono incontro, lancio dal regista per il movimento a entrare dalle retrovie. Il Belgio, a parte alcuni momenti, non hai marcato o schermato Bonucci e non ha saputo limare uno dei principali aspetti negativi già emersi nella sfida amichevole con la Norvegia: il controllo della profondità rappresenta una criticità chiara cui il ct non è riuscito a trovare una soluzione.

Semplicemente Bonucci. E lo stop di Giaccherini. Tutte le difficoltà del Belgio nel contrastare l’attacco alla profondità con una difesa statica.

Bonucci. Lo stop però questa volta non è eccelso.

La Nazionale belga ha notevolmente deluso, ma i primi segnali di difficoltà crescenti si erano già visti nei match di preparazione all’Europeo. Questa immagine parla da sola: i centrocampisti non aiutano i difensori nell’avvio della manovra, i terzini sono eccessivamente aperti, mancano soluzioni utili a chi ha il pallone tra i piedi.

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Spesso uno dei due esterni bassi si è trovato in possesso della palla senza giocatori vicini: cinque giocatori (Lukaku, i tre trequartisti più Nainggolan) occupavano spazi centrali, i centrocampisti troppo lontani e oscurati dagli italiani, la linea a 4 difensiva aperta eccessivamente permettendo così all’Italia di scivolare orizzontalmente con facilità.

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Se la manovra italiana prevedeva pochi tocchi e uno sviluppo rapido, il Belgio ruminava calcio lentamente: cattive spaziature, pochi movimenti senza palla, pessima organizzazione collettiva con giocatori scollegati. Una squadra in cui solo le iniziative e il talento dei singoli potevano illuminare e creare pericoli con accelerazioni palla al piede e triangolazioni con la punta.

Possesso palla lento e orizzontale. Cross dalla trequarti. All’Italia così non segni.

Così le possibilità di segnare aumentano.

Il Belgio non è riuscito a sfruttare il vistoso calo – atletico e tecnico – dell’Italia negli ultimi trenta minuti: Wilmots ha semplicemente messo in campo il maggior numero di ali a disposizione, sperando che il gol del pari arrivasse grazie a una loro giocata; aveva trovato una buona situazione con Hazard, migliore in campo tra i belgi, alle spalle di De Rossi, ma dopo pochi minuti ha subito spostato il giocatore del Chelsea sulla fascia. L’Italia si è difesa con ordine, mentre il Belgio crossava spesso dalla trequarti non riuscendosi a rendersi pericoloso se non in qualche situazione in cui è riuscito a riempire l’area con molti giocatori. La decisione dell’allenatore di buttare in campo il maggior numero di giocatori offensivi, finendo con un improbabile e improvvisato 3421, ha permesso all’Italia di sfiorare prima e trovare poi il gol del due a zero.

Calma e sangue freddo nell’azione del secondo gol.

Una vittoria che regala entusiasmo all’Italia. Utile ricordare l’ultima avventura al Mondiale, quando dopo la vittoria con l’Inghilterra fioccarono i paragoni con il Barcellona e con una Nazionale che si scopriva diversa dal classico stereotipo; Conte è un allenatore che non consentirà cali mentali e spingerà per vincere il girone superando tutte le rivali. La qualità tecnica resta modesta, ma questa Italia può avere fortuna se sarà fino in fondo una squadra di Conte: organizzata, fortemente disciplinata, aggressiva e con una grande difesa. Rimane una squadra fin troppo riconoscibile e probabilmente incontrerà un allenatore che studierà davvero l’Italia, prenderà gli adeguamenti del caso e riuscirà a mettere in difficoltà la Nazionale. Quello che avrebbe dovuto fare Wilmots, ma probabilmente allenatore non lo è. Per questo Conte dovrebbe pensare anche ad alzare il livello tecnico inserendo giocatori che sono rimasti in panchina contro il Belgio.