L’istinto speciale di João Félix

di Davide Rovati |

João Félix Sequeira ha debuttato fra i professionisti il 18 agosto del 2018, subentrando a Franco Cervi nei minuti finali di una vittoriosa partita contro il Boavista. In quel momento il suo nome era già sui taccuini di quasi tutti gli osservatori, ma nemmeno il più entusiasta fra loro si sarebbe immaginato di vedere il talentino del Benfica sulle prime pagine dei giornali sportivi di tutta Europa già ad aprile del 2019.

L’escalation di João Félix è stata rapidissima e inarrestabile, culminata – per ora – nella tripletta rifilata in Europa League all’Eintracht, peraltro inutile ai fini del passaggio del turno, ma che gli ha permesso di battere il record di Marko Pjaca come giocatore più giovane a marcare una tripletta nella competizione (a 19 anni e 152 giorni).

E dire che il talento di João Félix è stato riconosciuto piuttosto tardi: a 16 anni il Porto lo ha lasciato andare senza troppe remore ai rivali del Benfica, pare poco convinto dalla struttura fisica del ragazzo. Lo stesso calciatore ha rivelato, in una recente intervista al Players’ Tribune, di essere stato a un passo dall’abbandonare il calcio ai tempi del Porto, per via della lontananza dal suo luogo natale (Viseu, lo stesso di Paulo Sousa) e dalla famiglia.

Io non sono un osservatore e non conosco Félix da quando giocava nei pulcini, però ho avuto la fortuna di vederlo tante volte quest’anno, una di queste anche dal vivo allo stadio Da Luz, contro i rivali di sempre dello Sporting Lisbona. Non voglio scrivere una scheda scientifica del calciatore, ma cercherò di raccontare cosa mi ha colpito del suo modo di stare in campo, nel bene e nel male.

Innanzitutto, qual è il ruolo di João Félix? Nell’immancabile gioco dei paragoni, i nomi che saltano fuori più spesso quando si parla di lui sono quelli di Rui Costa e, un po’ a sproposito, Kakà. Due prototipi diversi ma canonici di trequartista centrale. Ed effettivamente è quello il ruolo che Félix ha ricoperto durante la trafila delle giovanili. In prima squadra però è stato provato in due posizioni diverse: trequartista esterno a sinistra in un 433 e seconda punta in un 442, ruolo – quest’ultimo – in cui è esploso anche dal punto di vista realizzativo. Finora 17 gol in stagione, uno ogni 120 minuti.

C’è ancora tanto del trequartista nel suo modo di muoversi, nelle zone in cui ama ricevere il pallone. Ha un grande intuito nello staccarsi dall’avversario al momento giusto e galleggiare fra le linee fino a trovare un corridoio centrale in cui essere servito, col corpo già naturalmente orientato verso la porta. E ha una preziosissima sensibilità da passatore, più rifinitore che cucitore di gioco, più assistman che regista offensivo a tutto tondo.

Quello che gli manca per diventare un grande centrocampista offensivo, una specie ormai in via di estinzione da molti anni, è una caratteristica che difficilmente potrà migliorare nel corso degli anni. João Félix non è esplosivo palla al piede, né sul primo passo né in progressione. Non ha una corsa elegante e i suoi dribbling sono manifestazioni di pura tecnica più che di tecnica e atletismo insieme – infatti ne porta a termine pochi, appena 0.5 ogni 90 minuti, un terzo rispetto a Paulo Dybala, per capirci.

Non è un caso che la stagione di Félix sia svoltata quando, a gennaio, Bruno Lage ha sostituito Rui Vitória sulla panchina del Benfica, imponendo sin da subito un cambio di modulo: dal 433 al 442, con João Félix avvicinato alla porta avversaria, a fare coppia con Haris Seferović.

Il pennellone svizzero ha giocato un ruolo importante per l’esaltazione del suo giovane collega. Il suo lavoro senza sosta di attacco alla profondità ha creato tantissimi spazi per Félix, che ha imparato a muoversi in simbiosi col compagno di reparto. Sin dalla prima partita con Bruno Lage in panchina (un 4-2 in rimonta al Rio Ave) João Félix ha mostrato un’altra dimensione del suo talento.

Ai colpi già noti del suo repertorio, come passaggi filtranti e tiri dalla distanza, non potenti ma secchi, tesi, letali per precisione, João Félix ha aggiunto un istinto da predatore d’area che ha stupito tutti. La sua capacità di attaccare i cross fa venire in mente João Vieira Pinto, terzo violino del calcio portoghese anni ‘90, attaccante basso di statura (a differenza di Félix) che ha realizzato molti dei suoi gol in acrobazia, grazie a tempismo, coraggio e grande tecnica nelle girate. Gli smarcamenti di Félix sono diventati di difficile lettura per i difensori, anche quando si muove in verticale. Miscelando questo intuito con la sua naturale capacità balistica è venuta fuori una seconda punta prolifica e pericolosa su tutto il fronte offensivo.

E poi c’è un altro aspetto del suo modo di stare in campo che colpisce, soprattutto osservandolo allo stadio. João Félix è un giocatore cattivo, smaliziato. Non ha una struttura fisica robusta, ma va a saltare su tutti i duelli aerei, va a contendere tutte le palle sporche, si chiude a riccio a protezione del pallone, forte di un controllo del corpo da fuoriclasse. Togliergli la sfera è complicato, anche perché è davvero bravo ad accentuare i contatti e caricare di falli gli avversari – potrebbe tornare utile a Massimiliano Allegri per far ammonire i diffidati altrui.

A proposito di falli, non tira mai indietro la gamba e ne commette parecchi a sua volta. Foga da esordiente e furbizia da attaccante scafato rendono il suo modo di stare in campo molto empatico, e infatti è già un giocatore che polarizza i tifosi: idolatrato da quelli del Da Luz, non solo per la classe ma anche per l’attitudine; già “beccato” dai rivali, che gli stanno appiccicando addosso la fama di simulatore, anche per via di episodi molto controversi, come quello di un recentissimo Braga-Benfica che rischia di essere decisivo per la lotta al titolo (rigore procurato con il suo Benfica sotto di un gol).

Arrivati a questo punto, la prassi vorrebbe che io tracciassi un quadro delle sue prospettive future. Siamo di fronte a un potenziale fenomeno del calcio mondiale? O è l’ennesimo talento che verrà masticato e consumato nel giro di una stagione o due? Farebbe bene alla Juve? Dove giocherebbe? Vale le cifre di cui si parla?

Non credo che valga la pena di rispondere a molte di queste domande. L’esplosione di João Félix fra i professionisti è storia troppo recente per escludere che si tratti solo di un buon giocatore col vento in poppa e la fiducia alle stelle. Il campione di partite, molte delle quali giocate contro avversari modesti, è ancora troppo ristretto per pronunciarsi. I tifosi del Benfica sperano di poterlo ammirare per un’altra stagione e sono anche convinti che questa sarebbe la strada migliore per lui.

Anziché speculare su come proseguirà la sua carriera, la cosa migliore da fare è godersi il livello su cui si sta esprimendo adesso e prendersi tutto il buono che c’è nel suo gioco. Di ragazzi bravi tecnicamente ce ne sono e ce ne saranno tanti; guardando Félix però si ha la sensazione che capisca il calcio più degli altri e che nel suo istinto ci sia qualcosa di speciale.


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