Istantanee dal derby della Mole

Ripercorriamo con un viaggio immaginario e suggestivo alcuni dei momenti più significativi della stracittadina torinese, vista con gli occhi dei tifosi attraversando le varie epoche della nostra storia.

 

Anche se quelli italiani sono forse meno intensi di altri vissuti in giro per l’Europa al pari di vere e proprie guerre civili, i derby sono le partite indiscutibilmente più affascinanti e intrise di narrativa che il mondo del calcio possa offrire.
All’interno dei nostri confini, quello di Torino probabilmente rappresenta meglio il calcio italiano e non solo perché è stato il primo ad andare in scena, precedendo di qualche anno quello milanese, ma anche perché nei primi decenni della sua genesi è stato teatro di appassionanti lotte scudetto.

E se idealmente raggruppassimo tanti tifosi della Juventus dividendoli con criteri anagrafici, e quindi in base anche all’ampiezza delle loro memorie bianconere, sicuramente scaturirebbe una galleria di ricordi legati al derby della mole di indiscutibile fascino.

Proviamo quindi a immaginare le testimonianze dei tifosi attraverso ricordi e filmati che ci riportano a derby particolari, non necessariamente vinti, ma che hanno però lasciato nel cuore qualcosa di indimenticabile legato a un gol, a una giocata, o a una rivalità.

Diamo la precedenza ad Amedeo, un tifoso ormai prossimo a raggiungere le 90 primavere e che, senza nascondere un velo di commozione, sceglie di raccontarci tra tanti derby vissuti allo stadio, quello di un pomeriggio di 69 anni fa, 13 febbraio 1949, che ricorda ancora perfettamente, quando la sua Juve perse malamente, un derby poi entrato a suo modo nella storia in quanto ultimo disputato e vinto da 11 giocatori granata che, con altri loro compagni, dirigenti e giornalisti, sarebbero diventati “angeli”sulla collina di Superga, 3 mesi dopo: impossibile dimenticare i fendenti di Loik che stesero Madama quel giorno.

Con fierezza però sopraggiunge Gaetano,  un distinto signore che ha vissuto la sua gioventù negli anni in cui il bel paese si risollevava dalle bastonate della grande guerra, e con la felicità ancora viva di chi ha esultato decine di volte ammirando le prodezze di quello che fu poi ribattezzato “Trio magico“, Boniperti/Sivori/Charles, ricorda quel derby vinto il 19 Marzo 1961 in maniera doppiamente anomala, sia per lo striminzito successo di misura, in anni in cui il quantitativo totale minimo di gol nel derby era solitamente oscillante tra i 4 e i 5, sia perché a deciderlo fu “El Cabezon” Sivori proprio con la parte del corpo che gli valse questo buffo nomignolo, la testa, strumento meno usato dall’asso argentino per deliziare i palati juventini a favore di quel poetico sinistro dalla dote ancora oggi misteriosa.

E’ tempo di ascoltare il racconto di un uomo di mezza età, Andrea, i cui occhi tradiscono la convinzione di avere l’aneddoto più bello di tutti quelli raccolti in questa simpatica riunione “di famiglia”: eh sì, perché il “suo” derby non dà la vittoria a nessuna delle due contendenti ma con il suo equilibrio, anche nella rapidissima successione dei due gol che decretano il punteggio finale di 1-1, incarna perfettamente la lotta che contraddistinse tutto il campionato 1976-77 quando a spuntarla fu ancora la Juventus, proprio sui cugini granata, ma di una sola lunghezza e alla straordinaria quota di 51 punti su 60 disponibili, record tuttora imbattuto nei tornei a 16 squadre.

Il botta e risposta tra due giganti come il “Barone” Causio e Paolino Pulici, così come le immagini di repertorio, profumano in maniera ancora intatta di epica.

 

Non posso perdere l’occasione di dare il mio contributo a questo racconto, e l’incombere degli anni 80 nello sviluppo cronologico che ha assunto la narrazione, mi impone di prendere il palcoscenico e ricordare il “mio” derby che, allo stesso tempo, è anche la prima vera partita che ricordo perfettamente di quella che sarebbe diventata la compagna fedele della mia vita di tifoso.

Il pomeriggio del 26 Febbraio 1984 è quello in cui mi innamorerò contemporaneamente del calcio, della Juventus e di quel francese che gioca con la maglia fuori dai pantaloncini ed è solito festeggiare le sue prodezze correndo con il pugno destro alzato al cielo: il vantaggio del torinista Selvaggi viene ribaltato da “Roi Michel” prima di testa, proprio come Sivori 23 anni prima e nella stessa porta, e poi con la specialità della casa, il calcio di punizione dal limite dell’area, con mini rincorsa preceduta dalle mani ai fianchi, palla all’incrocio e portiere avversario sistematicamente inchiodato sulla linea di porta…una roba che solo a scriverla, mette ancora i brividi.

Il tempo passa ed è tempo di ascoltare le testimonianze via via più “giovani”, così tocca a Erika, una bella tifosa bianconera, ricordare la sera del 3 Dicembre 1995 in cui il protagonista assoluto è Gianluca Vialli, simbolo di quella stagione in cui tutto l’ambiente bianconero, festeggiato a dovere il tricolore tornato pochi mesi prima sotto la mole dopo 9 lunghi anni, è proiettato anima e corpo sulla ex Coppa dei campioni, novella Champions League, che pure manca da un decennio.

Il Torino, in verità, non è lo squadrone protagonista dei derby che abbiamo ricordato finora ma anzi, lotta nella palude della bassa classifica, e per “StradiVialli” è quasi un gioco da ragazzi realizzare una tripletta nel giro di 40 minuti, indirizzando il match verso il roboante 5-0 finale.

Il nuovo secolo invece si apre subito con il botto come ci raccontano Alessio e Riccardo, due ragazzini diventati ormai uomini, che la sera del 24 Febbraio 2002 videro insieme il derby che anche in questo caso contrappose la Juve, in rincorsa sull’Inter capolista, al Torino in grave difficoltà di classifica.

Quella non è stata l’unica occasione in cui il pronostico della vigilia è stato sovvertito, e così la Juve si trova ad assediare l’area granata nei minuti finali per provare a portare a casa almeno un punto e quando siamo realmente all’ultimo giro di preghiere, Thuram manda in area la palla della disperazione su cui si avventa un giovanotto di belle speranze senza sapere che quello che si sta compiendo, è un momento che resterà nella storia: Enzo Maresca incorna (in tutti sensi) perfettamente una palla che trafigge Bucci ed esulta in maniera sfrenata mimando il gesto delle corna tanto caro al centravanti granata dell’epoca, Ferrante, che amava festeggiare in quel modo i gol, come del resto aveva fatto anche durante quella stessa partita.

Il racconto è stato emozionante e coinvolgente, in poco tempo abbiamo riavvolto un nastro lungo oltre 70 anni e siamo arrivati ai giorni nostri, in un’epoca in cui, nei derby, la Juventus ha preso l’abitudine di far “soffrire” i suoi tifosi fino alla fine, proprio come dice il motto bianconero, e così i gol di Pirlo, Cuadrado e Higuain sono là, pronti ad essere raccontati tra un po’ di tempo dai ragazzini di oggi che saranno i tifosi di domani. Il derby della mole non è mai stato banale, il derby della mole è un vero e proprio romanzo calcistico.

Nb. Magari chi legge avrà già notato, o forse no: ad ogni modo, i nomi con cui ho battezzato gli immaginari protagonisti del mio racconto nel tempo non sono casuali, ma sono quelli di alcuni juventini che ci hanno lasciato lungo il percorso, per motivi diversi, con storie diverse, ma tutti accomunati da due colori, il bianco e il nero. Allo stesso modo è voluta la citazione di un derby in particolare, l’ultimo giocato dal Grande Torino.

Nel mio piccolo dedico questi ricordi alle 31 vittime di Superga, ad Amedeo Spolaore (e tutti gli altri nostri 38 angeli), Gaetano Scirea, Andrea Fortunato, Erika PiolettiAlessio Ferramosca e Riccardo Neri, con la speranza probabilmente ancora utopica che il derby di domenica possa essere il primo in cui la loro memoria venga onorata, in campo e sugli spalti.

Nevio Capella