Io sono un uomo

di Vincenzo Ricchiuti |

Il ragazzo ha vent’anni. Forse di più ma che importa. E’ padrone del suo destino ancora. Pieno di orgoglio, classe, sdegno. Bacia la terra dove cammina come calcia un pallone o viceversa. Non fa differenza. Davanti a lui i campionati del mondo in una terra lontana e vicina con morti dappertutto e minuti da vivo tutti da vivere ancora e da rendere per sempre. Davanti a lui c’è il monumento, il calciatore vecchio e in gamba della generazione di suo padre. Il gentiluomo sempreverde cane rabbioso nel difendere il suo posto al mondo e conquistatore di cuori, cane e angelo per sempre come fosse il suo destino. Al monumento hanno rotto le costole, è diventato un ostacolo di meno, un ex da ieri e ieri l’altro. Il ragazzo è stato convocato. Non ha vergogna. lui morto, pensa solo che sarà uomo.
L’uomo fa il dirigente. Pensa solo che non sarà mai più padrone di niente. Sta lì in auto tra la ruota di scorta e il ripostiglio. Quello che deve fare gli diranno come deve farlo. Non è più l’ultimo non è più il primo, è solo quel suo vecchio silenzio che non ha più obblighi di finire. La terra ormai non la sfiora più, manco si salutano. Qualcun altro la tiene ferma, col sudore e quel che gli altri avevano da offrire. Lui no, aveva classe e fronte pulita da quanto la portava alta al cospetto di cielo e milioni di milioni di coglioni. Ora la testa non la solleva e non si accorge di quella sera come di tutte le sere. Quando tutto succede è tutto già successo. Il fuoco vivo, lui morto.
il difensore del 2016 fa tutto in numeri. 3, 5, 2. 4,4,2. Il più grande di questi numeri è stato scoperto, intervistato e tradotto in campo. Nulla sfugge al movimento previsto, alla spiega dei cambi che non cambiano. Tutto codificato, quadrato, calcolato. Avanti indietro. Indietro avanti. E lui e lui e quell’altro ancora che avanzano solo per tornare indietro, che tornano solo per tornare a tempo, partite come sinfonie e battaglie d’algebra e la paura prevista alla pagina numero. Il difensore si trova in area. Ha sbagliato tutto, sta per segnare. Lui vivo, il manuale morto. Fa tacco. In area. Nella finale dei mondiali. Prima di lui, solo Gaetano Scirea. Lo spiegano in tv: è arrivato secondo.