Io Lichtsteiner lo saluto così

Ciao Stephan. Sei andato via con semplicità ed alla fine forse di un paio d’anni in cui l’annunciavi. Ti sei già accasato all’Arsenal e siamo tutti contenti. E di sicuro lo saranno anche a Roma, sponda Lazio, perché le partite contro i biancazzurri, quando c’eri tu in campo diciamo che si potevano sviluppare a nostro favore senza troppi problemi. Lichtsteiner, permettilo, è però molto di più e certamente non si può che partire da quel goal che inaugurò davvero lo Stadium contro il Parma di Giovinco, nell’annata 2011-2012, la prima di Antonio Conte come mister.
In precedenza, sul lato destro della difesa, si erano alternati Sorensen e Grygera e nessuno forse ne ha nostalgia adesso. Di te, invece, ne sentiremo. Perché hai avuto la semplicità del tocco e la corsa infinita sulla fascia. Mai stanco, con quella faccia da ‘crucco’, occhio semplice e battuta secca. Hai sbagliato poche partite e molti cross. Hai avuto la colpa, come tutti quelli che erano in campo, di perdere un paio di finali importanti per noi che vi tifiamo. Ma non importa. Sei nel mito. Hai vinto sette scudetti. Giù il cappello.
Non si è capito se ti sei lasciato bene o male. I saluti, gli auguri, i baci e le sciocchezze da social network fan pensare che insomma i rapporti, in una squadra di calcio, alla fine sono contraddistinti sempre da quel che accade in campo. Perché a volte si riesce a recuperare ed altre si deve solo sperare nella dea fortuna. Tu Stephan ne hai avuta, certamente. Ma tutti quelli che verranno dopo dovranno dimostrare, pancia a terra, se riescono ad avere polmoni e gambe per arrivare dove sei stato. Il premio più bello sono forse quei minuti giocati in minoranza. La squadra, quella vera, ha riconosciuto e chiesto che ti venisse offerta una standing ovation. E’ stato bello. Ad un ragazzo italiano che da terzino destro in maglia juventina ha provato ad imporsi, Alessandro Birindelli, un allenatore non lo concesse. Eppure il campionato aveva detto tutto e tutti aspettavano solo quello in quel giorno lontano. Tristezze di una società che non c’è più. E meno male.