Io e la Fiorentina, da quel 3-3 al ghigno di papà

di Antonello Angelini |

La partita con la Fiorentina per me ha sempre avuto un significato particolare, non certo per la rivalità. Quale rivalità volete che ci sia, per di più per uno che vive a Roma, con una squadra che da quando siamo nati non ha vinto praticamente mai? Nessuna. Come con il Toro, ok la rivalità cittadina ma niente più.

E allora perché ha un significato particolare? Semplice, Firenze è la trasferta che ho fatto più spesso da quando ero adolescente. Anzi, faccio una confessione: la Viola mi era simpatica perché, al pari della Samp, mi incuriosiva la sua maglia; lo ammetto, la sceglievo spesso a Subbuteo. Pensate quanto sentissi la rivalità!

Le trasferte, dicevo. Il mio primo Fiorentina-Juventus fu un bellissimo 3-3. Erano gli inizi degli anni 80 e al termine di una partita rocambolesca Contratto deviò nella sua porta il pallone del definitivo 3-3. Grande gioia. Poi ricordo uno 0-1 gol di Brio di testa, sempre in curva Ferrovia. Ma non ho vissuto solo vittorie: ricordo un 2-0 per la Fiorentina con Passarella e Berti visto in Maratona in mezzo a tutti viola, un’altra volta 1-1 gol viola di Rebonato.

Bellissime trasferte, piene di tensione, rischio di qualche rissa. Ma eravamo giovani e incoscienti. E poi, alla fine degli anni ’80, il mio primo incontro con gli ultras fu proprio a Firenze.

E lì ho conosciuto piano piano Luca, Natan, Franchino di Melzo, Luigi di Genova, Alberto amichevolmente detto Psyco, Ermanno di Livorno e tanti altri.

Un gruppo eterogeneo, ma diventarono poi gli amici di tante trasferte, i compari di tante risate. Tutto nacque contro la Fiorentina e furono anni divertentissimi. Trasferte in Europa, e poi se ci sono dei fumogeni nascondere, ecco trovato il nascondiglio: nelle mutande del sottoscritto, che pare avesse la faccia da bravo ragazzo universitario.

Quella doppia finale di Uefa, per noi che eravamo passati da Platini a Magrin fu una bellissima rivincita dopo anni di amarezze. Ricordo che a Torino uno sbandieratore andò sotto il settore ospiti a farli rosicare. Per 3-4 minuti gli hanno tirato di tutto : accendini, bottigliette, monete e tutto ciò che fosse possibile.

Quello usava il bandierone come scudo e intanto ci faceva godere.

E il ritorno ad Avellino, campo neutro causa squalifica del campo viola: 0 a 0, Coppa a noi e tutti a casa.

Il ritorno a Roma in bus fu pieno di tensione, in ogni autogrill era un pullulare di bus viola, non proprio vogliosi di farci i complimenti per il titolo appena conquistato.

In tempi più recenti, una delle mie prime partite in tribuna stampa, forse proprio la prima fu quando la Fiorentina vinse dopo un secolo a Torino.

Molinaro fa rimbalzare una palla di troppo e Osvaldo infila (si farà perdonare anni dopo, qui a Roma). Dietro a me, due tifosi–giornalisti viola impazziti, non parlavano ma gemevano strani versi, come se gli stesse per prendere un colpo apoplettico. Fortunatamente per la loro salute, non capita troppo spesso, e di solito possono toranre a casa con l’ugola non intaccata.

E poi, i ricordi vanno e vengono, quella volta a Pisa, mettendo in mostra gli striscioni viola rubati l’ anno prima, ora esposti dagli ultras della Juve.

Infine, stavolta non allo stadio, ancora nel 81-82 , l’anno di Catanzaro – Juve, rigore di Brady e ultima sua partita. Fiorentina un punto sotto la Juve, scontro diretto a Firenze. Tensione assoluta. Sono in auto con papà, viaggiamo sulla autostrada del sole con la Alfetta.

Juve con barricata Trapattoniana per lo 0-0 . In Radio (per chi non le ha mai vissute negli anni 80 ) le partite venivano vissute anche sull’onda del tifo in sottofondo. Se la Juve giocava a Torino e interrompevano dal comunale con boato , ovviamente la Juve aveva segnato, altrimenti il silenzio era un gran brutto segno. E anche durante le azioni si sentivano i commenti di quelli vicino.

Siamo in auto, radio accesa: Ameri linea a Firenze per il match clou. Ciotti (o magari era l’opposto, non importa): palla ad Antognoni, Antognoni , dribbling su Cabrini, scarta anche Brio, Antognoniiiiiii Antognoniiiiiiiiiii , tensione massima, mio padre mani sudate sul volante, io che smaltivo di brutto.

Si sente uno (evidentemente non lontano da Ciotti) che urla: “ma VAFFANCULO “ e prima che Ciotti riesca a dire “ tiro alle stelle” , io e mio padre riprendiamo una posizione rilassata, la smorfia è sparita e un ghigno beffardo si stampa sulle labbra di mio padre. Tante volte allo stadio, eppure il ricordo più bello, forse, è proprio quel ghigno di mio padre, ascoltando la radio.