Intervista esclusiva a Massimiliano Allegri. È “Tutto vero”

di Francesco Savio |

 Da Brescia

In generale io credo sia importante non prendere decisioni affrettate. Nella vita, nel lavoro, in amore. No, in amore è sublime prendere decisioni affrettate. Ma devo ammettere che ieri, visto che in questo particolare momento storico viviamo nella stessa città, durante una delle mie consuete passeggiate per rilassarmi, godere del bello circostante o trovare idee, ho suonato il campanello dell’abitazione di Massimiliano Allegri. Ha risposto Ambra:

– Chi è?

– Sono io.

Non c’è stato bisogno di aggiungere altro. Massimiliano, con la sua livornese signorilità, ha raggiunto il citofono solo per dire:

– Ok, scendo.

Così ci siamo messi a camminare, ed è nata questa piccola intervista:

– Allora Massimiliano, come va?

– Sono pronto.

– Sì ok, non arriviamo subito al dunque. Volevo piuttosto ragionare con te. Cosa ci aspettavamo da Maurizio Sarri? Vittorie, bel gioco, dominio delle partite in Italia e in Europa. È andata così? In alcune partite sì, è questo il paradosso, in Italia e in Europa. Poi però qualcosa si è inceppato, direi in modo imbarazzante a Napoli e a Verona. Ma soprattutto, questa la cosa che mi preoccupa di più, la Juventus non ha un’identità di gioco riconoscibile. Dimenticando per un secondo la classifica, io potrei dirti come gioca l’Inter, come gioca la Lazio. Ma non capisco come giochi la Juve. Perché?

– È molto semplice, perché allenare la Juventus non è facile.

– Quindi?

– Quindi io sono pronto. 5 scudetti, 4 coppe Italia, 2 Supercoppe italiane, 2 finali di Champions League.

– D’accordo Max. Ma ragioniamo. Io non le dimentico certe partite dello scorso anno, quelle volte in cui mi sono addormentato sul divano, come di fronte a un dozzinale sceneggiato trasmesso sul carrozzone Rai. Ma ricordo pure le tue interviste: quasi sempre lucide, ironiche, capaci di dare l’impressione di un leader che ha il controllo del gruppo,vdi un tecnico che sa come affrontare le situazioni più complesse e disperate magari con un colpo di genio tattico. Dall’inizio della stagione invece, Maurizio Sarri sembra spento a livello dialettico, disinnescato, e soprattutto non riesce a fare da traino al popolo juventino, pur sapendo che i prevenuti e i sempre critici non mancheranno mai. Rispetto al Napoli o al Chelsea, mi pare che stia vivendo l’avventura alla Juventus come un premio alla carriera. E questo non va. Senza contare che, a parte l’indescrivibile Ronaldo, Dybala e Higuain hanno fatto 5 gol a testa in più di venti partite, come dei Lapadula qualsiasi, pur giocando nella Juve.

– Ah, allora non era colpa mia che facevo giocare Dybala a centrocampo.

– Per favore, Max.

Poi mi è venuto freddo. Massimiliano si è tolto il cappotto e l’ha scagliato a terra, ma solo per raccoglierlo e donarlo alle mie spalle di povero scrittore senza adatti indumenti invernali. Ci siamo girati in un fazzoletto e abbiamo ripercorso la strada al contrario fino a giungere alla Torre Fuksas. Ambra era lì ad aspettarci nell’attico, felice a Brescia, con un tè caldo e dei biscotti profumati. Nel suo studio da professore di calcio, dopo il momento inglese, Massimiliano mi ha fatto spiare dei quaderni pieni di appunti relativi alla stagione sportiva 2019-2020. Alle pareti, campeggiavano fogli costellati di formazioni. Mi è bastato, non volevo disturbare ulteriormente. Ho pensato che in fondo il campionato non era ancora finito e il mio era stato solo un momento di debolezza. Appena fuori da casa Allegri, avrei aperto la rubrica dello smartphone alla lettera M: Mamma, Marta, Maurizio.

“Non mollare Maurizio, siamo tutti con te.”

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Così ho abbandonato Ambra e Max nella loro torre preziosa. Mi hanno sorriso, come un arrivederci. Fuori il sole pallido era tramontato e faceva ancora più freddo. Per fortuna non avevo restituito il cappotto.


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