Inter, la fabbrica delle post verità

di Massimo Zampini |

Nella post verità la notizia viene percepita e accettata come vera dal pubblico sulla base di emozioni e sensazioni, senza alcuna analisi effettiva sulla sua veridicità o meno dei fatti reali. In una discussione caratterizzata da “post-verità”, i fatti oggettivi, chiaramente accertati, sono meno influenti nel formare l’opinione pubblica rispetto ad appelli a emozioni e convinzioni personali.

(Wikipedia)

Per capire bene cosa voglia dire in concreto quel termine già abusato, vanno benissimo alcuni fulgidi esempi nella politica americana e italiana.
Esiste tuttavia chi non ama la politica e vorrebbe capire meglio in quali casi si possa parlare effettivamente di “post verità”: ebbene, voi tutti, mettetevi comodi perché questo grigio lunedì è il vostro giorno fortunato. Qualche minuto di lettura e sarete padroni del termine, vi sembrerà di averlo sempre conosciuto.

In Italia, nel nostro calcio, abbiamo una squadra che è una fabbrica di post verità.

Ricapitoliamo.

Ieri si è disputata l’ennesima sfida tra due grandi del nostro calcio: la Juventus e l’Inter. Una vince da 5 anni di fila, è prima anche durante l’anno in corso. L’altra in questo periodo non è mai arrivata neanche tra le prime tre. Una è nove punti avanti, con una partita in meno. L’altra è in serie positiva da qualche partita, ma fuori da tutte le coppe, dopo avere perso con gli israeliani dentro e fuori casa e con la Lazio in casa.
Il match viene presentato come un duello alla pari tra due squadre in forma, toste, forti, sostanzialmente alla pari.

No, abbiate pazienza, non è ancora questa la post verità.

Non è la semplice bugia, quella c’è sempre stata. E’ lo slegare completamente la percezione pubblica da quelli che sono gli eventi, in cui l’Inter è una vera e propria fabbrica.

E’ la solita tragicomica intervista a Simoni che avrebbe vinto uno scudetto se gli avessero dato quel rigore. E’ post verità pura, forse l’esempio degli esempi, ma ha stufato e qui vogliamo cose più attuali.

Sono le boutade nerazzurre su calciopoli “noi non parlavamo coi designatori”, “sì ok ci parlavamo ma con toni diversi”, “ok, parlavamo con certi toni, ma solo per difenderci da voi”, quando la telefonata più interessante riguarda un Inter-Cagliari di Coppa Italia in cui la Juve era già stata eliminata, e dunque c’era poco da difendersi da quei cupolari. Non contano i fatti, del resto, no? Ma ne abbiamo parlato spesso, passiamo oltre.

Sono i mormorii di diversi tifosi nerazzurri alla designazione di Rizzoli, l’uomo che effettivamente una volta, in Inter-Juventus, un errore clamoroso lo ha commesso (minuto 2.25), ma nulla che avrebbe dovuto impensierire i nerazzurri: tuttavia la post verità è appunto indifferente a ciò che accade realmente. Se Rizzoli dà un rigore inventato al Milan per ascella di Isla o annulla dopo un minuto di proteste un gol regolare di Pjanic sempre contro il Milan, non importa. Designano Rizzoli? Mormorio di proteste, quello è uno dei loro. Buttiamo là il sospetto, tanto la percezione è questa, e chi andrà mai a controllare i precedenti? Chi si preoccuperà dei fatti, appunto?

Sono le partite di Coppa Italia dell’anno scorso,  relativamente alle quali, non potendo tacere su una serie tragicomica di decisioni pro Inter tra andata e ritorno, alla Gazzetta dello Sport non è rimasto che commentare così: “per una volta, è la Juve a essere danneggiata”. Per una volta, come da percezione collettiva.

E’ delegittimare con lagne arbitrali ogni vittoria altrui salvo poi sommergere con lo slogan di fabbrica “triplete” qualunque sommesso accenno a qualche episodio fortunato nella Champions 2010 (sin dalle sfide con Dinamo Kiev al Chelsea, qui non serve neanche allegare il video). Lì, tutto a un tratto, dopo qualche decennio di smoking bianchi senza trofei, “vincere è l’unica cosa che conta”, proprio come piace a noi (e infatti per noi meritarono: quegli episodi, pur se reiterati, sono semplici casualità che hanno favorito una super squadra che aveva più voglia delle altre).

E’ Mourinho che scatena la panolada con le sue manette, per due espulsioni sacrosante, in anni in cui la panolada – se proprio – avrebbero dovuto farla le diciannove rivali.

Sennò, se preferite, limitatevi a ieri sera.

Chiunque l’abbia vista sa che partita sia stata: inizio della Juve, crescita dell’Inter, poi meglio i bianconeri, nettamente più avanti nel numero delle occasioni, con Handanovic di gran lunga migliore in campo dei nerazzurri.
Inter un po’ nervosa: Rizzoli viene accerchiato da subito alla sacrosanta ammonizione di Candreva, e infatti poi non si beccano più un giallo per una vita (al contrario dei nostri cinque), e finale con Perisic che insulta l’arbitro e Icardi che prova a tirargli una pallonata addosso. Perché? Per un fallo fischiato in attacco sul loro calcio d’angolo. Il nulla, per chiunque abbia visto almeno un paio di partite di calcio.

Bella partita, Inter in crescita, sensazione che con Suning diventerà sempre più pericolosa, ma noi superiori, con tanti sprechi e vittoria meritata.
Questi sono i fatti. E ce ne sarebbero, di cose da dire, su questo match appassionante. Complimenti all’Inter combattiva compresi.

Ecco, state sentendo parlare di questo?

Oppure vi è capitato di finire su Mediaset, in cui arriva un Pioli funereo che parla per 7 minuti di due rigori non dati (in uno addirittura Icardi invoca il calcio d’angolo) che hanno condizionato la partita, con lo juventinissimo Cesari che lo smentisce – seguito da tutti i giornali del giorno dopo, che promuovono il direttore di gara, juventinissmi Corriere, Corsport e Gazzetta inclusi?
Siete rimasti collegati fino a quando gli equidistanti Ferri e Pistocchi hanno suggerito a Cesari di informarsi meglio, dopo una mezz’oretta di discussione sul nulla, su due episodi che in altri campionati non sarebbero stati neanche mostrati, mentre tutto quanto accaduto in campo era stato archiviato in un minuto?

Non avete Mediaset e guardate Sky? Benissimo, vi siete potuti godere Caressa fare i complimenti a Pioli per la lucidità in quanto, in una partita del genere, è riuscito anche a parlare di colpe dei suoi sul gol di Cuadrado. Eroico, non c’è che dire.

O magari vi è capitato di ascoltare qualche chiacchiera in un bar, come quel mio amico romanista che vive a Milano, non ha visto la partita, e mi ha raccontato che oggi bevendo il caffè ha ascoltato la discussione tra un interista che reclamava due rigori e l’amico collega di tifo che lo riprendeva in quanto i penalty negati erano tre e l’altro, spiaciuto per essersene scordato uno, chiosava amaro: “con loro va sempre così”.
Mi chiedeva conferme, il mio amico: “ma davvero hanno negato 3 rigori all’Inter?”. No, direi nessuno, anzi mi era parso di vedere una mano di Medel in area, ma non saprei dove mostrartela perché non l’ho più vista.

I fatti spariti, la bella partita dimenticata, le tante occasioni della Juve, le due traverse, i miracoli di Handandovic solo frutto di qualche sogno.

La questione ormai è quella scelta da loro: è giusto che una partita così venga sporcata dalle polemiche? E giù a dibattere: lo ha toccato? Non lo ha toccato?

Della partita, bella e vibrante, è rimasto solo il resto, in futuro non resterà altro: le polemiche, il rigore, anzi due, anzi tre.

Ed è complesso trovare esempi più chiari di quel rigore, anzi due, anzi tre, di quel “con loro va sempre così”, del surreale “bravo Pioli che è riuscito a restare lucido”, di Moratti che il giorno dopo se la prende con l’arbitro “non benevolo”, di Mourinho che fa le manette dopo quelle due espulsioni o di Rizzoli amico della Juve, per capire una volta per tutte come si sleghino i fatti dalla percezione pubblica degli eventi e da certe fabbriche di post verità ne nascano sempre di nuove, una dopo l’altra, anno dopo anno.
Sconfitta dopo sconfitta.