La stagione più brutta, la squadra più bella

di Alex Campanelli |

inter-juve squadra

Metto le mani avanti come mi piace fare sempre: la partita di ieri, dopo una ventina di minuti incoraggianti, non avremmo dovuto nemmeno pareggiarla. Con un gol e un uomo in più la Juventus ha come suo solito smesso di giocare, ricercando l’episodio o la giocata per far saltare nuovamente il banco, difendendosi contro una squadra che ci ha palleggiato in faccia in 10 contro 11, mostrando il fianco su piazzato come troppo spesso è successo e capitolando su un autogol non fortunoso, ma figlio del non-gioco messo in atto in quel frangente. La cosa più brutta, come sottolineato anche da Jacopo qui, è stato il pallido e dilettantistico tentativo di pressing che altro non ha fatto che lasciare praterie all’Inter, quasi sorpresa nel trovarsi in superiorità numerica dentro la nostra metà campo nonostante l’uomo in meno.

In questo ma anche in altri aspetti, l’ultima Juve di Allegri assomiglia a un bambino dispettoso, un bambino che si piega controvoglia a ordini che gli sembrano insensati, che fa i compiti male, che appena può coglie l’occasione per disubbidire e fare di testa propria. Cuadrado terzino è il più classico degli specchietti per le allodole di un tecnico che non vuole abbandonare il calcio dei furbi, che ha scelto una strada per arrivare in fondo e che, piaccia o no, qualora dovesse arrivare lo Scudetto avrà i suoi meriti. Se succederà, il mister attribuirà sicuramente gran parte di essi ai ragazzi come suo solito, con la differenza che stavolta non dovrà farlo per modestia o piaggeria, dato che dentro di sé Allegri sa che se questa folle, insensata e terrificante stagione è ancora in piedi, il merito è dei campioni che ha in squadra.

La squadra, già, quella squadra di cui mi sto innamorando sempre di più. Al gol di Higuain ieri sera, dopo non so quanto tempo, ho urlato, ho sbarrato gli occhi fin quasi alle lacrime, ho abbracciato chi mi stava intorno e viveva come me la totale irrazionalità di quel momento. Un attimo prima avevamo perso lo Scudetto in casa dell’Inter in 10, un lampo (anzi due) ed eravamo con le lacrime agli occhi davanti all’urlo del Pipita, uno di quelli che venderebbe l’anima al diavolo pur di portarsi a casa questo Scudetto, glielo leggi negli occhi spiritati nell’esultanza di ieri. Non ho esultato così al secondo gol a Wembley col Tottenham e neanche al 3-0 di Matuidi al Bernabeu, non so spiegarne il perché, semplicemente non me lo sentivo; ieri invece sì, ieri guardando la squadra festeggiare a fine partita mi sono sentito orgoglioso di tifare Juventus.

Orgoglioso di Douglas , brasiliano tanto silenzioso e umile quanto capace di spaccare le partite con accelerazioni e giocate che non vedevo da tempo da un 11 bianconero. Orgoglioso di Federico che segna ed esulta a Firenze, che entra a San Siro e guarda in faccia il nulla cosmico sin lì prodotto dalla Juve, e che cerca sempre la palla non banale perché vuole metterci del suo nella rimonta. Orgoglioso di Blaise, che ai piedi montati al contrario sopperisce ottimamente con un cuore gigante, dei polmoni d’acciaio e quella sua innata dote di trovarsi sempre dove c’è bisogno di lui.

Orgoglioso, ovviamente, della fame di chi ne ha vinti sei di fila, di chi piange a fine partita perché la Juventus ha vinto nonostante un suo errore, di chi ancora più di noi tifosi sente il clima di guerra e veleno che si fa sempre più pesante, di chi è orgoglioso di ergersi da solo contro tutti, di chi vuole impedire a tutti i costi a Gigi di lasciare il calcio con un fallimento, di chi ha preso sotto braccio i nuovi arrivati e gli ha fatto capire cosa significa essere Uomini da Juve. Orgoglioso dei senatori come dei giovani, di chi viene messo in discussione senza un vero perché ma poi entra e decide le partite, di chi risponde alle critiche solo e solamente sul campo, di chi mette l’interesse della squadra sempre davanti al proprio, di chi sparisce dai radar per mesi ma al rientro non sbaglia un pallone che sia uno.

Senza Uomini da Juve, una partita come quella di ieri non si vince mai, anche in 11 contro 7. Con questa squadra, con questi uomini, ogni traguardo mi sembra possibile; tra un mese parleremo di chi li ha guidati e di chi li guiderà dall’anno prossimo in poi, ora mettiamoci a fare i tifosi e affidiamoci a loro. Molto tempo abbiamo speso nel parlare di gioco, di allenatori, di schemi, di scelte, di moduli e quant’altro, troppe energie abbiamo profuso nel giudicare ciò che vedevamo e che non ci piaceva, ma a tre partite dalla fine queste cose non contano più niente. Conta sputare sangue per altri 270′, essere più bravi degli altri e non più belli e alzarla in faccia a tutta Italia. Al resto, importantissimo per carità, penseremo poi. La Juventus è adesso.