Inter-Juve, duello anni 90 che sa di triello (anni 90)

di Michael Crisci |

L’Inter a Napoli va a riprendersi i due punti gettati nel recupero di Firenze, ovvero quei punti fatti in una trasferta che di norma è complicata, ma al momento attuale risulta agevole; i nerazzurri non avevano approfittato dei rantoli finali del Montella bis in viola, mentre questa volta non perdono l’occasione di prendere tutta la posta contro il neonato Napoli di Gattuso, che oramai rischia di abdicare al grande calcio.

L’Inter risponde al sonante 4-0 pomeridiano della Juventus che, in 45 minuti, elimina le scorie di Riyad e riparte alla ricerca del prodotto finale che, come ha detto Martusciello durante la sosta, somiglierà spesso a una corsa a ostacoli.

Conte sa tutto della Juve. Ne scorge i gesti, i modi, ne conosce le debolezze, sa manipolarne i sentimenti. Conte anche molto più fortunato di Sarri, essendo già riuscito a vincere i pregiudizi legati al suo passato. Privilegio che, appunto, non è concesso a Sarri, per il quale ogni vittoria rappresenta un momento di calma piatta, di tregua, e ogni passo falso rappresenta l’inizio di un processo (Sad but True). E mentre da una parte si spera che sia proprio il tecnico salentino a dire una cosa fuori posto per motivare ulteriormente e dare una scintilla ai ragazzi di Sarri, ecco che arriva Ronaldo a fare l’opposto: “spero che l’Inter perda“. Non si nasconde il portoghese, non nasconde l’idea che avere l’Inter così appiccicata resta motivo di pressione (magari anche positiva).

E un duello di emozioni, ovviamente per i tifosi dell’Inter, desiderosi di essere i primi a modificare l’attuale monotematico albo d’oro, ma soprattutto per quelli della Juventus, divisi da più paure, come quella per lo stesso Sarri (e quindi per il cambiamento), o come quella (anche se qui si può parlare di terrore quasi latente) di veder interrotto il filotto tricolore proprio dall’odiato ex. Ma questo invece potrebbe anche essere adrenalina, per tornare realmente e emozionarsi per una corsa scudetto, come raramente accaduto in questi anni (forse solo nel 2011/2012 e nel 2017/2018).

Juve e Inter rappresentate dai suoi goleador, con Ronaldo, completamente rivitalizzato dal Pallone d’oro a Messi, ferito nell’orgoglio (e chissà quanto potrà incidere l’arrivo del redivivo Ibra nell’altra sponda di Milano), e Lukaku, amato e odiato persino dai suoi stessi tifosi, accusato di sparire nei momenti decisivi, ma che in realtà è l’architrave del giocattolo nerazzurro, l’uomo forte di Antonio Conte, forse ancora più di Lautaro Martinez. E poco importa se in questa giornata in particolare, per aumentare i loro bottini personali, ci abbiano messo molto del loro le difese di Cagliari e Napoli.

Il belga secondo in classifica marcatori, il portoghese terzo, entrambi a inseguire un ragazzo di Torre Annunziata, leader goleador e simbolo di quello che, oggettivamente, rappresenta il vero, attuale, gigantesco dilemma: ma parliamo realmente di un duello? da Formello nessuno lo ammetterà mai, Inzaghi, Tare, nè tantomeno Lotito, ma le medie e la continuità della Lazio stanno cominciando a diventare una costante. Mai era capitato che le prime due arrivassero alla penultima del girone d’andata con 45 punti, e con la terza dietro a 42 potenziali. Una corsa scudetto che sa incredibilmente di anni 90′.

E mentre quindi ancora non si riesce a capire chi tra Sarri e Conte sia Indio, e chi Mortimer, da lontano si staglia il fischio del Triello, con la prossima giornata che propone 3 confronti ad altissimo livello, con la Juve che va da una Roma ferita dal blitz ferale dei cugini, l’Inter che ospita un’Atalanta oramai senza più limiti e la Lazio che ospita quel che resta del Napoli di Gattuso. Ci sarà da divertirsi. Ci sarà da emozionarsi. Forse ci voleva davvero. Forse, senza forse.


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