Inter-Juve 2-3: non si muore finché non si muore

di Fabio Giambò |

E’ banale, senza dubbio, ma un finale del genere in quel di San Siro non può che portarsi dietro una considerazione (in titolo) del genere: come non è, per assurdo, la cosa più importante, bensì fondamentale è stato vincere in casa dell’Inter. Con mille problemi, immeritatamente, con uno stadio infuocato ed un arbitro in confusione, ma sono tre punti clamorosamente pesanti. La firma non può non essere quella di Gonzalo Higuain, che poco prima aveva fallito un’occasione facile, ma che ha saputo caricarsi la squadra sulle spalle e darle una vittoria che non ottimizzare adesso sarebbe folle. C’è un altro nome, in penombra, che però stasera merita per lo meno un timido applauso: Paulo Dybala. Sta fuori in silenzio, osserva, entra e vede la squadra andare sotto, prova a rendersi utile, ma quando capisce che si può essere importanti anche da comprimari, svolta il match: palletta a Cuadrado nel triangolo del 2-2, pennellata sulla testa del suo n.9 sul 2-3: cos’altro chiedergli in questo momento?

Nessun entusiasmo, attenzione, non ne vale la pena: sino al gol finale il titolo di questo pezzo sarebbe stato game-over, o qualcosa del genere. Vantaggio casuale, regalone di Vecino con quell’intervento pazzesco sull’espulsione, Pjanic che poteva andare sotto la doccia prima della sostituzione, poi blackout totale continuazione del periodo poco lucido di questo gruppo da qualche mese ormai. Però un merito a mister Allegri non glielo si può dare, in mezzo a tutte le inevitabili critiche che lo devono obbligatoriamente accompagnare: mettere Dybala al momento giusto, inserire Bernardeschi per far salire il ritmo, avere il coraggio di togliere Pjanic nel momento clou. Non sono scelte banali.

E’ tutto rose e fiori adesso? E’ tutto finito? Sarebbe stupido pensarlo, sostenerlo, crederlo. La Juve è in riserva, non sono impegni facili quelli che attendono adesso la Vecchia Signora, almeno sulla carta, un aiuto da qualche altra parte in giro per l’Italia, anche insperato, non dispiacerebbe, ma non lo si può perdere adesso. Non lo si deve perdere adesso. Duecentosettanta passi, copriteli prima degli altri: se lo meritano tutti coloro che devono sopportare, fra gli altri, Beppe Bergomi in telecronaca, con annessi e connessi del caso…