Inter ancora fuori dall’Europa: Co Co Come mai…

di Willy Signori |

C’è qualcosa di ripetitivo nella terza uscita consecutiva dell’Inter dalla CL: sempre impegnata in gironi che vanno dal “tranquillamente alla portata” al “complicato ma non impossibile” passando per “abbordabile”. L’internazionale FC stavolta esce di scena col botto, con questo desiderio di stare al passo coi tempi e col galoppante sentimenti anti-europeista, in pieno stile Brexit: fuori dall’Europa e basta, del tutto, senza manco il premio di consolazione della partecipazione in EL.

Ripetizione amara anche nelle modalità di uscita, come nel 2018 così preoccupati del biscotto altrui da non riuscire a fare il proprio dovere cioè vincere, in casa, contro un avversario più debole. Il PSV allora, lo Shakhtar oggi mentre sugli altri campi gli avversari si giocavano lealmente la partita. Un atteggiamento della squadra in piena simbiosi con quello dei propri tifosi, molto spesso (diciamo quasi sempre) più impegnati a guardare in casa d’altri che in quella propria.

Dal tragico “Co co come mai” cantato addirittura da uno come Skriniar che a casa ha più ripostigli che coppe, oppure il simpatico “fino al confine”, o “Game Over” per una finale persa, e altre amenità mandate a memoria come se si potesse vantare un cammino europeo invidiabile. Sfottò da tifosi più che legittimi, ma mai che si guardi al reale problema. Oppure la crociata costante sostenuta anche da tifosi illustri come Bergomi, contro i media, colpevoli di dare contro alla propria squadra anche quando ci siamo tutti ritrovati sbalorditi a leggere di “atto di forza” o “turbo Inter”, parlando di svolta all’indomani di una vittoria contro i resti del Bologna…

E poi c’è lui, il mister Conte, un personaggio che non potrà mai lasciarci indifferenti, per ciò che è stato, per quello che ha rappresentato. Uno che comincia ad assumere giorno dopo giorno sempre più le sembianze del quinto a briscola: non si capisce mai da che parte sta. Conte nel post partita, totalmente suonato come Verdone in Grand Hotel Excelsior, con zero gol all’attivo contro il suo personale gatto nero Shakhtar che ne aveva subiti 10 in 180 minuti dal Borussia. Conte contro la sfortuna, contro gli episodi, contro gli arbitri, contro il VAR (che lo aveva salvato 7 giorni prima), contro i giornalisti colpevoli di fargli domande e non inchini e di chiedergli spiegazioni su come possa una squadra che ha investito soldi grossi arrivare ultima nel girone di Champions. Conte che perde la pazienza contro Capello che gli chiedeva se avesse un piano B, o verso Anna Billò che faceva il suo mestiere. Conte contro tutti, Conte che non vuole critiche, Conte contro Conte.

C’era una volta una tifoseria che raccontava di come fosse facile vincere in Italia con tutto a favore e poi raccogliere magre (magre?) figure in Europa, senza i soliti aiuti. O perdere le finali di CL, come se fosse facile o anche solo scontato perfino arrivarci.

Dopo 3 fallimenti consecutivi (mentre le altre avanzano agli ottavi), conditi dalla sconfitta in una finale (però di Europa League, competizione leggermente inferiore, ma sempre difficile) chissà se qualcuno avrà capito: capito che in Europa è sempre dura, per tutte. Capito che il confine è duro da passare e che a forza di ripeterlo quel “fino al confine” rischia seriamente di diventare il motto della propria squadra.


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