L’insostenibile pesantezza di CR7

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Giuseppe Di Matteo

Juventus-Porto. Studio la sagoma di CR7. E stavolta non penso né a Milan Kundera né a Tomáš. Vorrei Cristiano, ma mi ritrovo tra le mani un cristiano qualsiasi. Spaesato, svogliato, irritante, indisponente. Qualsiasi suo gesto, squisitamente calcistico, è fallace. Controproducente. Non c’è traccia del campione assoluto che fa(ceva) la differenza. In campo resta lo scheletro disfatto di un’anima in pena, che corre a vuoto e impreca contro i suoi compagni di squadra. Un don Chisciotte? Nemmeno quello. La creatura letteraria e gloriosa di Cervantes almeno combatteva, anche se con i mulini a vento. No. Stavolta non sono i suoi compagni a non dargli retta: il colpevole e lui. E lui soltanto. La Juventus non doveva certamente dimostrare in questo ottavo di finale la sua pochezza sul suolo europeo. Da Cardiff in poi ci siamo abituati a un centrocampo sempre più impoverito e a una squadra costretta a rincorrere continuamente il miracolo che la tenesse in vita. Il fatto è che Ronaldo non dà più retta a se stesso. Guardo la sua maglia e non trovo la minima traccia di sudore. E nemmeno quella voglia di vincere che, fino all’anno scorso, aveva permesso a noi juventini di covare qualche speranza di gloria.

CR7 non è più leggero, ma appesantito da un declino che non sembra accettare. Potrebbe essere funzionale, un valore aggiunto. Insiste, imperterrito, nel volere essere (solo) il primo. Affonda nella sua voglia matta di agguantare record e trofei, lucida l’ego smisurato della sua (passata) grandezza, che però si è sgretolata. Contro il Porto non è esistito, anche se un popolo intero acclamava il suo nome a gran voce. Ed è la prima volta. Dopo la disfatta, Agnelli tace. Ed è un’altra prima volta.

Cerco disperatamente una figura letteraria che possa dare sostegno alla mia delusione di tifoso. Non me ne viene in mente nessuna. Il Re è nudo. Eppure, dopo l’ennesima delusione, ci sarebbe una stagione da portare avanti in modo (possibilmente) dignitoso. Se Cristiano vuole tornare CR7, deve svestirsi della sua leggerezza e della sua pesantezza e provare semplicemente a sporcarsi le mani per qualche obiettivo “minore”, che non riserva onori e podi. In palio c’è qualcosa di più grande: la dignità della maglia. All’orizzonte si intravede il profilo sfumato di una coppa Italia. Da vincere. E c’è un quarto posto da difendere con i denti, altro che scudetto. Il fenomeno scenda dal piedistallo e torni sulla terra. Lotti, assieme alla squadra, per salvare la faccia e l’onore, lasciando da parte le sirene del suo ego. Si è davvero grandi anche così. Soprattutto così. Lo insegna la nostra bandiera più grande: Alessandro Del Piero.


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