L’insostenibile leggerezza di CR7

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Giuseppe Di Matteo

Porto-Juventus è appena iniziata e io mi concentro su Cristiano Ronaldo. Come se, quasi a voler rispolverare laicamente il primo dei Comandamenti, non esistesse altro dio all’infuori di lui. E mi viene in mente Tomáš, il personaggio meraviglioso reso immortale da Milan Kundera in quel capolavoro che è L’insostenibile leggerezza dell’essere. La vita di CR7 in campo è leggera. Leggerissima. Risponde unicamente al suo volere. Per gli altri, costretti sgobbare, è pesante. Fangosa. Una trincea. Se scatta il contropiede – magari perché Ronaldo si è intestardito con qualche gioco di prestigio appannato –, tutti gli altri sono costretti a lavorare il doppio per rimediare ai suoi errori. Lui invece resta fermo, al centro del campo, a maledire il cielo o, chissà, forse se stesso. A lui tutto è concesso in nome degli antichi fasti. E di una divina provvidenza che manca sempre di più. Se avesse utilizzato durante il match la stessa rabbia che ha tirato fuori in occasione del rigore mancato, forse sarebbe andata diversamente.

La verità “giudiziaria” del tabellino di Porto-Juventus è una speranza flebile, legata al gol di Federico Chiesa. Un lampo casuale in una notte oscura. Ma non dice tutto. Sotto la patina dei freddi numeri, si intravede infatti l’insostenibile leggerezza di un fuoriclasse che, mai come quest’anno, fa e disfa la tela a suo piacimento, senza curarsi delle conseguenze. Un lento declino dorato, che ormai nemmeno i suoi fedeli possono negare.

Nonostante l’errore madornale di Rodrigo Bentancur, nato da un’incapacità di fondo che si sposa al folle dogma del gioco da dietro, ieri sera il peggiore in campo è stato proprio Cristiano. Lento, compassato, pasticcione. Svogliato. “Sarà. Ma chi sono questi qui per chiedermi di andare a recuperare un pallone buttato via? Se scorgessi la sagoma di Messi in lontananza, forse ne avrei voglia. Ma non stasera”. Mi sembra quasi di ascoltarlo, anche se dalla sua bocca non escono che parole stropicciate. E intanto il Re continua a vivere la partita a modo suo, cercando di perpetuare, invano, la sua antica coreografia.

Ronaldo dà, Ronaldo toglie. Col suo infinito dare toglie più di quel che dà. Se si esclude la buona vena di Chiesa, la Juventus non riesce quasi mai ad arrivare al gol se non per bocca del suo numero 7, che forse, con quell’insostenibile leggerezza che gli è consona, pensa più al suo mito che al bene della squadra.


JUVENTIBUS LIVE