Ma Iniesta dove lo metto?

di Alex Campanelli |

Iniesta Spagna

7 luglio 2017, il presidente del Barcellona Josep Maria Bartomeu afferma che “Iniesta è fondamentale, proveremo a convincerlo per il rinnovo, ma gli abbiamo detto che è assolutamente libero di decidere fino a quando restare”.

10 luglio 2017, fulmine a ciel sereno: Marotta annuncia che la trattativa con Andrés Iniesta è in stato avanzato, e la Juventus “si aspetta di chiudere col giocatore e con il Barcellona entro la settimana”.

Fantacalcio? Delirio? Sogno proibito? Può darsi, ma l’utopica introduzione serve da input per porsi alcune interessanti domande. In questa Juventus, in un determinato modulo e viste le caratteristiche dei compagni di reparto, dove verrebbe collocato Iniesta? Quale sarebbe il suo “peso” all’interno del gioco della Juve e quali degli attuali titolari verrebbero messi ai margini dal suo arrivo?

Consegnata la maglia numero 10 al mago di Fuentealbilla, ça va sans dire, con consueto bagno di folla presso lo store antistante lo Stadium e record di magliette vendute in un giorno bruciato senza batter ciglio, arriverà per Allegri e il suo staff il momento di affrontare il dolcissimo problema riguardante la collocazione dello spagnolo nello scacchiere bianconero per far rendere al meglio sia lui che la squadra.

Partiamo dalla collocazione in campo. Com’è noto anche ai sassi, Iniesta è una mezzala pura, posizione che anche Don Andrés stesso ha sempre indicato come la sua preferita, per tendenze naturali e per numero di palloni toccati, e nel Barcellona ha praticamente sempre giocato in questa posizione, perlopiù sul centrodestra coi vari Xavi, Fabregas e Rakitic a succedersi sull’altro fronte. In nazionale però (e a volte anche nel secondo anno di Guardiola al Barça) gli è stato spesso richiesto di agire da ala, sia a destra che a sinistra, ruolo interpretato in maniera atipica e restringendo pian piano il suo raggio d’azione col passare degli anni.

Visti gli ormai 33 anni dello spagnolo e il suo conseguente e fisiologico logorio fisico, un suo impiego da trequartista esterno nel 4-2-3-1 visto nell’ultima stagione è assolutamente da escludere, dato che il ruolo prevede compiti che richiedono un passo e una freschezza che Iniesta non possiede più. Difficile immaginarlo anche davanti alla difesa nel 4-2-3-1, sempre per una questione di mobilità, ma anche perché le sue doti nell’uno contro uno e nell’ultimo passaggio andrebbero decisamente sacrificate, senza contare che rappresenterebbe un concorrente scomodo per un Pjanic la cui crescita non va assolutamente arrestata.

Restando fermi sul modulo dell’ultima Juve di Allegri, l’unica casella rimasta scoperta è quella del trequartista centrale, posizione che però Iniesta ha occupato giusto una manciata di volte in carriera, tutte decisamente lontane nel tempo. Certo, la sua visione di gioco e la sua abilità nell’uno contro uno risulterebbero cruciali in una posizione così avanzata, ma oltre ai dubbi sull’adattabilità in un nuovo ruolo a 33 anni vi sono anche quelli legati a Dybala, che Allegri sembra non voler spostare dalla mattonella dietro a Higuain, impiegandolo da “giocatore totale” più che da attaccante puro.

Depennati tutti i ruoli della mediana del modulo attuale, non resta che teorizzare un cambio di sistema: quale meglio del 4-3-3, che ha fatto le fortune di Andrés a Barcellona (e viceversa), per esaltarne al meglio le caratteristiche? Chi sperava già nell’happy ending resterà deluso, dato che di perplessità ne emergono anche con questo modulo, e sono perlopiù legate alla composizione della rosa bianconera.

Al momento i centrocampisti della Juve che è possibile considerare “titolari” sono Pjanic, Khedira e Marchisio, con Lemina, Rincon e Sturaro parecchi gradini più in basso. Considerando anche Iniesta, abbiamo 4 titolarissimi per 3 ruoli. Analizziamo qualche combinazione:

Iniesta-Pjanic-Khedira: all’inizio della scorsa stagione Allegri ha provato a impostare Mire da unico regista, con risultati non esaltanti, nonostante la protezione di centrocampisti abili nell’interdizione come Khedira e Asamoah (o Sturaro, o Lemina), appare dunque quantomeno azzardato teorizzare una mediana ancor più “leggera” con il bosniaco in cabina di regia.

Iniesta-Marchisio-Pjanic: una combinazione simile allo storico trio blaugrana Iniesta-Busquets-Xavi, ma differente in alcuni punti focali. Innanzitutto Marchisio non è e non sarà mai Busquets, non ne dispone la forza fisica né l’impareggiabile capacità d’interdizione, pur essendo dotato di migliori tempi d’inserimento che da mediano hanno però un’importanza relativa. Inoltre, aspetto da non sottovalutare, ai tempi dell’ultima coppa vinta con Guardiola Iniesta aveva 6 anni in meno e una mobilità praticamente doppia rispetto a quella attuale, con un’incisività molto più elevata in fase di non possesso.

Iniesta-Marchisio-Khedira: decisamente la combinazione più equilibrata, che garantisce a Don Andrés il giusto supporto e la giusta libertà per disegnare calcio come più gli aggrada, con Marchisio schermo e Khedira dedito tanto agli inserimenti quanto agli intercetti. Tale schieramento comporta ovviamente il sacrificio di Pjanic, declassato a riserva diretta del blaugrana, uno “spreco” tecnico ed economico di proporzioni colossali. Certo l’ex-Roma accumulerebbe comunque parecchie presenze, ma il non sentirsi più un titolarissimo potrebbe intaccarne il rendimento.

Le problematiche e i dubbi sono dunque molteplici, la domanda da porsi (e da porre alla dirigenza juventina) è più o meno la seguente: vale la pena di investire su un campione, in declino ma comunque tale, il cui arrivo in bianconero porta con sé così tanti interrogativi, o è meglio dirottare altrove le risorse economiche? In poche parole, il gioco vale la candela?

 

(A scanso d’equivoci, nonostante tutto io lo prenderei)