Ingannevoli furono il 4-3-3 e le cosiddette motivazioni

di Nevio Capella |

Cosa resta di una domenica che poteva essere quella della prima vera spallata al campionato e invece la spallata l’ha data a chi pensava che la Juve avesse finalmente trovato la cosiddetta quadra con le due punte e senza il 4-3-3?
Innanzitutto lo specchietto per le allodole rappresentato dalla dichiarazione (sbagliata ed evitabile) di Maurizio Sarri che, cadendo ingenuamente sotto il fuoco perfido di un giornalismo sportivo che parla sempre meno di calcio, regala solo un assist a chi costantemente combatte una crociata personale contro di lui e allontana dal fare invece riflessioni più pertinenti su quanto (non) si è visto nei 95 minuti di Napoli.

Il grande ex si è presentato al San Paolo con il tanto chiacchierato tridente pesante proponendo però un 4-3-3 molto ingannevole, in cui Dybala per gran parte dell’ora trascorsa sul terreno di gioco ha svolto lo strano compito di pretoriano di Demme, seguendolo a tratti fino alla metà campo, intanto che il classico possesso palla con cui ormai siamo abituati a vedere gli approcci alle partite dei bianconeri, sbatteva contro un doppio muro napoletano che in fase difensiva era disegnava un 4-5-1.
Quasi mai abbiamo provato ad allargare il gioco sugli esterni, e magari con esso anche le maglie di questa barriera, e quando sporadicamente è successo, è apparso palese che il lato maggiormente perforabile fosse quello di Hysaj, lo stesso in cui però nella maggior parte dei nostri tentativi l’uomo deputato a creare pericoli assieme ad Alex Sandro era Matuidi, esattamente come nell’azione che genera sciaguratamente il vantaggio del Napoli.

Non a caso le uniche azioni create capaci di impensierire i partenopei sono nate da lanci lunghi il cui destinatario era per lo più Ronaldo, considerato anche che, a malincuore, va accettata l’idea che l’unico vero nove che abbiamo a disposizione non si presta più al gioco in profondità.
E allo stesso modo è arrivato anche il gol inutile del portoghese, anche perché se poche erano state le possibilità di impensierire gli avversari sulla situazione di parità, era facilmente intuibile che nel caso in cui il Napoli avesse sbloccato la partita, sarebbe stato durissimo riprenderla.
A nulla infatti è servito l’ingresso di Douglas Costa e ancora meno quello di Bernardeschi, ulteriore conferma che ieri sera il mister ne ha imbroccate poche, fidandosi di un modulo nel quale inizio a dubitare che creda seriamente, e sul quale forse cade nella tentazione di optare a seguito della persistente mancanza di conferme positive da Ramsey come trequartista.

Sostanzialmente siamo arrivati a fine gennaio con il suffragio ancora positivo dei risultati , eccezion fatta per la Supercoppa, ma con alcuni sospetti che alimentano qualche dubbio sulla effettiva possibilità di realizzare nel miglior modo questo progetto tecnico:  in primis la percentuale di giocatori in rosa che realmente si sposa con il credo calcistico di Sarri, e quindi di conseguenza la voce in capitolo che ha avuto lo stesso allenatore nella costruzione/sistemazione della stessa, ma anche il quesito su quanto siano alte fiducia e convinzione da parte dei giocatori nei confronti di un nuovo modo di fare calcio, che richiede più che mai un feeling totale tra allenatore e giocatori. 4-3-3, 4-3-1-2, 4-3-2-1 o quel che volete possono diventare numeri superflui.

Infine l’aspetto delle motivazioni del gruppo dopo tanti anni di vittorie, concetto che ultimamente sta venendo fuori spesso, da Martusciello a (velatamente) Paratici per finire allo stesso Sarri di cui ieri sera è questa la dichiarazione importante su cui riflettere: «Stiamo cercando di tirare fuori motivazioni su motivazioni in ogni riunione, ma è operazione abbastanza complessa. È difficile entrare nella testa di una persona, si intrecciano gli obiettivi collettivi a quelli individuali».
Probabilmente è proprio l’empatia generale tra allenatore e giocatori che deve migliorare, soprattutto dal lato panchina per quanto riguarda l’individuazione dello stato atletico e mentale dei singoli, partita dopo partita.
E con un febbraio con sette impegni ufficiali alle porte che faranno da antipasto a Juve-Inter, l’auspicio è che i tempi siano brevi.