Capitolo infortuni: né sfiga né macelleria

di Davide Terruzzi |

Procede a tappe spedite la gara tra Juventus e Bayern Monaco. Vince chi arriva alla sfida di martedì con il maggior numero d’indisponibili. Almeno Guardiola potrà smetterla con i suoi soliti giochini psicologici del tipo”siamo messi malissimo, gli altri sono fortissimi”, riti cui qualcuno ci casca sempre ma che stanno diventando, oltre che triti e ritriti, inappropriati dato il valore della rosa del Bayern Monaco (può sempre mettere Vidal difensore centrale, per dire, senza perderci poi molto).

Quando si parla di infortunati in casa bianconera, bisogna subito sfatare due miti: non è sfiga, meglio non è solamente sfiga, e gli ultimi stop non sono legati alla preparazione estiva. A ben vedere, tolte le lesioni traumatiche (legamenti, distorsioni che sono ovviamente fortuiti), sono i giocatori maggiormente proni, predisposti a determinati tipi d’infortuni muscolari a subire più ricadute nel corso della stagione. L’estate bianconera è iniziata in ritardo ed ha subito accelerato in vista della Supercoppa: due errori che hanno provocato i primi stop (Barzagli, Chiellini, Khedira e Morata). In poche settimane è stato condensato quello che si svolge in un arco di tempo maggiore: l’estate è importante perché permette di svolgere un determinato tipo di lavoro, specialmente quello a secco (ripetute e palestra), che durante una settimana tipo è impossibile da realizzare. Durante la stagione, infatti, una squadra impegnata nelle manifestazioni europee può permettersi lavori di scarico e di preparazione della prossima partita. Abbandoniamo quindi il concetto di carichi che prevedono un lavoro da svolgere a gennaio per ottenerne i frutti in Primavera: l’obiettivo di un allenatore del 2016 è quello di avere una squadra mediamente in salute atletica per tutta la stagione, un gruppo che sta meglio quando può lavorare di più. Per questo si ricerca l’intensità, anche fisica, attraverso esercitazioni col pallone. La filosofia corsa/palestra è legata al mondo dell’atletica ma col calcio non sempre dà i frutti sperati: un calciatore con la parte superiore del tronco eccessivamente sviluppata causa problemi muscolari.

A differenza della scorsa stagione, quando Allegri aveva la necessità di una partenza a razzo, la preparazione estiva ha probabilmente previsto carichi di lavoro maggiore e questo si può dedurre da una minore brillantezza e reattività nei primi mesi con una difficoltà maggiore a correre bene coprendo il campo. Un anno fa, la Juventus arrivò stanca a dicembre, svolse carichi maggiori a gennaio; lo stesso non è successo nella stagione in corso dove la Juventus, tolti i primi due mesi, non ha avuto picchi. Deve essere la filosofia di Allegri – avere una squadra mediamente in buona salute atletica – che comporta una metodologia diversa rispetto ad altri allenatori: una Juventus che dura per una stagione – e non arriva corta da marzo in poi quando si gioca tutto – necessita anche di un lavoro continuo quando possibile.

La questione non può essere risolta con “Allegri macellaio, Bertelli santo subito”. L’impressione è che l’attuale staff punti su una continua buona condizione atletica della squadra mettendo in preventivo qualche infortunio (le solite che comportano una pausa di 15-20 giorni), accettati perché fanno parte del gioco. L’altra parte del discorso è individuare quei giocatori maggiormente proni a lesioni muscolari: chi per logorio, chi perché reduce da altri tipi di trauma (Asamoah per esempio), chi per caratteristiche fisiche (Khedira). Su questi andrebbe fatto un lavoro preventivo, che verrà fatto sicuramente ma non sempre funziona, oppure si decide a monte di tenere in rosa giocatori non storicamente predisposti a infortuni muscolari.

Come sempre è un po’ più complicato della diatriba “sfiga/macellaio”. La Juventus è una squadra che sta bene fisicamente e che per ottenere questo accetta di perdere per un lasso di tempo i giocatori maggiormente predisposti o quelli che digeriscono con più difficoltà la metodologia di lavoro di Allegri. E’ una filosofia che ottiene risultati, ma che probabilmente deve essere migliorata in collaborazione con lo staff medico: Khedira ha svolto lavoro a parte per gennaio e si è fermato lo stesso, Chiellini è stato tenuto a riposo per una settimana (segno che qualche campanello era suonato) e si è infortunato. Probabilmente non è stata trovata una soluzione per mantenerli al riparo da ricadute muscolari: averli in rosa, però, significa accettare anche questo.

PS Ah, Vinovo non c’azzecca: è stato dimostrato negli anni di Conte.