Indovina chi – L’attaccante ideale per la Juve di Allegri

di Alex Campanelli |

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Torna l’estate, torna il calciomercato e ovviamente torna, puntualissimo, il nostro gioco che mira a individuare i giocatori giusti per rinforzare la Juventus in vista della prossima stagione. Nel toto-centrocampista dello scorso anno erano emersi Thiago Alcantara (finito nel tritacarne della stagione sballata del Liverpool), De Paul (tra i migliori assoluti della Serie A 2020/21) e Sabitzer (ripetutosi su alti livelli al netto di qualche infortunio), mentre il toto-attaccante aveva visto primeggiare Suarez (uomo chiave dell’impresa dell’Atletico) davanti a Dzeko (condizionato dagli infortuni e dal litigio con Fonseca) e Zapata (ancora protagonista a Bergamo pur lievemente oscurato da Muriel).

Verdetti più che positivi, che ci hanno spinto a chiederci ancora una volta quale sia l’attaccante ideale per la Juventus, utilizzando ovviamente parametri diversi rispetto allo scorso anno: mentre con Pirlo le caratteristiche della punta richiesta erano nebulose, Allegri sembra aver ben chiaro in mente l’identikit dell’uomo da vestire di bianconero, intuibile attraverso varie indiscrezioni emerse durante casa Juventibus e riportate da altre testate.

Le regole del gioco sono più o meno le solite: 52 attaccanti provenienti da ogni dove, tolti gli inacquistabili come Haaland, Mbappé o Kane, vari step a eliminazione diretta e la possibilità, nelle prime fasi, di salvare un nome che non rispetti tutti i requisiti. Date un’occhiata alla griglia di partenza, scegliete i vostri preferiti e scoprite se riusciranno ad arrivare fino in fondo.

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STEP 1 – La punta di peso

La prima scrematura è, qualcuno dirà purtroppo, di tipo squisitamente fisico. Massimiliano Allegri ha bisogno di un attaccante che sappia “impegnare fisicamente la difesa avversaria”, non per forza il Mandzukic della situazione, ma sicuramente un giocatore fisicamente più prestante di Dybala, che il tecnico non ha mai visto come centravanti puro. In questa prima fase siamo stati molto generosi, escludendo solamente chi non raggiunge né l’altezza (177 cm) né il peso (75 kg) di Paulo, e di conseguenza non può svolgere determinati compiti.

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Nonostante i criteri tutt’altro che restrittivi, abbiamo già le prime vittime nobili: il tanto seguito Gabriel Jesus finisce fuori di pochissimo, così come Lacazette, out anche Lautaro; salviamo quello che globalmente ci convince di più, Griezmann, il più forte al netto delle due stagioni in chiaroscuro al Barça.

STEP 2 – Minaccia aerea

In parte corollario del passo precedente, il nuovo attaccante della Juve dovrà essere in grado di fare la differenza sulle palle alte, caratteristica utile non solo nelle due aree, ma anche e soprattutto in mezzo al campo, per rappresentare un porto sicuro in caso di lancio lungo, cosa che ad esempio Cristiano Ronaldo riesce a fare solo a sprazzi. Il nostro uomo dovrà perlomeno eguagliare Alvaro Morata per percentuale di duelli aerei vinti (47%) e duelli ingaggiati a partita (1,9); abbiamo salvato inoltre tutti quegli attaccanti con una percentuale peggiore di quella dello spagnolo ma che ingaggiano almeno 4 duelli aerei per gara, con la possibilità di esser penalizzati maggiormente dal rapporto duelli riusciti/totali.

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La scrematura inizia già a farsi imponente: Griezmann stavolta ci saluta, così come altri nomi blasonati come Depay, Aubameyang, Werner e Firmino, sorprendente l’uscita di Raul Jimenez, mentre reggono bene quasi tutti i nomi provenienti dalla Serie A. Stavolta salviamo il buon Milik, le cui statistiche sono inficiate da un’annata disputata a metà, e si avvicinano comunque molto allo standard prefissato.

STEP 3 – Gioco con la squadra

Pur trincerandosi dietro a frasi del tipo “l’attaccante deve fare gol”, Allegri sa bene che la partecipazione della prima punta al gioco è fondamentale (non a caso il suo centravanti preferito è Benzema): ecco perché ci serve un giocatore che sappia trattare la palla in maniera perlomeno discreta (indovinando almeno i tre quarti dei passaggi tentati) e/o sia in grado di mandare a rete i compagni (almeno 1 key pass a partita). Chi non rispetta nessuno dei due standard può salutarci.

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Prime posizioni a dir poco sorprendenti: Nzola dello Spezia stacca tutti, Icardi si scrolla parzialmente di dosso l’etichetta di attaccante che non gioca coi compagni, bene anche Simy, mentre punte che ai nostri occhi possono sembrare più associative, come Poulsen o Shomurodov, debbono lasciare il contest. Non possiamo che salvare Vlahovic, per la difficoltà nel costruire gioco nell’arido contesto fiorentino e per i grandi margini di miglioramento.

STEP 4 – Gioco per la squadra

Da un centravanti moderno ci si aspetta collaborazione non solo in fase di costruzione, ma anche in quella di distruzione del gioco avversario, oltre a quella capacità di difendere la palla che non passa mai di moda. Sono due indicatori difficili da quantificare; ci abbiamo provato riassumendo alla voce “azioni difensive” i contrasti, gli intercetti e le respinte (ogni 90′) addizionati tra loro, dai quali sono stati sottratti poi i dribbling subiti, e prendendo in considerazione i falli subiti a partita. Il migliore della Juve, Dybala, si ferma a 0,7 azioni difensive a partita: occorre fare meglio di lui, e conquistare almeno un fallo a gara, per restare in corsa; il gioco inizia a farsi serio, quindi stop ai ripescaggi.

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Ancora una volta Nzola e Simy fanno la parte dei leoni, molto bene anche gli outsider Daka e Watkins; ci salutano Icardi, Vlahovic e, per pochissimo, Wout Weghorst, un giocatore che in ogni caso vi consigliamo di continuare a tenere d’occhio.

STEP 5 – Cantare e portare la croce

Non sappiamo come sarà la nuova Juventus di Allegri, ma nelle sue versioni precedenti, soprattutto nelle ultime due stagioni, i giocatori di talento hanno sempre dovuto a tratti cavarsela da soli. Anche quando non viene servito in maniera pulita o non viene favorito dal contesto, il nuovo centravanti della Juve deve saper essere autosufficiente, vincendo più duelli possibile e nel contempo fornendo alla squadra un buon contributo in fase conclusiva. La soglia per la percentuale di duelli vinti è il 43%, come Morata, mentre quella per il contributo tra Expected Goals e Assist è di 0,63, come Dybala.

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Cadono all’ultima curva pressoché tutti i nostri nomi a sorpresa: Nzola e Simy se ne vanno in maniera inappellabile, sfortunato invece Patson Daka, un altro che non ci stupiremmo di vedere in una grande squadra nel giro di pochissimo tempo.

Soffermiamoci per un attimo a osservare i nostri “sopravvissuti”: oltre a Gerard Moreno, reduce dalla miglior stagione della sua carriera, troviamo 4 rappresentanti della Serie A su 6 e uno che fino all’anno scorso giocava in A, Milik. Estendendo il discorso, tra i migliori 10 ben 6 attaccanti militano ad oggi in Serie A; mai come in questo caso, le statistiche confermano come per tornare a primeggiare in Italia, primo obiettivo della società che proprio per questo ha scelto un allenatore che sa come si vincono gli scudetti, alla Juve serva un attaccante con queste specifiche caratteristiche.

LAST STEP – Money matters

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In questo preciso periodo storico più che in altri, la Juventus deve guardare con attenzione all’aspetto economico prima di procedere all’investimento. Decisamente fuori budget Osimhen, arrivato a Napoli lo scorso anno a peso d’oro, così come Zapata, per il quale l’Atalanta continua a chiedere 50 milioni di euro nonostante i 30 anni compiuti, mentre Gerard Moreno ha addirittura una clausola rescissoria di 100 milioni di euro, e anche scendendo a patti intorno ai 65 lo spagnolo appare decisamente fuori budget.

Più abbordabili il vecchio pallino Dzeko, nonostante un ingaggio pesante che ne sta rallentando l’addio a Roma, e il gallo Belotti, il cui prezzo è crollato vista la scadenza del contratto nel 2022, anche se Cairo ha già detto di non volerlo cedere alla Juve. Il vincitore del nostro gioco però è Arkadiusz Milik (del quale vi avevamo già illustrato i punti forti e deboli), grazie alla clausola di 12 milioni nel contratto col Marsiglia, a un ingaggio elevato ma comunque abbordabile e ai 27 anni d’età che lo collocano nel momento giusto della carriera per fare il grande salto.