Gli incredibili (e significativi) dati di Szczesny e Perin, e la costruzione dal basso

di Sandro Scarpa |

DIECI METRI E DIECI TOCCHI DI DIFFERENZA

Per spiegare il clamoroso errore nel palleggio di Szczesny che ha causato il 2-2 contro l’Udinese si è avuto un profluvio di slide, ricostruzioni, freccette e analisi mentali. Eppure la spiegazione evidente si nasconde in un dato: DIECI METRI.

10 metri sembrano pochi, ma il dischetto è a 11 e l’area è lunga 16,5.

Dieci sono i metri in meno della media della lunghezza dei passaggi del portiere dall’ultimo anno di Allegri all’anno di Pirlo. Spieghiamo meglio, il portiere è lo stesso (Szczesny) e i dati indicano che:

  • con Allegri la lunghezza media di passaggi e rinvii da Tek ai compagni è 37,7 metri (5° in A)
  • con Sarri la media si accorcia a 30 metri esatti (3° in A)
  • con Pirlo la media si accorcia ancora di più, a 27,7 metri (1° in A)

Lo scarto non è una banalità statistica ma riguarda un totale di oltre 1300 passaggi a stagione.

Cosa vuol dire? Con Sarri e con Pirlo, Tek e compagni hanno la richiesta di palleggiare sul corto. In questo modo la precisione del portiere aumenta (più facile passarla al centrale a 10 metri che pescare l’attaccante a 60), c’è un’utilità nel superare la prima linea di pressing e aumentano le possibilità di avviare azioni promettenti (“aprirsi il campo”) trovando soluzioni migliori e linee rivali più disordinate. Quindi questo NON è un pezzo contro la costruzione dal basso.

Il punto però è che: 1. La devi saper fare, 2. La squadra va organizzata, 3. Se la sbagli sono guai.

Come detto: è più facile palleggiare a 10 metri che a 60 ma, se sbagli il lancio per la punta, la palla è lontana (certo, gli altri possono bucarti se sono bravi), se sbagli il passaggio corto per il difensore (o questo te la ridà male e sei pressato) la probabilità di subire gol è elevata. In sintesi: il coefficiente di difficoltà nei passaggi per il portiere diminuisce, ma il coefficiente di pericolosità in caso di insuccesso aumenta vertiginosamente.

Vediamolo in dati:

  • con Allegri, Szczesny fa 20 passaggi a gara con l‘80% di precisione, 
  • con Sarri fa 21 passaggi a gara con l’83% di precisione,
  • con Pirlo, Tek fa 29 passaggi a gara con l’89% di precisione.

L’aumento è enorme, Tek fa 1350 passaggi/rinvii con Pirlo (contro i 1000 fatti con Allegri e Sarri), Inoltre, il cambio regola sui rinvii (il compagno può entrare in area) abbatte la media della lunghezza della rimessa dal fondo: con Allegri Tek rinviava in media a 42 metri, con Pirlo solo 24 metri!

Anche quella sui rinvii dal fondo è una scelta precisa, vediamo quante volte Tek lancia lungo (>35 metri) nei 3 anni:

  • con Allegri, Szczesny lancia lungo nel 36% dei passaggi e nel 47% (!) dei rinvii,
  • con Sarri lancia lungo nel 26% dei passaggi e solo nel 19% dei rinvii,
  • con Pirlo, Tek va lungo solo nel 21% dei passaggi e nel 17% dei rinvii

Ricapitolando: Tek con Allegri fa 20 passaggi, metà dei quali sui 30-40 metri. Tek con Pirlo fa 30 passaggi (10 in più a gara non sono pochi) e l’80% di questi sono corti, intorno ai 15-20 metri o meno.

La precisione aumenta ma nel 10% di errori che Tek (e compagni) commette aumenta il pericolo perché sei -in media- 10 metri più vicino alla tua porta. Se con Sarri i vantaggi potevano superare o compensare i rischi, con Pirlo (con meno preparazione, esperienza e bravura) l’estremizzazione del coinvolgimento di Tek porta ad errori come quelli col Porto.

DAL BEACH ALLA PALLAVOLO E RITORNO

E’ un altro sport per un portiere, soprattutto col ritorno di Allegri. E’ come passare dalla beach volley alla pallavolo e ritornare al beach. E’ un altro calcio per la squadra che deve accorciare, predisporsi in moto attivo, farsi vedere, smarcarsi, palleggiare con precisione, scaglionarsi in modo attento (e senza play di ruolo all’esordio).

Szczesny, dopo aver introiettato per 2 anni questo nuovo sport, si ritrova una squadra messa in campo NON per il palleggio corto col portiere (per espressa richiesta di Allegri) e succede il patatrac. Se ad un ginnasta sposti di un centimetro le parallele non sarà in grado di piroettare a 3 metri ma cascherà, perché deve riadattare la sua propriocezione, se ad un portiere si chiede per 2 anni e 100 partite di toccare con i piedi più palloni, con più precisione nel corto e poi gli si organizza la squadra davanti in modo totalmente diverso, i riferimenti sono sballati e va in confusione. E’ come prendere una mezz’ala e fargli fare il regista: movimenti, postura, visione, lettura del tempo e dello spazio, tutto diverso.

Errore di Tek, ed in parte di Allegri che non ha catechizzato il suo portiere di fiducia ricordandogli che tutto è cambiato. Del resto lo stesso Max racconta: “«A Gigi dicevo “Giochiamo con i piedi ma se ci pressano, lanciamola”. All’esordio in Chievo-Juve Buffon aveva tenuto palla 1 minuto e 39, il mediano 45 secondi e dico “O non si passa più la palla a Buffon, o vi tolgo il portiere”». In quel caso la Juve veniva appunto dal gioco di Conte (non a caso 1° per “palleggio corto del portiere” nel primo anno all’Inter e 2°, dopo Pirlo, al secondo anno).

Chicca finale: Szczesny negli ultimi 3 anni è stato il miglior portiere per precisione (intorno al 60%) nei lanci lunghi.

LA STAGIONE MONSTRE DI PERIN

Se questo errore è di confusione concettuale e ridefinizione del gioco richiesto a portiere e squadra (e si presume sparirà per espressa richiesta di Allegri) il primo disastro di Tek invece (palla non trattenuta, reazione lenta e dannosa) è parso più preoccupante: se con Allegri il portiere non deve essere più un play, deve comunque PARARE!

Vediamo due dati fondamentali nelle valutazioni di un portiere nella scorsa stagione:

Percentuale Parate su tiri in porta:

Perin 75,5%, Cragno 72,9%, Musso 72,9%, Handanovic 72,4%, Audero 71,5%, Skorupski 71,3%, Donnarumma 71,2%, Silvestri 71,2%, Consigli 71,2%, Szczesny 70,5%, Reina 69,2%, Lopez 67,9%, Meret 65,8%, Gollini 63,9% Dragowski 63,3 %, Provedel 60,5%, Montipò 58,8%, Sepe 58,2%, Sirigu 58,1%, Cordaz 57,6%

Insomma, Perin stagione eccellente. Tek nel mucchio ma nemmeno lontanissimo da un fenomeno come Donnarumma distante mezzo punto che Tek compensa però con un’ottima percentuale di parate sui rigori (parati, non sbagliati):

Gollini, Handanovic, Szczesny 33%, Skorupski 28%, Donnarumma 25%, Audero 22%, Consigli, Dragowski, Montipò 20%,  Provedel 14%, tutti gli altri 0 rigori parati.

Ovviamente la % di parate è solo indicativa, visto che dipende dalla pericolosità dei tiri. Un dato più significativo è dato dagli xG (expected goals, la probabilità che ha un tiro di essere trasformato in goal) e dalla differenza tra Gol Attesi e Gol effettivamente subiti. Se subisco 20 xG (non 20 tiri da gol, ma un numero di tiri che possono andare dal 10% (0,1) al 90% (0,9) di essere gol e che sommati danno 20 xG) e becco 25 gol vuol dire che complessivamente non ho parato bene (ad es. qualche tiro poco pericoloso o ne ho sventati pochi pericolosi), se ne subisco 15 vuol dire che ho parato benissimo (per bravura o fortuna) molti tiri non pericolosi e ho fatto anche qualche “miracolo”.

Classifica PsXg (Gol previsti post-tiro) meno gol concessi

Immagine

Insomma Perin si conferma reduce da una stagione mostruosa (5,2 gol subiti in meno rispetto alla pericolosità dei tiri) e, ad esempio, Donnarumma quel 72% di parate le ha fatte su molti tiri pericolosi (2,7 gol subiti in meno), mentre ancora una volta Tek è nella media, non un valore aggiunto da 7 milioni l’anno, ma nemmeno un broccaccio che non tiene un tiro.

Conclusione:

Il primo errore è preoccupante ma toccherà monitorare bene Tek per capire se dà segnali di calo improvviso finora non dimostrati dai dati delle ultime stagioni.

Il secondo errore è anche frutto di una ridefinizione del suo ruolo in termini di palleggio e dovrà essere “risolto” non solo da una maggiore lucidità ma soprattutto da richieste chiare e dirette di Allegri sia al portiere che alla squadra.