Inchiesta vivai: le piccole ci provano, le big latitano

di Alex Campanelli |

In una recente inchiesta riguardante i vari vivai delle squadre di Premier League, viene evidenziato come i club d’Oltremanica preferiscano importare dall’estero ragazzi da far esordire con la maglia della prima squadra piuttosto che premiare un giovane “autoctono”, reduce dalla classica trafila nelle giovanili. Considerando i giocatori che hanno esordito dal 2014 ad oggi in Premier League, e che possono vantare almeno 10 presenze col club che li ha cresciuti, si arriva a una lista di soli 10 elementi:

Iwobi (Arsenal), Grealish (Aston Villa), Cargill (Bournemouth), Loftus-Cheek (Chelsea), Iheanacho (Manchester City), Rashford (Manchester United), Aarons (Newcastle), Onomah (Tottenham), Targett (Southampton), Oxford (West Ham).

Seguendo la falsariga di questa inchiesta, proviamo a paragonare la produttività dei vivai nostrani con quelli inglesi. Le condizioni sono le stesse: esordio dal 2014 ad oggi, 10 presenze o più con la maglia della squadra che ha cresciuto il giocatore. Da questa scrematura abbiamo ottenuto una lista di 19 elementi:

Grassi, Sportiello e Zappacosta (Atalanta), Ferrari e Masina (Bologna), Dioussé, Pucciarelli, Tonelli e Rugani (Empoli), Bernardeschi (Fiorentina), Gori e Paganini (Frosinone), Cataldi (Lazio), Donnarumma (Milan), Pezzella (Palermo), José Mauri (Parma), Ivan e Rizzo (Sampdoria), Scuffet (Udinese).

Da questo brevissimo esperimento è possibile cogliere diversi spunti d’interesse, non tutti positivi. Innanzitutto, l’esterofilia che minaccia di “infettare” le giovanili nostrani ma che a conti fatti non sembra rappresentare ancora un problema insuperabile. Tra i 19 esordienti in Serie A, gli unici stranieri sono i centrocampisti Dioussé e Ivan ai quali può eventualmente essere aggiunto il naturalizzato José Mauri; percentuale quasi doppia per la Premier, che tra i 10 autoctoni annovera 3 stranieri e un naturalizzato, Onomah.

Ottimo il lavoro delle provinciali italiane che lottano per la salvezza: l’Empoli guarda tutti dall’alto con 4 elementi, seguito a stretto giro di posta dall’Atalanta e poi da Bologna e Frosinone. Male la Premier, con solamente 3 giocatori tra le squadre in corsa per evitare la retrocessione (Bournemouth, Newcastle e Aston Villa).

Il rovescio della medaglia evidenzia invece la cronica paura delle nostre big storiche di affidarsi a ragazzi nati e cresciuti nelle proprie selezioni giovanili: tra le grandi storiche, soltanto il Milan ha avuto il coraggio di rischiare affidando la propria porta al giovanissimo Donnarumma. Allargando il discorso alle squadre sovente in lotta per l’Europa, il panorama è ugualmente desolante, dato che al portiere rossonero vanno aggiunti i soli Cataldi e Bernardeschi, peraltro finiti nel dimenticatoio in quest’ultima parte di stagione. Nello stesso arco temporale Arsenal, Chelsea, Manchester City e United, cui possiamo aggiungere il Tottenham ora secondo in classifica, tutte hanno portato un ragazzo formatosi nel vivaio in prima squadra.

Consideriamo ora le altre big europee. Come molte grandi nostrane, il Real Madrid dal 2014 ad oggi non ha fatto esordire e portato in pianta stabile in prima squadra nessun giovane, ma ha in rosa diversi elementi della cantera come Jesé, Nacho e Lucas Vazquez. Il Barcellona dalla sua ha Sandro e Munir, oltre a Rafinha che è cresciuto nella masìa ma ha esordito lo scorso anno con la maglia del Celta Vigo. Anche l’Atletico ha il suo esordiente, il difensore Lucas Hernandez, oltre ai due idoli del Calderon Koke e Saul che fanno parte della rosa colchonera da diverso tempo. Chiudiamo col Bayern, che oltre ai “vecchi” Alaba e Badstuber può contare sull’italotedesco Gaudino, e col Psg, con Rabiot unico canterano che però ha esordito nel 2013 col Tolosa.

In conclusione, in Italia a lanciare i giovani calciatori provenienti dal vivaio sono soprattutto i piccoli club, quelli che una volta preferivano affidarsi all’usato sicuro per puntare alla salvezza, mentre ora stanno riscoprendo il valore dei propri giovani. Al contrario, le nostre grandi sono le meno coraggiose d’Europa, quelle più restie a far esordire un ragazzo e in seguito proporlo con continuità in prima squadra. Basteranno le restrizioni imposte dalla Lega, tra giocatori club trained e under 21 senza limiti, a sovvertire questa tendenza?