Incastri e scenari di un centrocampo con Matuidi

di Davide Rovati |

matuidi

Ce l’avevamo quasi fatta a vedere un mercato della Juve pensato interamente in funzione di un modulo. Mancava solo più un tassello (direbbero a Torino) e cioè il tanto agognato mediano “di posizione”, meglio se medianone di posizione, extralarge nel fisico e nel senso tattico, per ampliare il raggio di azione di Pjanic. E invece, nel nome della sacrosanta (direbbero a Torino) varietà di assortimento – e forse nell’impossibilità di raggiungere obiettivi più succulenti – è arrivato Matuidi.

Diciamolo subito: se si continuerà a giocare a 2 a centrocampo, Matuidi offre lo stesso set di pregi e difetti di Khedira, condito da un po’ di gamba in più, ma meno centimetri sui duelli aerei tanto cari ad Allegri. Sarebbe quindi un partner del tutto inadatto a proteggere Pjanic e a liberarlo dagli oneri dell’impostazione bassa.

A quel punto si tratterà di tenere sempre fuori uno fra Matuidi e Khedira e uno fra Pjanic e Marchiso: una panchina pesantissima, da 100-120 presenze in Nazionale (nell’anno che porta al Mondiale), se vogliamo tenere la questione su un piano calcistico e non affrontare l’argomento degli stipendi delle riserve. E Bentancur? Difficile non immaginarselo puro spettatore, se non nel caso scongiurabile di un’epidemia di infortuni.

Più probabile dunque un passaggio al centrocampo a 3, passaggio che, se sarà, passerà necessariamente dalla lenta conquista di nuovi equilibri e dalla reciproca conoscenza degli interpreti, come da abitudine allegriana.

Difficile vedere sin da subito i buoni automatismi apprezzati nel 4231, schema che è stato interiorizzato dalla squadra come nessun altro nel periodo di Allegri, inclusi quindi tutti i tentativi (mai funzionali fino in fondo) di centrocampo a 3.

Possiamo mettere in conto quindi che la configurazione che ora come ora ci sembra più plausibile, e cioè uno fra Marchisio e Khedira mezzo destro, Pjanic centrale e Matuidi mezzo sinistro, non necessariamente sarà quella che si consoliderà a febbraio/marzo del 2018. Dipende tutto da quali esigenze paleserà la squadra una volta schierata sul campo, soprattutto in fase di sviluppo dell’azione.

Esempio lampante: Dybala non giocherà mai davvero defilato a destra, come lo scrivereste nel vostro 433 da manuale. Ormai il suo ruolo in questa Juve è quello di rifinitore su tutto il fronte d’attacco. Considerata la partenza di Dani Alves, le possibilità per il nostro numero 10 di partire dalla linea laterale ed entrare dentro al campo col fraseggio sono destinate a diminuire. Semmai, la sfida per questo Allegri infarcito di trequartisti d’estro sarà proprio portare quel tipo di dialogo fra Dybala e gli altri creativi (quasi tutti mancini…) al centro del campo, il più vicino possibile alla porta.

Quindi chi garantisce l’ampiezza a destra? Nel 433 da manuale (come anche nel 4321) servirebbe un terzino di spinta, per evitare che gli equilibri di campo portino uno fra Khedira e Marchisio ad allargarsi costantemente. Ce l’abbiamo un terzino destro di spinta? De Sciglio, se ci sei batti un colpo. Il sogno di chi scrive è che finisca a giocarci Cuadrado, ma non dimentichiamo che alla prima ufficiale quel ruolo è stato ricoperto da Barzagli.

Centrocampo a tre significa inoltre spostare il problema della panchina troppo lunga nel reparto che più ha subito un restyling in questa sessione di mercato, cioè quello di esterni offensivi e attaccanti. Dando per scontata la titolarità di Dybala e Higuain, imprescindibili per motivi diversi, rimane un solo posto al sole per Douglas Costa, Bernardeschi, Mandzukic, ad oggi anche Cuadrado, domani magari Keita. E, in questo scenario, il povero Pjaca a vestire i panni del Bentancur di turno.

Certo, meglio l’abbondanza che la carenza patologica sperimentata nel finale della scorsa stagione, ma sette “assi” per tre posti sono troppi anche per una squadra che abbonda col turn over (lo siamo? Lo saremo?).

Per chiudere, altri due scenari, per ora solo suggestioni, con Matuidi titolare: un 442 con un’ala pura a destra e il francese che sostituisce Mandzukic sull’out di sinistra, quindi da mezzala mascherata per lasciare la fascia ad Alex Sandro; oppure il caro vecchio rombo allegriano, con Douglas Costa trequartista-missile, alla Pereyra dei bei tempi, e Dybala regista offensivo alla Tevez.