In nome della rosa

di Juventibus |

di Inchiman

Nei “classici discorsi da bar” si sentono spesso scontrarsi due opposte fazioni di tifosi: gli amanti del campione solista contro quelli che impazziscono per l’organizzazione di squadra.

Il calcio ad alti livelli deve indissolubilmente coniugare i due aspetti appena esposti e tutto questo si traduce in una sola parola: il valore della rosa di ogni club. La rosa, oramai, è il primo parametro, a mio giudizio, che bisogna analizzare (e studiare) per capire i valori tecnici presenti sia in un campionato che nella Champions League.

In Serie A la Juventus ha la rosa nettamente migliore di tutte le altre 19 squadre. Lo direbbe già la ragione calcistica ma cercherò di confutarlo con parametri e dati tecnici accaduti in questo campionato, confrontandoli con quelli del Napoli, unico vero avversario del quinto scudetto consecutivo.

A mio avviso una rosa estremamente competitiva deve avere principalmente tre caratteristiche, ovvero essere equilibrata, profonda e giovane.

1. Equilibrata: è l’aspetto più semplice da capire ma anche il più difficile da raggiungere. Una rosa è più equilibrata tanto più ha al suo interno giocatori dal tasso tecnico il più simile possibile, in tutti e tre i reparti. L’equilibrio consente all’allenatore di variare gli schemi di gioco, di ruotare i giocatori senza preoccuparsi troppo di abbassare notevolmente il tasso tecnico, distribuire il numero delle reti e non dipendere da pochi singoli giocatori. Per spiegare questo primo parametro (come per gli altri due) analizzeremo alcuni aspetti specifici della stagione appena conclusa.

Formazioni: Massimiliano Allegri ha variato molto spesso sistema di gioco sia un virtù dell’avversario, sia per gli infortuni, sia per l’elevato equilibrio della rosa. Oltre al sistema cardine della stagione il 3-5-2 (utilizzato 35 volte) abbiamo visto il 4-4-2 (3 volte), il 4-3-1-2 a rombo (8 volte), 4-1-4-1 (1 volta), il 4-5-1 (1 volta). Di contro Maurizio Sarri si è affidato quasi esclusivamente ad un unico modulo, il 4-3-3 (utilizzato 45 volte) dopo aver abbandonato in partenza il tanto amato 4-3-1-2 (3 volte). L’utilizzo di un solo modulo indica principalmente lo scarso equilibrio della rosa che non ha permesso al tecnico toscano di variare gli schemi di gioco e quindi essere più imprevedibile ai tecnici avversari.

Goals: Dicevamo che una squadra che vuole vincere ed essere competitiva non deve mai dipendere da un singolo giocatore. Ecco il Napoli di Higuain ci ha dimostrato, ancora una volta, che avere un super capocannoniere con una rosa non equilibrata è inutile se si vuole vincere qualche trofeo. La Juventus rispetto al Napoli, ha ben 4 giocatori in più andati a segno (17 vs 13) mentre le due squadre hanno lo stesso numero di giocatori che hanno segnato più di 10 goals (4 a testa). La differenza sta nella loro distribuzione: Dybala ha segnato il 25% dei goal totali, mentre Higuain ha segnato ben il 45%. La logica conseguenza è che il Napoli non può fare a meno del Pipita mentre la Juventus della sua Joya sì, avendo meno peso specifico realizzativo.

2. Profonda: una rosa deve essere numerosa per diverse ragioni: l’elevato numero di partite stagionali, sopperire agli infortuni, sottrarre giocatori alla concorrenza, tenere alto il livello competitivo all’interno dello spogliatoio. Ci sono squadre con un ottimo undici ma che o nelle seconde e terze linee o in un singolo reparto scendono notevolmente di qualità. Alla parola profondità potrebbe venire in mente la capacità economica del club: più il club è ricco più la rosa è numerosa. Questo parallelismo non sempre è veritiero, ma comunque una rosa profonda potrebbe non essere equilibrata e quindi essere meno competitiva di altre club meno potenti economicamente.

Infortuni: Diciamocelo subito, la preparazione estiva bianconeri è stata un flop, molto anticipata per vincere una Super Coppa Italiana “made in Cina” più importante per il brand che per la bacheca. Questo ha prodotto una sequenza infinita di infortuni muscolari che avrebbero ammazzato la stagione di chiunque tranne che per la rosa bianconera. La Juventus, nella stagione 2015-16 ha subito 54 infortuni (muscolari e traumatici) contro i soli 7 della rosa del Napoli. Questo dato ci fa capire come Allegri non abbia quasi mai avuto a disposizione l’intera rosa ma soprattutto non l’ha mai avuta con lo stesso grado di preparazione fisica. Sarri, invece, ha lavorato senza troppi ostacoli sui 14 giocatori così detti “titolarissimi” ma questo alla lunga li ha logorati soprattutto dal punto di vista mentale (aiutati dalle polemiche dell’allenatore stesso e dell’ambiente).

3. Giovane: il calcio è uno sport di corsa e movimenti. Avere una rosa mediamente di età giovane ti pone in netto vantaggio su diversi aspetti: tenere ritmi più alti, avere un maggiore tasso di crescita, sia dal punto di vista tecnico che di esperienza, nel corso delle stagioni successive. Ho escluso volutamente anche la maggiore capacità di recupero dagli infortuni perché dipende molto dalla struttura fisica di ogni singolo giocatore. Una rosa giovane è indice di quanta capacità ha il club di programmare. Confrontando le due rose il Napoli ha la media più bassa con 25,88 anni contro i 27,54 dei bianconeri. Spicca l’invecchiamento del reparto difensivo della Juventus che nonostante l’innesto del 21enne Rugani si attesta sui 29,25.

In conclusione la differenza tra Juventus e Napoli, a livello di rosa, l’hanno fatta i primi due parametri: equilibrio e profondità che hanno consentito alla truppa di Allegri di superare una partenza ad handicap e la continua sequenza di infortuni in tutti e tre reparti. Se la concorrenza vorrà contendere davvero lo Scudetto della prossima stagione dovrà lavorare sul potenziamento costante della rosa unica vera strada per mettere fine al dominio bianconero.