Improvvisazione n°2: vive e segna soltanto Cristiano

di Sabino Palermo |

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Il celebre artista russo Kandinskij, fondatore dell’astrattismo di inizio Novecento, celebrava le sue opere d’arte con un titolo che non aveva nulla a che vedere con il mondo della pittura. Da acerbo violoncellista era solito dare ai suoi componimenti titoli dai riferimenti musicali, numerando progressivamente le sue Improvvisazioni o Composizioni. Era un sentimento immobile, fulmineo e scostante: un quadro, un fulmine, un gol nel derby.

Cristiano Ronaldo e Massimiliano Allegri sono le due facce del finale di stagione della Juventus. Dal sinistro all’angolino di San Siro alla litigata furibonda con Adani a fine partita, dal colpo di testa all’incrocio dei pali ai fischi con cui è uscita la squadra bianconera dopo l’1-1 contro il Torino di Mazzarri. Da una parte l’astrattismo lirico di CR7, capace di rappresentare con un solo gesto le sue sensazioni interiori in modo essenziale (ovvero vincere la classifica cannonieri e stare davanti a Lionel Messi), dall’altra l’aridità della corrente geometrica rappresentata dal Conte Max, incapace di infiammare il pubblico dell’Allianz Stadium con trame di gioco sterili e imbolsite.

Le assenze, la vittoria anticipata del campionato o l’incertezza sul futuro: quale componente può pesare di più nella testa di allenatore e giocatori? Sono domande che escono dal chiacchiericcio di un bar sport e di uno stadio mezzo vuoto, oltre che da ore di trasmissioni sportive. Non ha più nulla da dire la Juventus in questa stagione, da quando l’Ajax ha spezzato la sua lancia nel bel mezzo delle speranze Champions bianconere. E allora perché, nonostante i festeggiamenti di due settimane fa, è ancora così triste vedere questi giocatori camminare in campo senza una meta, uno scopo o una direttiva?

Il Toro è una squadra quadrata, che non lascia spazi, e che riparte con velocità. Ha tenuto una pressione costante, nemmeno così forsennata, e ha portato via dallo Stadium un punto che – a dirla tutta – sa più di “sconfitta” che di “quasi vittoria”. La Juventus si è limitata alle iniziative di uno scatenato Spinazzola, in particolare nella ripresa, e alla stoccata vincente del suo fuoriclasse con la maglia numero 7. Nell’azione del pareggio, questi due meravigliosi interpreti della seconda parte di stagione juventina, hanno chiuso il cerchio perfetto di una partita senza senso: cross, stacco di testa, rete. La semplicità del calcio ha “spezzato le gambe” ad un orgoglioso Torino, capace di rendere giustizia ad una stracittadina snobbata durante tutta la settimana.

Sui singoli c’è poco da dire, poiché sembrano tutto fuorché giocatori della capolista indiscussa della Serie A, facendosi preferire una serata al cinema o un ristorante di periferia appena aperto per la stagione estiva. Passare il venerdì sera in vostra compagnia, ragazzi miei, è stata un’agonia durata 95’ (e persino l’arbitro l’avrebbe fatta finire prima, lapsus freudiano di Orsato): ci aspettano ancora altre improvvisazioni in questo finale? S’è così, mi dispiace, chiudo i battenti. Commentare fino alla nausea la rimessa laterale di Cancelo, il liscio di Pjanic o i controlli sbagliati di Kean, ora come ora, non fa per me. Mi prendo una pausa da un palcoscenico che appartiene alle altre squadre che, giustamente, rendono merito a quest’ultima parte di campionato.

Caro Massimiliano, so che in fondo sapevi già come sarebbe andata, ma così è uno strazio davvero…

“L’arte (di Cristiano, ndr) oltrepassa i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla, e indica il contenuto del futuro”.
Vasili Kandinskij