L’importanza decisiva dei 30enni

di Juventibus |

L’esperienza – diceva Albert Camus, scrittore e filosofo francese, nonché premio Nobel per la letteratura nel 1957 – non puoi crearla. Devi subirla.

In questo caso l’esperienza di fenomeni come Cristiano Ronaldo, Robert Lewandowski, Karim Benzema e Zlatan Ibrahimovic (e perché no, di giocatori che si sono rivelati eccezionali, come Ciro Immobile e James Vardy) la stanno subendo gli avversari.

Cos’hanno in comune questi attaccanti delll’élite del calcio mondiale? Aver superato i 30 anni essere ancora protagonisti decisivi nei maggiori campionati europei. 

Sui dati mostruosi del nostro numero 7 ci siamo già soffermati. Gli oltre 700 gol e i 5 Palloni d’Oro parlano già chiaro, ma Cristiano anche in A a 35 anni ha macinato record: 31 gol in A, primo ad aver segnato almeno 50 gol in Premier, Liga e A. 51 gol in 63 presenze, bruciando in velocità gente come Luis Ronaldo, Shevchenko e Trezeguet, molto più giovani di lui nelle prime 50 in A. CR7 ha affiancato Borel (31 nel 1933/34) e superato Hansen (30 nel 1951/52) tra i marcatori più prolifici in bianconero in un singolo campionato ed è andato in gol in 11 gare di fila come solo Quagliarella e Batistuta.

Manca solo il record del nostro “21”, Gonzalo Higuain che 4 anni fa, allenato da Sarri, arrivò all’immaginifico totale di 36 reti (superando Nordhal nel 1949/50), record che sembrava irripetibile e invece è minacciato da Immobile (30 anni fatti a febbraio) in questa stagione atipica.

Nel viaggio alla ricerca del bomber perfetto, passando dall’Allianz Stadium all’Allianz Arena, clamorosi i numeri di Lewandowski, tra i più forti e completi del decennio. Attaccante moderno e cannibale d’aria, amato e invidiato da 2 dei suoi ex allenatori che farebbero carte false per riaverlo: Klopp, che lo ha svezzato a Dortmund e Guardiola che dopo l’esperienza al Bayern ancora ne esalta doti fisiche, qualità umane e sacrificio al lavoro.  In un anno senza Pallone d’oro, i tifosi di Lewa si sono sentiti “scippati”. 112 presenze e 61 gol in Nazionale, 110 presenze e 71 gol in Europa, 497 presenze e 340 gol nelle competizioni nazionali, 82 reti nelle prime 100 al Bayern, 51 gol stagionali. A 32 anni tra poco.

Spostandoci a Madri, ecco il protagonista del ritorno allo scudetto del Real: Karim Benzema.

Il franco-algerino quest’anno “ha fatto il Ronaldo”, smettendo i panni del Robin. Il numero 9 dei blancos – ha fatto il salto di qualità, non solo a livello di numeri (ha sempre contribuito alla causa a suon di goal), ma a livello mentale. Additato come una personalità difficile, con trascorsi turbolenti e carattere particolare gli è costato il titolo mondiale con la Francia, Benzema è l’attaccante ‘tecnico’ per eccellenza, 9 di testa, 10 nei piedi. In 11 anni di Real, 4 Champions, 3 Supercoppe UE e 2 Liga, con 140 gol. Quest’anno è arrivato a quota 21, 4 in meno di Messi, Pichichi per la 4° volta consecutiva.

Karim a quasi 34 anni, ha totale consapevolezza dei suoi mezzi, e ha trascinato il Real prendendosi responsabilità finora inedite.o

Tornando in A non si può non citare Zlatan Ibrahimovic, 40 anni a ottobre, il doppio di molti giocatori, che ha ridato spirito, gol e coraggio a un Milan malridotto prima del suo arrivo. Ibra ha segnato 7 goal in 15 gare, ma soprattutto ha ridato credibilità a una maglia, e con ;la sua personalità e il suo atteggiamento spaccone ha riacceso l’orgoglio di molti giocatori, facendo evolvere il gioco, con la trasformazione dei vari Rebic, Calhanoglu e Kessié e con un Milan primo nella classifica post-Covid. Premiato da Maldini per le 100 in rossonero, ha detto: “Vi ringrazio perché non c’è concorrenza”, in pieno Ibra style. 

In questo manifesto romantico come non citare il giocatore emblema della rivincita dei 30enni, Jamie Vardy, protagonista della doppia favola, quella incredibile della Premier col Leicester nel 2015-16, ma anche di una carriera che non si è limitata al classico “one season wonder”. A 34 anni Vardy ha timbrato il cartellino 23 volte quest’anno, capocannoniere del torneo più ricco al mondo, con fenomeni in campo e in panchina. Incredibile per un ragazzino che a 16 anni lavorava in fabbrica e che prima del Leicester non avrebbe mai sognato di essere il migliore in Premier, e il titolo individuale compensa in parte la delusione per la Champions mancata dai foxes.

Infine, proprio stasera un altro “magnifico 30enne” sfida non solo Ronaldo e Lewa, ma anche Gonzalo Higuain per entrare nell’olimpo dei marcatori di Serie A: Ciro Immobile che alla Juve ci è cresciute, a suon di record di gol in primavera.  L’attaccante di Torre Annunziata ancora una volta si è dimostrato macchina da gol: sono 35, 1 ogni 88′. Bottino che gli regalerà la scarpa d’oro e che potrebbe regalargli il record dei 36 gol di Higuain. A 1-2 gol da una soddisfazione tripla: Scarpa d’oro, capocannoniere e record, con tris di annate da capocannoniere. Bomber che ha trovato la sua dimensioni in squadre come Torino e Lazio, con flop nelle sue parentesi europee (con Klopp a sostituire proprio Lewa) e Siviglia. Anche l’annata di Immobile, come quella di Vardy e gli altri citati, sicuramente di un altro livello, ci suggerisce che l’esperienza accumulata negli anni da un bomber incide notevolmente, anche al di là del logorio fisico.

È una considerazione importante anche per la Juve, alla ricerca di un numero 9 post-Higuain: anche a 30anni un bomber vero può essere decisivo e durare ancora a lungo.

di Riccardo Mita