L’impatto di Douglas Costa sulla Juve e sulla Serie A

di Alex Campanelli |

douglas costa

Non era difficile immaginare, anche a bocce ferme, quanto sarebbe stato semplice per ogni tifoso bianconero innamorarsi di Douglas Costa De Souza. Le premesse c’erano tutte: età giusta, curriculum importante, velocità supersonica e dribbling ubriacante che la Juve osservò da molto vicino già nella doppia sfida col Bayern, numeri da giocoliere brasiliano uniti a concretezza europea, quel numero 11 che sembrava finalmente aver trovato un degno possessore.

A giochi quasi chiusi, possiamo tranquillamente erigere il funambolo verdeoro, il quale nell’ultimo periodo ha letteralmente preso per mano la Juve, sul podio dei migliori acquisti della coppia Marotta&Paratici, coi 46 milioni di euro complessivi necessari alla sua conferma che appaiono quasi una rapina a mano armata se paragonati ai prezzi che circolano tra i top europei. Esatto, Douglas Costa fa assolutamente parte dell’élite europea e mondiale degli esterni offensivi, a noi resta l’ingrato compito di provare a raccontare il suo impatto sulla Juventus e su tutta la Serie A.

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Douglas Costa ci era stato presentato come un giocatore capace di incidere partendo da ogni zona del campo, preferibilmente dalle fasce ma anche in posizione centrale. Il dibattito sulla sua posizione preferita ha tenuto banco per poco più di un mese, dopodiché il brasiliano si è rivelato l’esterno più duttile della rosa bianconera: con Cuadrado abile e arruolabile o Dybala utilizzato da ala destra, Costa si è sistemato sull’out mancino, con il colombiano assente e/o l’argentino schierato al centro l’ex Bayern ha giocato sulla corsia destra, con esiti sempre positivi in termine di rendimento. La tabella di Whoscored (la quale non tiene conto dei subentri) conferma tale tesi: Douglas Costa ha giostrato sia a destra che a sinistra, nel 4-2-3-1 come nel 4-3-3, con sporadiche comparsate da trequartista o addirittura da centrocampista centrale, senza praticamente mai modificare il suo elevatissimo rendimento. La heatmap di Sofascore ci permette invece di compiere un’osservazione meno ovvia: quando gioca a piede invertito Douglas non è il classico esterno da taglio e tiro in porta (sebbene abbia realizzato una rete fantastica in questo modo), alla Robben per intenderci, o da cross a rientrare dalla trequarti, ma è capace con disinvoltura di prendere il fondo e mettere il pallone in mezzo col piede debole, come in occasione dell’assist per Bernardeschi contro il Cagliari di cui sotto. Con due soluzioni sempre a disposizione su ambo le fasce, un giocatore con una classe simile diventa praticamente immarcabile.

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Doppio passo, lieve finta a rientrare sul piede forte che manda fuori tempo due difensori, accelerazione e cross di destro

Fatte le doverose premesse, l’impatto di Douglas Costa sulla fase offensiva bianconera è immediatamente evidente se analizziamo un particolare fondamentale: i dribbling. Lo scorso anno la Juventus era quinta nella classifica dei dribbling riusciti a partita con 10,7, dietro a Inter, Atalanta Fiorentina e Lazio nonostante la presenza in rosa di giocatori abilissimi nell’1 contro 1 come Cuadrado, Alex Sandro e Dybala; il miglior dribblatore della squadra era proprio l’argentino con 2,2 dribbling riusciti, settimo in classifica con Suso e Fofana, ben distante dal capolista Felipe Anderson (3,3). Ora che tra le file bianconere c’è il giocoliere brasiliano, la Juve domina la classifica dei dribbling positivi con un ottimo 13,5, ben distante dal 12,1 della Lazio seconda in classifica; Douglas Costa è inoltre il miglior dribblatore della Serie A alla pari con Felipe Anderson (3,4 riusciti a gara), rispetto al quale ha disputato quasi 800 minuti in più, fornendo un campione ben più significativo. Oltre all’ovvia capacità di saltare gli avversari in progressione sfruttando la propria velocità supersonica, nel repertorio di Douglas vi sono tocchi di suola, sterzate verso l’interno con entrambi i piedi, doppi passi ed elastici. Li avrete già visti mille e mille volte, quindi vi proponiamo questo elastico inverso con tunnel risalente al periodo nello Shakhtar, magia che ancora non ci ha mostrato in bianconero:

Tecnica brasiliana unita a concretezza europea, dicevamo all’inizio: è la combinazione che rende Douglas Costa un giocatore di altissimo livello, secondo miglior assistman della Serie A con 12 passaggi vincenti, a due lunghezze dal capolista Luis Alberto. Attenzione però all’impiego in campo: lo spagnolo della Lazio ha disputato quasi 1000 minuti in più di Douglas, che ha inoltre servito tutti i suoi assist a palla in movimento, senza alcun bonus proveniente dai calci piazzati. Limitatamente alla rosa bianconera, il brasiliano è il migliore nelle assistenze complessive davanti a Pjanic (8), altro deputato ai calci piazzati, mentre come rapporto assist effettuati/minuti giocati si piazza appena dietro a Bernardeschi, forte dei 6 passaggi vincenti in poco più di 700 minuti disputati. Il brasiliano è anche il secondo miglior juventino per key pass a partita (1,9), alla pari con Cuadrado e vicinissimo a Pjanic (2 netti).

Se la Juventus ha giovato dell’approdo di Douglas Costa, è anche vero che il brasiliano in Italia ha toccato picchi di rendimento mai raggiunti da quando è arrivato nel grande calcio europeo: il numero 11 ha eguagliato le due stagioni in Bundesliga per gol segnati (4), superandosi per quanto riguarda gli assist (9 nella stagione migliore al Bayern contro i 12 attuali), i dribbling riusciti a partita (di pochissimo: 3,4 contro 3,3 nel 2015/16) e i key pass (idem, 1,9 contro 1,8). Douglas ha altri due partite per migliorare i suoi numeri, ma già ora è facile constatare quanto sia stato devastante il suo impatto sul nostro campionato; dopo tanti tentativi andati in fumo in modo più o meno eclatante, la maglia numero 11 è finita sulle spalle giuste.