Come evitare l’imbuto della coperta corta

di Giuseppe Gariffo |

Nell’ipotizzare l’undici della prossima Juventus c’è chi esclude Higuain, chi Benatia ed Alex Sandro, chi Pjanic, chi (mi tocca citarlo per forza) Dybala. Di volta in volta l’interlocutore di turno chiede con rabbia conto e ragione delle assenze. “E Higuain? Lo hai già venduto? Dovresti portargli rispetto, in realtà bisognerebbe vendere tifosi come te”.  Faccio l’esempio del centravanti argentino solo perché su di lui, con gli altri autori di Juventibus, abbiamo ragionato qui. Ma il suo nome potrebbe essere sostituito da uno qualunque di quelli dei calciatori bianconeri più in vista.

Tralasciando le sempre simpaticissime “patenti” di tifoso, che da qualche anno c’è chi ha inaugurato la moda di distribuire, chiediamoci: perché avviene questo ogni anno, al termine di stagioni vincenti? Perché conosciamo le abitudini della dirigenza bianconera e abbiamo imparato, a differenza di altre tifoserie, a familiarizzare con termini quali plusvalenza, ammortamento, “potenza di fuoco”. Sappiamo che, pur non smettendo di sognare, il peso dei nostri sogni va calcolato e va liberato in rosa lo spazio destinato al loro ingombro. Così chi sogna Milinkovic-Savic, ad esempio, capisce bene che un arrivo di quella portata non potrebbe concretizzarsi senza la cessione di un Higuain o di un Pjanic. È un fatto chiaro che trova conferma nelle passate gestioni, la più eclatante quella dell’arrivo di Higuain che coincise con i saluti al polpo Pogba, ma così avviene ogni anno, con cessioni eccellenti a finanziare arrivi di pari o, si spera, superiore livello.

Il rischio è quello di cadere nella storia della “coperta corta”, e negli ultimi anni ci siamo resi conto con sufficiente chiarezza di cosa significhi. Dopo lo smembramento, con ragioni diverse pezzo per pezzo, del centrocampo più forte d’Europa, quel “Pirlo-Vidal-Pogba-Marchisio” che ci portó a Berlino ad accarezzare il sogno nella stagione meno prevedibile, la Juve si è rinforzata sulle fasce con Alex Sandro, Cuadrado e poi Douglas Costa e in avanti, prima con Dybala e poi con il Pipita Higuain. Non ci sono grossi dubbi che la trazione laterale e quella offensiva abbiano subito un upgrade rispetto al 2014-2015, ma pare altrettanto netto il depotenziamento del settore nevralgico del campo, dove il solo Pjanic regge forse il confronto con il quartetto citato. Prima che il mercato in uscita entri nel vivo, appare evidente che anche nella prossima sessione possa accadere lo stesso fenomeno. La ventilata cessione del centravanti argentino, qualora si concretizzasse, porrebbe i vertici della Continassa di fronte a un’alternativa: dirigere la “potenza di fuoco” liberata dalla partenza di Higuain su un centrocampista di massimo livello (Milinkovic-Savic) per ricomporre un centrocampo top, sostituendo il Pipita con una punta di costo inferiore che entri nelle rotazioni di Allegri (magari insieme a un Dybala “falso nueve” riproposto più spesso); oppure sostituire Higuain con un centravanti di pari ingombro economico (Icardi? Cavani? Lewandowski?), ma a quel punto non sarebbe immaginabile l’arrivo di un altro grande centrocampista come il serbo della Lazio. Da un lato, insomma, la coperta la tiri e si allunga, dall’altro si accorcia.

Inevitabile? Può darsi, a meno che non subentri un fattore imprevisto. Un fatto già accaduto in passato. E cioè che un buon lavoro di scouting, accompagnato da gran dose di coraggio, permetta di arrivare a un calciatore a costi abbordabili ma che sia già pronto per fare la differenza e migliorare la Juventus. Arduo ma non impossibile. Esempi? La storia della Juve ne è piena e avvicinandomi agli “anta” sarebbe facile citare Zidane, Inzaghi o Davids, arrivati in sostituzione di giocatori affermati, o in aggiunta, quando nessuno avrebbe osato mettere una mano sul fuoco per garantire il loro valore. Ma tiro fuori un nome più recente e che è ancora nel cuore di tanti gobbi: Arturo Vidal. Riuscire a ripetere, come contenuto tecnico ed economico, un colpo di quel genere (ricordiamolo: 11 milioni, strappato alla concorrenza di Bayern e Napoli per il solo fatto di “essere arrivati prima”) è il vero passaggio che serve a questa Juventus.

Nomi non me ne vengono in mente (ammetto che anche se ne avessi non li farei, perché non solleticherebbero la fantasia di alcuno) e l’anno dei Mondiali è generalmente il meno favorevole alla realizzazione di “affari d’oro”. Tuttavia acquistare un calciatore poco pubblicizzato ma già “da Juve” è la cosa più complicata e al tempo stesso più efficace. Non andrebbe economicamente coperta da altre cessioni e permetterebbe, se fosse un attaccante, di sostituire Higuain senza rinunciare all’arrivo di un Top Player a centrocampo; se fosse un centrocampista, invece, migliorerebbe ulteriormente la mediana già rinforzata da Emre Can e consentirebbe di puntare su Icardi o altri di simile di livello per compensare l’eventuale uscita di Higuain.

Per crescere ed avvicinarci ancora un po’ alle superpotenze spagnole dunque, più che sperare nell’arrivo di un Top Player (che negli ultimi anni è sempre arrivato, a prezzo di altre cessioni), bisogna dunque sperare che il lavoro di scouting degli ultimi anni sia stato fruttuoso e che la Juventus abbia il coraggio di assecondarlo.