Il triangolo rovesciato: sintesi tra l'Allegri pensiero e il realismo Juve

di Luca Momblano |

Allegri in conferenza ha fatto cenno al “triangolo rovesciato” riferendosi alla possibilità di giocare con tre centrocampisti senza l’utilizzo di un regista e/o metodista davanti alla difesa. Ha dato una risposta didattica o c’è qualcosa di concreto? Presto per rispondere. Troppo presto. Ma se si prova a fare un ulteriore sforzo intellettuale, unendo il concetto all’altra verità (momentanea) che Allegri ha voluto mettere in chiaro, ovvero al 3-5-2 che al momento non si tocca, allora un pensiero va speso. Ed è un pensiero su Genova, perché per riferirsi prospettiva c’è sempre tempo, soprattutto in una stagione dove molto presto la stretta necessità è divenuta il primo punto all’ordine del giorno.

 

Detto che esiste, sulle lavagne, il connubio definitivo tra i due sistemi di gioco che l’allenatore ha espresso in estate come punti di riferimento della squadra, come duttilità che è un punto di forza prima e durante le gare, ecco che il momento è almeno in teoria topico. Cioè vale la pena parlarne, facendo anche un paio di nomi per capire meglio. Quel connubio si chiama 3-4-1-2, fusione pressoché perfetta (siamo sempre sulle lavagne, non dimenticate) del 4-3-1-2 che Allegri vive come approdo ideale al netto dell’organico a disposizione nonché del sempiterno e mai tramontato 3-5-2 che include grossa parte della saggezza concreta delle pedine chiave dell’undici titolare.

Non è il caso di mettere il carro davanti ai buoi, di descrivere la differenza strutturale non minima rispetto al sistema portante che ha per il momento riportato la squadra in carreggiata (alla grandissima, addirittura con un filotto che pur pensando alla possibilissima rimonta neppure io ritenevo possibile per il tipo di ricostruzione intrapreso). Così come non è il caso di scavare nelle dinamiche possibili di gioco, di come difendere nello specifico dei movimenti o peggio ancora a come dovrebbe cambiare il modo di far arrivare più o meno in fretta il pallone agli attaccanti. Alcune cose però sono, per chi scrive, indubbiamente chiare. Eccole, con vista Sampdoria per tenersi sul reale.

 

Cosa fare senza Marchisio, immaginando qualcosa di fresco, profetico e geniale nelle parole di Allegri a differenza di tutte le proiezioni? Escludendo dunque tutte le suggestive teorie che vedono già utenti e commentatori profeti della ricerca del calcio d’attacco perfetto, e dunque del 4-2-3-1 sospinto da quattro calciatori di natura prevalentemente offensiva, siamo esattamente dentro il 3-4-1-2. Due mediani e un rifinitore (centrocampista! vedi parole di Allegri) che faccia anche da boa del gioco, ovvero si prenda i compiti di cucitura che sono attualmente in mano alle due mezzali. Di base, il cambiamento è dunque nelle mansioni del cosiddetto perno. Che nel 3-5-2 sono principalmente due, nel dettame di Allegri: schermare la difesa e dettare i tempi del gioco. Nel 3-4-1-2 questi due verbi, per il perno, cambiano in rinculare per dare densità  e rendere fluido il passaggio del gioco verso gli attaccanti (anche passando attraverso gli esterni, ovviamente, che mai dovrebbero essere entrambi difensivi se i due mediani sono due mediani veri).  Una salida non più lavolpiana (tra centrocampo e difesa in fase di possesso), bensì nel caso allegriana o quasi momblaniana (tra vertice basso e vertice alto in fase di possesso, appiattendosi come faceva Vidal per il 4-4-2 quando servivano posizionamenti per difendersi).

 

Pare chiaro che per velocità di esecuzione e di pensiero, nonché che per gamba e capacità di occupazione degli spazi in campo, questo uomo non possa chiamarsi Hernanes (piuttosto, davvero 3-5-2) ma solo e soltanto Pogba. In futuro, per continuare a immaginare, neanche Marchisio e Pereyra sarebbero uomini adatti per motivi chiaramente opposti. Nel calcio moderno, forse solo il miglior Schweinsteiger o Touré quando aveva ancora voglia e forza di soffrire. Oppure Kroos non fosse una signorina. Oppure non so. Ma tanto al momento non importa. Tanto Allegri sfiderà la Sampdoria nei duelli degli intermedi, forse perché Cassano va ancora più piano di Hernanes o forse perché Soriano è l’unica cosa sostanziosa di questa rosa blucerchiata in fase di costruzione e inserimento. Forse. Di triangoli dritti o rovesciati è difficile che se ne riparlerà nel dopogara. Tanto in attacco, dove Morata e Dybala devono dimostrare affinità in campo oltre che nella vita privata, quelli adesso si chiamano dai e vai o più precisamente uno-due…