Wojciech is ready

di Michael Crisci |

szczesny

Nella conferenza stampa in vista del turno infrasettimanale contro la Fiorentina che si giocherà stasera all’Allianz, nell’annunciarlo titolare, Allegri ha investito ufficialmente Wojciech Szczesny dell’eredità di Gigi Buffon.

 

 

 

Le avvisaglie c’erano tutte, il 27enne polacco ha firmato in estate un ricco quadriennale da 4,5 milioni di euro, con la Juve che per averlo ha vinto la concorrenza del Napoli. “Non si sceglie la Juve, si viene scelti”. Queste le prime parole del numero 23 alla sua presentazione. E sulla scelta di Szczesny, oltre all’esperienza maturata ad alto livello in Premier League (153 presenze), di sicuro hanno pesato molto la sua buona esperienza a livello europeo (38 presenze tra Arsenal e Roma), e le 81 presenze di “apprendistato” nel campionato italiano con la maglia della Roma.  A queste si devono aggiungere le ulteriori 28 presenze con la nazionale polacca, condite da ben 14 cleen sheet

 

 

Di 4 centimetri più alto di Buffon, (1.95) Szczesny ha nei riflessi uno dei suoi punti di forza. La sua elasticità gli permette di essere un ottimo paratore di tiri dalla distanza, la sua imponente mole gli permette di coprire molto bene la porta. Dotato anche di ottima reattività, è amante dei lanci lunghi verso il proprio centravanti; ha sbrogliato diverse partite difficili in maglia giallorossa, sigillando la porta, tanto che nella stagione scorsa si contano:

– l’80% di passaggi riusciti (44 verso la punta, Edin Dzeko), con distanza media di 35 metri, un per cento in meno dello stesso Buffon, con gittata maggiore di 4 metri

– 14 cleen sheet, primo in questa graduatoria in Serie A

– 38 gol subiti, 1 gol subito a gara, seconda difesa del campionato

– 8.5 % di passaggi riusciti a gara, secondo dietro a Sorrentino

– 2.45 % di interventi risolutivi medi a partita

Giocatore che ama uscire fuori dalla porta palla al piede, pecca invece nelle uscite sui cross (scorso anno rating di respinte coi pugni del 34%, questo lo accomuna un po’ a Gigi), e soprattutto non ha mai dimostrato di avere continuità nel corso della sua carriera. Nonostante sia stato uno dei portieri più affidabili dell’Arsenal nell’interregno tra l’addio di Seaman e l’avvento di Petr Cech, non è mai riuscito a guadagnarsi totalmente la fiducia di Arsene Wenger

 

 

La scelta di Szczesny è di sicuro quasi antistorica per la Juventus. Dopo 19 anni, si è deciso di tornare a puntare su un portiere straniero. Nel 1999, dopo i 3 fortunatissimi cicli Zoff, Tacconi e Peruzzi, la triade decise di puntare su Edwin Van Der Saar, portiere dell’Ajax (allora all’ultimo grande ciclo europeo della sua storia) e della nazionale olandese. Nonostante un buon impatto, la storia tra il portiere olandese e la Juve si chiuse dopo soli due anni, e due scudetti persi, uno dei quali anche per sue clamorose papere (qualcuno suppone ebbe problemi di vista). Alla fine dell’esperienza VDS, la Juve decise di tornare su un portiere italiano, e di dare inizio all’epopea di Gigi Buffon

 

 

Pochissimi sono i portieri stranieri che alla Juventus hanno davvero lasciato il segno come titolari. Neto ha lasciato un buon ricordo, ma solo come secondo. Negli ultimi decenni sono passati moltissimi portieri, quasi tutti mai utilizzati e finiti nel dimenticatoio. Tra i vari Bonnefoi, Vastraattan e Isaksson, spicca il nome dell’uruguagio Fabian Carini, che però fu protagonista solo fuori dal campo, in uno dei nostri più grandi scambi di mercato, quello con l’Inter con Fabio Cannavaro. L’unico straniero che si è distinto anche come una buona prima scelta è stato Alexander Manninger, tra l’altro appena ritiratosi dal calcio giocato. Ai tempi del secondo anno di Ranieri, fu ottimo supplente di Buffon, operato alla schiena e quindi out per molti mesi. Con lui titolare in porta, la Juve riuscì a passare in maniera egregia il turno di Champions con Real, Zenit e Bate Borisov, e a restare in scia della prima Inter di Mourinho

 

 

Di sicuro c’è che alla Juve il ruolo di portiere ha sempre avuto una forte connotazione italica, e lo stesso Marotta negli ultimi tempi ha ribadito che il proposito principale della Juve in quel ruolo è quello di accaparrarsi il portiere della nazionale italiana. Negli anni si sono succeduti tantissimi presunti eredi italiani di Buffon accostati alla Juventus: uno di questi è stato sicuramente Fiorillo, ex portiere prodigio della Sampdoria che negli anni si è perso nei meandri della Serie B, o il giovane Leali, di proprietà della Juve ma oramai da anni girato in prestito un po’ ovunque, prima in Italia, ed ora anche all’estero. E che dire delle suggestioni di mercato, ad esempio il giovane Scuffet dell’Udinese, e di quelle ancora più fresche, come Meret della SPAL e ovviamente di Gianluigi Donnarumma, forse l’unico davvero degno di tale scettro. La Juve lo avrebbe voluto a 0 in assenza di rinnovo, il quale però ha complicato le cose e forse consegnato il portiere del Milan a mercati diversi da quello italiano.

 

 

Insomma, la sfida per Szczesny si annuncia importante e anche stimolante. Di sicuro nell’ambiente c’è molta fiducia nelle sue capacità e anche nei suoi ancora possibili ulteriori margini di crescita. Il tempo di Gigi sta per finire ahinoi, ma sta per cominciare il tempo di Wojciech. Il fatto che Szczesny non sia italiano forse può essere un vantaggio per lui, per non sentire il peso eccessivo di un’eredità pesantissima. Parliamo comunque di un portiere pronto ad ogni evenienza già da questa stagione. Lo stesso Gigi si è prodigato nell’investirlo a sua volta. Con la speranza che il gigante polacco vinca la sfida e cambi la storia.