Il tallone di Federico

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Francesco Gavatorta

La mitologia greca ha restituito all’umanità diversi archetipi fondamentali, talmente indovinati da entrare nel parlato comune come esempi di rettitudine, forza, abnegazione. Fra questi, certamente non fa eccezione il semidio ellenico Achille, il più leggendario fra gli eroi che l’antichità ci ha restituito. C’è però un corto circuito semantico, come se tutta quella forza di cui si racconta fosse dotato non sia servita a rimanere nella storia: nonostante fosse invincibile nel combattimento, Achille viene infatti ricordato e citato non tanto per la sua prestanza sul campo di battaglia, quanto per il suo unico punto debole, il suo tallone.

C’è un campione nella Juventus 2019/2020 che, per svariate ragioni, oggi può incarnare perfettamente la prestanza e il destino di questa figura epica e sfortunata.

Divisivo per i tifosi, sempre sul filo del rasoio fra l’incompiuto e il leggendario, Federico Bernardeschi è forse fra le sfide più affascinanti da vincere per Maurizio Sarri. Valutato da TransferMarket come il quinto giocatore più di valore della rosa della Juve (al pari di Alex Sandro, 45 milioni di euro il costo del suo cartellino) il carrarese ex Fiorentina sembra essere al bivio della carriera, come spesso capita a quei calciatori che promettono molto, ma talvolta non riescono a mantenere.

Vediamo perché, partendo dalla performance contro il Bologna.

FOTOGRAFIA DI UN MATCH

Considerato ai nastri di partenza del campionato come esterno d’attacco, Bernardeschi è stato impiegato in questo inizio di stagione dal mister bianconero tranne che nel match con la Fiorentina, come trequartista centrale. Con il Bologna, così come con l’Inter, “Berna” è partito titolare, questa volta a supporto della coppia Higuain-Ronaldo, situazione già capitata con l’Atletico. Sin dalle prime battute, si è evidenziato l’ampia mobilità del trequartista, che sovente svariava su tutta la larghezza del campo, talvolta scambiandosi posizione a turno con una delle due punte. Tale capacità è insita nel modo di intendere il gioco da parte di Bernardeschi, di cui non fa mistero la generosità in campo, registrata a fine gara anche dallo stesso Maurizio Sarri: “Bernardeschi ha qualità fisiche importanti che lo rendono idoneo all’impiego di due attaccanti come Ronaldo ed Higuain, logico che poi paghi qualcosa in termini di lucidità offensiva”.

Mappando la sua partita in termini di presenza, possiamo notare che sui 779 tocchi totali dei giocatori juventini, 77 siano stati del solo numero 33.

Come si nota dalla mappatura, la sua presenza è stata distribuita su tutta la metà campo avversaria. Di questi, 55 sono stati passaggi chiave e 4 tiri, 3 falli. In due sole occasioni Federico ha perso il pallone mentre ne era in controllo. La sua è stata una partita “generosa”, anche se dalla tribuna è sembrata evidente la “mancanza di lucidità” cui fa cenno mister Sarri, soprattutto in fase di conclusione a rete. In particolare, possiamo citare due situazioni di gioco particolarmente indicative: la ribattuta fallita al 74esimo, dopo un tentativo di chiusura a goal da parte di Higuain, che lo porta a tentare un dribbling bello ma inutile, e un minuto dopo, quando il carrarese conclude a rete da fuori area con Alex Sandro completamente libero a sinistra.

Se spostiamo il giudizio della partita sulla fase di impostazione, notiamo che anche nei momenti più caldi del match, in particolare a metà secondo tempo, Bernardeschi ha saputo costruire e sviluppare manovre anche di qualità.

Al 71esimo, ad esempio, quando indovina il corridoio per Rabiot, in cui però il francese, stanchissimo e in procinto di uscire, non riesce a infilarsi. Al di là dalla fredda analisi e dedicando un pensiero poetico al gesto in sé, in quel frangente sembra quasi che l’italiano stia provando a togliersi di dosso un guscio nel tentativo di dimostrare di saperci fare, trovando un suggerimento che, con un compagno più svelto e fresco, avrebbe tranquillamente potuto diventare assist. Una riflessione romantica che fa da corollario a ciò che rimane di questo Juventus-Bologna, con un Bernardeschi che si guadagna una valutazione sufficiente per una performance con alti e bassi, in un match che lo ha visto crescere rispetto a quanto visto a Milano, dove il suo contributo è stato più modesto (23 tocchi a fronte di 15 passaggi chiave, un solo tiro a 4) e dove ha certamente avuto meno spazio per far valere forse la sua miglior qualità: l’esplosività.

Non è ancora il momento per capire quanto questo sia dipeso dalla presenza di Dybala e non di Higuain: certamente, sarà un fattore da considerare nel proseguo della stagione. Basandoci sui dati che abbiamo e che vanno analizzati in funzione dell’avversario affrontato, il contributo che ci si aspetta da Bernardeschi, seppur non eccelso, può dirsi sufficiente.

L’idea di Sarri, fin dall’inizio della stagione, è stata quella di definire la sua specificità all’interno del pianeta Juve: la ricerca del ruolo che il 25enne di Carrara sapesse interpretare al meglio è stata non a caso una delle priorità fin dalla prima conferenza stampa. Forse questa la cosa più difficile da dire, in questo fresco ottobre juventino: è proprio il trequartista la sua posizione?

IL “SUO” RUOLO E IL BISOGNO DI CONCRETEZZA

Come per tutti i calciatori senza mezze misure, Bernardeschi divide. C’è chi lo ama e chi lo detesta, chi lo vorrebbe fuori dal progetto e chi ci costruirebbe sopra la squadra. Rimanendo fedeli all’idea che possa incarnare l’Achille di Omero, in questa sede non possiamo esimerci dal continuare a considerarlo un prototipo di campione. Per struttura atletica, capacità di palleggio ed eleganza nell’interpretare il ruolo, ma anche per controllo di palla e tiro, Bernardeschi ha tutti gli strumenti per riuscire a confermarsi, anche e forse soprattutto nel ruolo di trequartista. Un trequartista moderno e atipico per mobilità e capacità di svariare, forse meno propenso all’impostazione, ma in grado di garantire quel tasso di imprevedibilità che solo i campioni sanno gestire.

C’è un però: il suo “tallone”, esattamente come nel caso dell’eroe greco figlio di Peleo e Teti, che rischia di lasciarne tracci negli annali come un grande, bellissimo incompiuto. Se un difetto ritroviamo insito in Bernardeschi è l’incapacità di leggere le situazioni con la velocità che il ruolo richiede. In ogni spunto geniale che si intravede nella sua giocata, sia essa una progressione o un tentativo di conclusione, sembra emergere una frazione di secondo in cui Federico esita, quasi si fermi a pensare a come concludere, passare il pallone, dribblare. Un attimo eterno, in cui l’avversario ha il tempo di fargli perdere il controllo della situazione, che in fase di preparazione lui invece controlla a pieno. Quell’attimo è forse dettato da un lato da un’insicurezza misto a generosità che Bernardeschi mostra in ogni sua movenza: a parlare in questo caso sono i numeri, che ci raccontano un giocatore propenso più al passaggio che non alla conclusione. Dall’altro, sembra essere frutto di una consapevolezza di sé tutta particolare, come se ci fosse un Federico che gioca e un Federico che guarda, e che vuole continuare ad ammirarsi.

Questo essere innamorato di sé si traduce in una continua ricerca della perfezione, che porta inevitabilmente a perdere molte occasioni, in termini di assist, e soprattutto goal. Non ci sono dubbi che la strada intrapresa da Sarri sia quella giusta: in questo punto della carriera, Bernardeschi deve specializzarsi e trovare la sua strada. Il trequartista centrale può essere una soluzione adatta, esattamente come il Cuadrado terzino esploso nelle ultime settimane. Val la pena continuare a crederci in questa Juventus e per questa Juventus. Sempre che a fermare l’epico Federico, sia il suo tallone d’Achille.


JUVENTIBUS LIVE