Il solito Derby (o forse no)

di Vittorio Aversano |

Il 147mo Derby della Mole, se non soltanto grande soddisfazione per la 15a vittoria in campionato, l’ottava in trasferta (100% success rate) e a rete inviolata (quinta partita consecutiva in serie A), consegna agli archivi una giornata da ricordare per diversi motivi. Rivediamoli.

Liverpool 

In una realtà, dal punto di vista del giudizio sportivo, storicamente impari, qualche brillante tifoso granata rende omaggio alle 39 vittime dell’Heysel, (dis)onorandole con scritte becere, mentre un suo degno pari, con la complicità di DAZN, appare alle telecamere con la sciarpa del Liverpool. Come a Napoli, anche a Torino, questo verrà derubricato a “folklore o parodia” o semplicemente ignorato, c’è da scommetterci; e l’impunità, generalmente applicata a tutti meno che ai nostri, incoraggerà ulteriori, futuri episodi della stessa risma.

La gaffe tremendista

I tifosi granata, che aspettavano come sempre questa giornata da quella dell’anno scorso, non si rendono conto di dileggiare il pullman della squadra sbagliata: la propria. Nulla da eccepire, da parte mia, nel merito del termine utilizzato (“merde”), ma non credo sia il miglior modo per motivare i propri beniamini nell’unica partita di campionato che per loro conta. In fondo, non erano ancora neanche scesi in campo: è proprio vero che l’odio acceca.

Segna e vola sotto la curva, Pavel Nedved tira la…

…Bomba. Clamoroso quanto esaltante il commento del nostro VP, a pochi minuti dal fischio di inizio, in relazione all’assunzione del ruolo di AD con delega allo sport di Marotta all’Inter. La lamentata mancanza di juventinità vuole forse rivelare ben di più delle semplici parole e soltanto i noti, insoddisfatti ex giornalisti da Twitter possono parlare di caduta di stile. A me, ad esempio, fanno pensare che l’allontanamento di Marotta, fin troppo repentino, possa essere stato, invece, determinato da uno scollamento del rapporto fiduciario con il vertice della società, che trova, nell’espressione di Nedved, un’ evidente conferma: c’è da chiedersi, infatti, se la “non juventinità” di Marotta si sia rivelata nella scelta di andare all’Inter o si fosse manifestata già prima. 

Glik marca visita

Questa volta non risultano visite motivazionali preliminari in hotel. Peccato, portava bene.

Derby brutto e irrazionale

Su un indegno campo di barbabietole (dal colore non casuale), entrambe le squadre commettono una serie incredibile di ripetuti errori tecnici, che rendono la partita decisamente sgradevole. La proverbiale (?) grinta del Toro appare (ancora una volta) soltanto a sprazzi, soprattutto nel furore agonistico di un Belotti dalle frivole labbra scarlatte, mentre i nostri si affidano poco lucidamente al lancio lungo di Bonucci per sovrastare fisicamente gli avversari nei venti metri finali, producendo un primo tempo equilibrato, ma con le uniche occasioni nette a nostro favore. Nella ripresa – dopo aver appreso da Baselli, durante l’intervallo, che si trattava di una vera e propria “guerra” -, le squadre sembrano persino crescere di condizione fisica e, stancamente, la gara si trascina finché la Juve non capitalizza l’episodio-chiave del match. Insomma, il solito Toro, emotivo e trepidante per il gala annuale, la solita Juve, gelida e snob, il solito risultato. L’unica vera novità è che, per una volta, hanno chiuso la partita in undici.

Le consuete polemiche e l’inaspettata gratitudine

Le vacue proteste granata – evidenziate nel post gara dallo sconforto del solito Mazzarri – per ben due rigori non assegnati su Zaza e Belotti (a mio avviso, inesistenti) non impediscono al primo di compiere quella grave “leggerezza”, che ci consente di portare a casa l’incontro, nel recente solco di quei nostri ex calciatori (Higuain e Asamoah) che si sentono nel dovere atavico di esprimerci gratitudine per gli unici trofei vinti in carriera.

“Quando c’è un po’ di fango, bisogna sapersi sporcare le mani”

Twitta Mr Allegri e in questo contesto calcistico la frase è totalmente calzante. Non solo per le condizioni del terreno di gioco, ma anche per quanto tentato da alcuni componenti del club avversario e da qualche loro tifoso. Al netto degli infortuni, la nostra squadra appare stanca ma, nella parte finale della ripresa, corre persino più del Toro, quindi probabilmente non lo è. A me questa Juve dà spesso l’impressione di impostare prima di ogni match la percentuale di rendimento da impiegare e, se così fosse, sarebbe straordinario.

Le sciarpe viola

Non so se fosse un effetto della mia TV, ma ho notato diverse sciarpe viola con scritto Forza Toro: storie di gemellaggi storici?

Torino

È bianconera. Buone Feste agli amici granata.