Il senso di Juve-Inter

di Giacomo Scutiero |

Dall’intervista fotografica de “Il senso della vita” di Paolo Bonolis a quella di Juventibus: cinque immagini, cinque estemporanee ispirazioni; guardare e commentare, senza pensarci su. Giacomo Scutiero proietta le diapositive, Fabrizio Biasin di Libero Quotidiano libera le sensazioni.


 

 


Ho come la sensazione (o comunque mi piace pensare) di essere il più grande fan esistente di Mauro Icardi. Facevo il tifo per lui anche quando tutti dicevano «È un mezzo giocatore e un mezzo uomo!». È la mia debolezza, la nicchia da «non giornalista» che mi piace coltivare. Se avessi ancora una cameretta, avrei certamente il suo poster appeso alla parete (di fianco a quello di Sabrina Salerno).
Concordo, soprattutto su Salerno.

 

 

 


Da fanatico di Maurito e amico di (A)icardi, vi chiedo di «credere ammé»: Paolo ha detto una stupidata, ma lo conosco bene e certo non la pensava. Il guaio è che oggigiorno ci facciamo prendere dall’«eccesso di cazzeggio», un morbo pericoloso che colpisce in maniera distinta tutti noi chiacchieroni del pallone (per intenderci: se esistesse la classifica delle «puttanate» dette in tv, io sarei certamente nelle zone calde della classifica).
Chi in fondo in fondo non spera in un Icardi non in formissima, è ipocrita.

 

 

 


Luciano applaude Antonio, Antonio –schiena dritta– ubbidisce al suo generale. Ecco, questa foto è la perfetta sintesi del nuovo corso interista: il soldato ferito da una stagione aberrante (quella passata) che diventa pedina perfetta grazie al lavoro e a un pizzico di normalità. Spalletti è tecnico raro, Antonio esterno con i baffi.
Candreva mi stuzzica zero, Spalletti mi garba assai.

 

 

 


Non c’entra nulla con questa foto, ma vedere il volto di un capo ultrà mi fa pensare alle partite viste dalla curva. All’epoca mi capitava di osservare tutti questi tifosi che per 90 minuti, invece di guardare la partita, davano le spalle al campo. Li guardavo e pensavo «Ma perché?”. Un giorno uno di questi mi fa «Cazzo fissi?». Ho sùbito pensato: «Meglio se penso ai cazzi miei che campo cent’anni».
Ti manca guardare Roma-Juve all’Olimpico con sciarpa bianconera…

 

 

 


Del bravo giornalista non vedi più di tanto la fede o i colori, ti accorgi solo della professionalità. Ecco, quello nella foto è l’esempio tipico del «bravo giornalista».
E la beltade.