Il segno di una resa invincibile

di Sandro Scarpa |

Hanno vinto i più forti, ha dominato il migliore di tutti, applausi, testa bassa e via. Non c’era nulla da fare.

Eh no. Non va affatto bene! Da fare c’era eccome, molto ma molto meglio di quello che si è fatto e con le stesse armi che pure avevamo a disposizione. Frecce, scudi e pietre contro draghi fiammeggianti.

Cosa c’è di più arrendevole, per chi “vincere è l’unica cosa che conta” di un intero stadio che applaude ad un gol iconico di un penta-pallone d’oro che ci segna altri 2 gol, dopo i due della 7° finale persa?

Quale segno più evidente di una resa invincibile e incontrovertibile del vedere il tuo numero 10 e giocatore simbolo a livello mondiale che, dopo una gara sufficiente (solo sufficiente), si fa buttare fuori dopo una mezza simulazione e un mezzo intervento scriteriato?

Quale fiume di discorsi inutili si possono fare sul calcio, sulla tattica, sulle chance, se il giocatore che ha segnato 500 gol, 14 in questa CL, 22 solo nei quarti (la Juve 21 in tutta la sua storia) e 9 gol con 12 tiri nello specchio a Buffon, vola in rovesciata a 2 metri e 30 infilando un missile nel sette?

1. Potevamo giocare meglio!

Aveva senso dopo Wembley (nonostante l’1-2). Col Real non devi “giocare bene”, non devi “sbagliare”

2. Dobbiamo cambiare mentalità!

Quale mentalità? Quella del non mollare mai? Al Camp Nou, al Bernabeu, a Wembley, proprio quella che ha fatto spesso la differenza anche quando eravamo inferiori su molti aspetti? Non va cambiata la mentalità, va semplicemente rafforzata, non nascosta dietro l’alibi dell’onnipotenza altrui.

3. Dobbiamo cambiare filosofia di gioco, giocare d’attacco!

Allo Stadium ce la siamo giocata e ne abbiamo prese 3, al Bernabeu catenaccione e beccammo solo su rigore. Non è questione di mentalità e di gioco d’attacco. In questi anni chi ha eliminato Real e Barca (Di Matteo, Mou, Simeone, Allegri) l’ha fatto “distruggendo il gioco” non “giocando a chi attacca di più”.

4. La Juve non ha un gioco “europeo”, né un allenatore vincente in Europa!

In questi anni uno dei club col miglior gioco espresso è stato il Bayern di Guardiola, eppure è uscito con le ossa rotte contro il Real (0-4 in casa) contro il Barca (3-0 al Camp Nou) e contro l’Atletico. La Juve non ha mai giocato così bene come quel Bayern, non ha avuto un allenatore geniale come Pep, eppure è riuscita, con le sue armi, ad eliminare sia Real che Bayern, con una strategia diversa, limitando al massimo gli errori.

5. La Juve non ha una società ricca che investe in top player e tiene i campioni!

In questi anni PSG e City hanno riscritto ogni anno il concetto di “mercato faraonico”, eppure le scoppole dei francesi contro Barca e Real sono recentissime, per tacere delle disfatte passate (8 gol dal Monaco) e presenti -seppur parziali- (Liverpool) del City. E la Juve non sarà mai ricca come PSG o City.

6. In Europa usciamo mentalmente dalla gara alla prima difficoltà.

In questi anni la Juve è rimasta in gara e rimontato contro Olympiacos, Real (2014-15), City, Bayern (2015-16), Lione, Siviglia (2016-17), Tottenham (2017-18). Perfino nelle due finali perse la Juve ha risposto ai primi gol subiti pareggiando e riemergendo, prima di affondare definitivamente.

Non lo ha fatto quest’anno, sia col Barca che col Real. E’ andata a fondo, sopraffatta dall’alone di onnipotenza di Messi e CR7. Ecco il punto!

 

FATALISMO DELLA RESA

La Juve ci ha provato per un’ora, poi è stata schiacciata, non solo dalla superiorità Real, non solo dalla brutale superiorità del più brutale degli uomini superiori del calcio, ma dal fatalismo dell’essere più debole.

Non devi solo “giocare a calcio“, devi “distruggere il gioco“, non basta “sperare che non facciano valere la loro onnipotenza“, devi anche avere l’anelito a distruggerli gli Dei, andare oltre la tua inferiorità.

Se da un lato c’è l’Onnipotenza, la Juve ha fatto molti più errori di quelli consentiti contro chiunque:

tre errori collettivi grossolani difensivi sui 3 gol; tanti errori di misura nei passaggi; alcuni errori sotto porta, l’errore marchiano di Dybala che da ammonito osa un intervento pericoloso.

Gli errori ci hanno fatto perdere, non l’onnipotenza altrui.

L’onnipotenza devi subirla, applaudirla ed arrenderti solo se sei stato perfetto e hai perso in ogni caso, non puoi farlo se sei stato appena sufficiente. Come questa Juve.

Nei prossimi anni la Juve evolverà, forse tornerà in finale Champions o forse no. Forse giocherà meglio contro i Tottenham e i Lione di turno e magari perderà, forse non sarà di nuovo imbattuta per 5 anni in Europa allo Stadium, ma riuscirà a fare più gol dei pochi che fa adesso in Champions o forse no.

Ma sarà sempre “inferiore” a 3-4 squadre. E da inferiore dovrà sempre provare a ribaltare i concetti di forza e destino. Non dovrà sfaldarsi di fronte alla superiorità avversaria, non può essere un alibi per i propri errori. Non esistono alieni o supereroi, anche gli dei del calcio cadono, ma non basta essere lì ad aspettarne la caduta, devi abbatterli, non favorire i loro colpi e soccombere allargando le braccia e scuotendo il capo.

E’ tempo di ringraziare (infinitamente) i nostri personali eroi e assoldare gente che non abbia paura di fronteggiare chi ci ha fatto genuflettere, che abbia di nuovo voglia di abbatterli quegli dei non di venerarli nella sconfitta. Gente che non nasconda i propri errori dietro l’ineluttabilità della forza dei Messi e dei CR7. Solo a quel punto, dopo essere stati perfetti ed aver perso lo stesso, potremo applaudirli.

E’ tempo di rialzarsi da questa “resa” che sembra ineluttabile, non di rassegnarsi a capo basso.