Il Romanzo Champions nell’incubo di Lione

di Leonardo Dorini |

Torna la Champions, finalmente. Quella sensazione di eccitazione, di euforia un po’ incerta e allo stesso tempo di paura. Gli Ottavi si fanno sempre attendere un po’, poi arrivano, insieme alle partite che contano e il calendario ne mette in fila 3 in una settimana.

E’ quello per cui siamo qui, sembrano dire i giocatori alla vigilia: Dybala fa un video, CR7 si sa che c’è, l’attesa è grande, c’è fiducia; si va a Lione nel tempo del coronavirus, con una delle trasferte più facili che era possibile ipotizzare. E si torna sbigottiti, con pensieri cupi, da sogno che si trasforma in incubo.

Qualche centinaio di km e sei lì, oltralpe, nella terza città più popolosa della Francia, dove andammo già nei gironi di 3 anni fa, prima della cavalcata fino a Cardiff; fu gara complicata, con Buffon sugli scudi e un Cuadrado spacca-partite: ci speravamo anche stavolta.

La conferenza stampa dei francesi vede in scena una vecchia conoscenza, Rudi Garcia, che ha traslocato da Marsiglia verso Nord e ora fatica parecchio; non è più tempo di violini, e il tecnico francese spende parole di grande rispetto: “la Juve ha pochi difetti”, ma “nessuno è imbattibile”…e infatti.

Sarri e Bonucci si presentano ai giornalisti, il capitano dice che sono “pronti a viverlo”, questo momento, che percepisce “energie”, dice che sono “maturati” rispetto allo scorso anno ….ma poi, dopo la gara, è sempre lui che lamenta che “qualcosa non era acceso”: qual è la verità?

“Nella vita di una persona inseguire un sogno è bellissimo” aveva detto il Mister (dopo aver rimproverato il giornalista francese di aver fatto troppo pochi tamponi coronavirus); gli avevano chiesto di Rabiot, e lui a concedergli tempo e attenuanti, addirittura citando Platini: ma il tempo è stato già tanto e il francese fa una delle sue partite peggiori in maglia bianconera.

La Juve parte al piccolo trotto, un lento, inutile e stucchevole palleggio con un paio di acuti del solito CR7, ma dopo 20 minuti si spegne la luce; mentre stanno mettendo  a de Ligt un turbante chielliniano, Bentancur si improvvisa marcatore e Tousart mette un gol rocambolesco, ma che fa male, perché poi si rischia l’imbarcata. C’è da soffrire, lo sappiamo, ma soffrire così, senza gioco e senza carattere?

Poteva andare peggio dell’Ottavo di andata dello scorso anno? Nel primo tempo sì, è andata peggio; nel secondo c’è qualche motivo per essere un po’ più ottimisti: la Juve ritrova le trame e un gioco aggressivo, ma non il gol, che avrebbe sistemato le cose, come a San Siro in Coppa Italia.

Prima stecca in Champions della stagione di Sarri, serve un altro ritorno di sofferenza, sulla carta molto più facile di quello dello scorso anno. E’ una competizione così, nessuno regala nulla, non è una passeggiata: il sogno di cui ha parlato il Mister si è trasformato in rabbia, in un brusco risveglio con uno schiaffo doloroso.

“La palla ci muore tra i piedi” ha detto il Mister, e di questo, non c’è niente da fare, non ne viene a capo: un bel casino, dice un mio amico.

Doveva mettere Matuidi? Perché non Ramsey? Ed era giusto rischiare Pjanic? Ma cosa volete che ne sappiamo, noi del Romanzo Champions. Sappiamo solo che il 17 marzo, a Torino, serve un’altra battaglia, per evitare di piangere di nuovo, come sempre.

 

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