Il ritorno degli Allegri viventi

di Vincenzo Ricchiuti |

Riassunto delle puntate precedenti. Ora che va tutto bene si fa ripasso. La Juve dominatrice della stagione precedente perde la spina dorsale. Van via tre titolari. Uno, Pirlo, non dà problemi: aveva già scarso minutaggio e la finale col Barca ha dimostrato ampiamente che non ce la si fa con lui e Pogba insieme. L’altro, Tevez, è il dramma dell’ipocrisia: una scelta chiaramente svantaggiosa per tutti lui compreso è deglutita mediaticamente come avveduta scelta di vita. L’ambiente anziché far pressione si mette ad accettare: finisce male con Tevez che pur vincendo tutto col nuovo club sparisce dalla geografia del calcio che conta. Il terzo, Vidal, è stato il valore aggiunto che ha permesso al team di fare un po’ di tutto, dall’avere un cannoniere senza attaccanti in giù. Un autentico Fregoli del calcio mondiale, capace di rimpiazzare tutto e tutti, dalla palla in rete allo stopper claudicante, capace di sai far tutto in serie meglio della Mariarosa del Carosello. Vien ceduto al Bayern: anche qui l’ambiente si perde tra valutazioni errate del suo ultimo, complesso, anno, moralizzazioni della birra e contentezza per il guadagno altrui. Dybala e Khedira presi per fare le riserve a Tevez e Vidal vengon promossi titolari d’ufficio e scatta l’ambaradan. In Supercoppa su di un campo non adatto al calcio Allegri preferisce Coman a Dybala. La spiegazione migliore me la fornisce Antonio Corsa: l’ha fatto per usare Dybala quando gli altri sono stanchi. Funziona. Nel frattempo perdiamo Marchisio: Khedira è già out, dopo una conclusione figura di merda sotto porta, sin dall’amichevole col Marsiglia. Inizia il torneo, arriva l’Udinese. Una incredibile serie di errori tra cui clamoroso Manzo a due passi dalla linea. Una gara che sarebbe stato un delitto pareggiarla è persa. Allegri che capisce l’inutilità dei tentativi di entrare in porta da soli di Pogba e Dybala (entrato per Coman, autore in tutta la gara di un cross e basta) fa entrare Isla per i cross e Llorente per raccoglierli lasciando Manzo in campo. La mossa del doppio ariete, la soluzione più semplice, cross e colpi di testa. Sol che Isla s’impappina, non ne azzecca una. Al termine della gara: Allegri che ha ripetuto la mossa di Supercoppa (prima Coman poi Dybala) è accusato di aver messo a repentaglio la panchina pur di far fare passerella a Coman e Llorente che sono stati venduti. Come se Bayern e Siviglia avessero bisogno di vederli. Si va a Roma alla seconda. Allegri in pratica non ha centrocampo. Decide quel che si fa quando hai la formazione rimaneggiata: ti arrangi e giochi di basso profilo. Schiera quindi Padoin e Sturaro in mediana e blinda gli esterni. La squadra controlla la gara per due terzi del tempo e subisce il primo goal solo su calcio piazzato. Il tempo di organizzare la reazione che si resta in 10 per l’espulsione di Evra. Dzeko, il miglior Dzeko della stagione pompato dal suo ambiente come un angelo vendicatore, raddoppia su una carambola tipo oggi le comiche. Dybala accorcia le distanze, un Dybala per altro fisicamente del tutto inadeguato a fare a fisico con gli avversari fuori casa. Bonucci quasi sfiora il pari all’ultimo. E s’era in 10, e s’era partiti anche in meno di 10 titolari. L’indomani diventa: Allegri che non sa allenare, che si fa fare gli infortuni addosso (fisiologici dirà il mister ma nessuno lo caga), è andato a Roma a fare nientemeno che il catenaccio. Che figura coi federichibuffatuttoattaccato e la nuova generazione di tifosi che parlano quella specie d’italiano misto al Coverciano. Niente, si deve fare mercato. Ah, esce anche che Allegri ha fatto fare Pirlo a Padoin come fosse stata una scelta vera e non obbligata dalle assenze. Si fa mercato per prendere una riserva della ex riserva Khedira, si fan tanti nomi, si parla di Montolivo che andrebbe benone ad Allegri in quanto lo ha già allenato. Si prende Hernanes, pupillo mio e non sgradito pure a Luca Momblano che ogni tanto da anni ne lancia l’idea (“E se Hernanes ?”). Hernanes viene dall’Inter dove giocava con Mazzarri preferito a Guarin ed è finito a non giocare con Mancini preferito Guarin. E’ un brasiliano europeizzato, tanta esperienza, l’età giusta per una squadra che mostra qualche verde di gioventù evidente e per accettare sobriamente una panchina di lusso. Tira bene i piazzati e quelli sono importanti, Roma Pianjc docet. Giocava play nella Lazio ma oramai vuol stare avanti perché è il più intelligente di tutti e ha capito che è meglio beccare i calci dei difensori che quelli dei propri difensori. E’ un tappabuchi. Uno che se gioca deve semplicemente far girare palla senza lasciare le briglie sciolte a questi scervellati di talento (Cuadrado ha debuttato a Roma, senza lasciar traccia, Sandro ancora no). E’ uno che serve ad abbassare il ritmo, a levare più che a battere. Diventerà un tormentone peggio di Poulsen in un delirio di masochismo a strisce. Sandro debutta col Chievo, sembra uno che quando facevo calcetto giocava non per la squadra ma per la fidanzata. In un contesto ormai volto al dramma pare abbia una autoregolazione termica, pare sia del tutto autonomo dal contesto come le tv che si spengono da sole. Col Chievo è una gara simile all’Udinese se non nel risultato finale. Questa la si riesce a recuperare tra capo e collo mentre si consuma il dramma dell’anno capitolo 1, “Che cos’ha Pogba” con Allegri che lo fa entrare solo nella ripresa, e capitolo 2, “Come gioca la Juve” con Allegri che se ne frega bellamente dei perigli e turna tutti senza guardare nessuno. La squadra è un cantiere, non ci sono leader, benché sia un biennio rosso di scioperi della ragione non ci sono uomini della Provvidenza. Allegri considera titolari giusto se stesso e la sua scimmia, direbbe Lennon. A fine gara si manifesta il primo sintomo del malanno dell’anno: il detto “l’assente ha sempre ragione”, una cosa tra l’altro ironica e da mulattiere, è cangiato in verità metropolitana, da grande città. Da grande piazza. Ogni dopo gara, zac: chi non ha giocato oggi perché ha fatto schifo ieri è assurto a gloria cittadinina tra le tatto-dissertazioni in italian coverciano e più modesti vaffa dei semplici. FedericoBuffatuttoattaccato e lo sky calcio dei Daniele Adani guardano compiaciuti le critiche ad Allegri in nome dei terzini liberi del Salvador o dello schema convesso del Bruges ’57. Allegri che in tutto questo preferisce vivere inanellando due sporche ma padronali sentenze a Manchester grazie a Cuadrado che si fa il culo per Hernanes come buon figlio di famiglia per il padre ed a Genova dove Lemina il più junior di tutti imita Sturaro e non il Bataclan innesca il delirio dell’uno contro tutti nel dopo Frosinone. Riassunto: col Frosinone s’è dato e fatto spettacolo, dato e fatto godere a più non posso esteti, mozzarelle, fresche spose e tutto quanto di bianco potesse arrossire. Specie il secondo tempo: una meraviglia, di quelle neanche con la e, con la a. Sandro, Pogba, Cuadrado, Lemina, il clima è così cazzone che sembra un articolo di Fabrizio Biasin, persino Pereyra entra a dare il suo contributo di bel vuoto da 10 in bel canto solista: Dybala finalmente nella sua dimensione da bimba prodigio di una sit com di successo, di quelle coi neri che fan canestro e la doccia. Manca davvero solo la musica degli Harlem Globetrotters nella ripresa. Manca purtroppo pure Buffon. Manca purtroppo pure Sturaro. E’ una Juve da tanti biglietti venduti ma senza incasso. Allegri non ci sta: ha assecondato la sua rosa da futebol bailado e deve insegnargli a usare forchetta e coltello. Intorno è un deserto, non c’è da aspettarsi troppo: chi parla di geopolitica del trequartista, chi parla degli assenti, chi del ’68, chi esalta le piccole squadre in odio a Lotito e chi fanculizza e basta. Allegri piglia i due della scapigliatura, Cuadrado e Dybala: lezione numero 1, quando hai un angolo all’ultimo e sei sopra del vantaggio minimo, 1 goal, tieni il tuo angolo come i vecchi pugili. Non giocarla, tienila. Sgomento: Allegri usa un linguaggio troppo semplice, il calcio non può ess
ere questo, il calcio potrebbe essere anche questo ma deve essere qualcosa di più, di più oltre come diceva Satta Flores in C’eravamo tanto amati. La lezione di pragmatismo di Sora Lella Allegri disorienta anatomicamente un calcio italiano oberato di doveri verso la perfezione celeste da che felicemente carico di peccati era e provoca ribrezzo intellettuale nella pubblica opinione abituata agli Escile di Wenger, al calcio televisivo con tattico incorporato ad ogni trasmissione e a capire come familiare solo ciò di cui capisce un cazzo. I commenti nei social si sprecano, Allegri troglodita, non sa parlare a noi giovani. Napoli, altra Via Crucis. Il mister elabora un progetto, tanto tutto è possibile in un contesto senza identità: prova a far funzionare Dybala fuori casa, impresa improba. Visto che il Napoli ha messo l’ipoteca da 3 anni sulle corsie laterali, è doveroso bypassarle tenendole protette. Niente Sandro, dentro Padoin: si gioca obbligati al centro sull’asse Hernanes-Dybala-Zaza il quale ultimo assicura fisico, generosità e conclusioni anche impossibili, essenziali quando sai che davanti di palloni giocabili ce ne saranno pochi e bastardi. Il collante di tutto questo dev’essere Pereyra che però, come scrisse Ricchiuti, parte in una sua crociata o meglio crociera. La squadra si allunga con l’elastico impazzitosi a fare pressing sul libero partenopeo, Dybala boh, impaurito dalla camorra o quasi, Zaza ci prova una volta su mezza palla, Hernanes è messo in mezzo e se la cava pur avendo Pogba praticamente sulla linea laterale per sfuggire alla densità dei locali e un Lemina che gioca a calcio come Kareem Abdul Jabbar. Cioè ovunque e a racchetta di ping pong, un muretto di stoppatine e respintine. Una di queste disorientando il reparto arretrato che stava uscendo favorisce il primo goal del Napoli con Hernanes colpevole di esser rimasto fermo a far da palo della luce (Allegri dice, meglio star fermi che almeno te la tirano addosso) anziché che so allungarsi come i fantastici 4 dell’Osasuna 1978-79, quello del girone d’andata però. Il raddoppio è una rapina d’Higuain per un frainteso Padoin Lemina nato dalla differente visione dei ritmi di gioco: ritmo di testa la vecchia guardia, ritmo ritmo della noce la Juve ye ye. Ad un minuto dal termine entra Sandro: manco i sei minuti di Rivera avrebbero dato tanta pubblicità al detto “se mio nonno aveva ruote”. Alla Juve manca un centrocampo solido. Manca purtroppo anche una critica d’ambiente costruttiva. Nelle macerie di Berlino si suggerisce di prendersi una vacanza. Si porta in auge il calcio cocktail: fa giocare Sandro e Cuadra insieme, toscano ! Alla Juve manca un centrocampo solido. Bisognerebbe far fuori almeno un paio di queste Ofelie impazzite e metter su legna. Mancano cioè Marchisio e Khedira ed Allegri che mica è scemo appena ce li ha li impiega e ti saluto calcio con gli ombrellini. Rieccolo Khedira col Bologna, zac. Marchisio con l’Inter. Khedira è senza ombra di dubbio un atipico: cognome da fidanzata indiana, tedesco con la faccia da argentino. Si rompe e si rifà con facilità. A me piace per il senso tattico: pur avendo la stessa velocità di Hernanes nessuno lo contesta perché non è stato all’Inter e sembra intelligente. Con l’Inter quasi ci regala la vittoria, contro una Inter che verrà svalutata nella critica social coverciana come una trafelata di mammalucchi, un catenaccione vecchio come una casa e indegno di un ritorno al futuro come quello da loro prospettato. Una Inter che non vale nulla, che non sarà mai prima, che se è stata prima non lo sarebbe stata se il calcio funzionasse come il principio di Avogadro, che se è stata prima mai più prima lo sarà. Intanto mentre Khedira quasi castiga l’antimateria cogliendo il palo scoppia il vero panico d’assenza. S’era tentato di rimpiangere Lemina, poca cosa: il pivottino è già passato da sine qua non a who is who. Il pezzo forte è dopo Milano lo Zamparini contro Allegri show. Dybala che sino ad allora aveva spesso giocato titolare e con risultati non sempre felici è alle prese col suo momento di turn over: nessuno scandalo, questo è l’anno zero, la Juve come Israele arruola come soldati semplici anche le celebrità. Allegri che contesta l’andazzo ultratattico, che ha messo in dubbio la gnosi dei numeri, che è uno che vuol dar spettacolo solo nella vita, che ha una concezione laica del suo lavoro, che se l’è cercata squarciando il velo di Maja per un bel po’ di gente che il sabato lo passa in Premier League (“Gli schemi riescono solo in allenamento”) e per di più sta perdendo: un bersaglio troppo grosso per un uomo solo. Zamparini che straparla di Dybala (“e meno male che se ne intende di supermercati” direbbe un amico comune) diviene l’idolo da usare contro l’eretico gaudente. Uno spettacolo abbastanza desueto ma indicativo: il capomastro rozzo e cattivo portato come Madonnina in pianto da tutta l’Italia prog sposata in Coverciano. Dybala riprende il posto, non perché l’abbian imposto Zamparini & Sheldon Cooper: semplicemente dopo la turnazione a Milano e col Borussia è di nuovo giunto il suo turno. Ultima defaillance: Sassuolo. Qui il mister ci aveva rimesso le penne al Milan. La vidi quella partita: un Milan praticamente pronto a ribattere colpo su colpo ai neroverdi di casa salvo arrendersi dopo aver sprecato un tempo nel cincischio sterile. Divorato occasioni su occasioni. Lì saltò Allegri, quell’Allegri che l’anno prima s’era aspettato e aveva regalato la rimonta. Lì saltò Allegri, cominciò finalmente al Milan l’era del Milan ai milanisti, del Milan ai giovani turchi, ai nuovi coverciani. Dopo tanto penare. S’è penato di più dopo, alla Juve si voleva fare l’istesso e solo perché Allegri fa come Capello ma è rilassato e nessun si caga addosso. A Sassuolo si gioca davvero di schifo, i calciatori pascolano, è turno infrasettimanale e si sta giocando ininterrottamente ogni 3 giorni. L’arbitro ci espelle Chiellini con un giallo dei due presi inesistente. Sandro per fortuna c’è, così non diranno che l’avrebbe vinta da solo solo avesse giocato. Fine gara, dramma Khedira: perché non ha giocato Khedira, si domanda il globo. Ha schierato Lemina, sino a 5 minuti prima alfa ed omega del nuovo corso che verrà appena Allegri ci capirà qualcosa, manco Hernanes, dico Lemina. Ti mettono 3 all’obiezione e guardando Adani ripetono: perché non ha giocato Khedira ? Il perché si scoprirà appena nella gara successiva. Nel derby col Torino Khedira ci saluta, noi e la sua salute. Entra Cuadrado in panca per perfetta fase turn over: Inter si, Atalanta no, Sassuolo si, Torino no. Diventa si al posto di Hernanes una tantum trequartista e si vince la gara grazie all’ingresso di Alex Sandro a 3 minuti dal 90. E’ la prova provata che Allegri ha torto: il fatto che entri per Dybala che doveva giocare sempre per volontà di Zamparini e di Richie Cunningham di Happy Days diventa irrilevante. In realtà Sandro è un bravo cavallo: oddio, tende a far come gli pare. Specie nel ritmo. Lui corre, chi c’è c’è. Poi nella fase difensiva non fa orrori ma insomma, salvataggi alla Di Somma o colpi di testa se ne son visti pochi. Meglio Evra che non sarà giovane come Pogba ma gli fa da grillo parlante e dopo un anno di portineria può finalmente insegnare come si chiude agli estranei in Italia. Meglio Evra in generale, oggi. Domani chissà. Se Sandro impara gli potrà servire anche per altri campionati. Comunque un dato è certo: Allegri schiera Sandro solo se non c’è Cuadrado e viceversa. La chiamano follia, si chiama equilibrio. Una volta servivano a questo gli allenatori, a frenare gli eccessi. Ci son scudetti vinti in Italia coi terzini a fare le ali al momento giusto e celebrati come esempio del crimine che non paga: non paga ma o Sandro o Cuadrado. Non è vero ma ci vedo. Oggi gli allenatori servono ad allenare i facebook. Il resto della stagione, dopo Sassuolo, è povera cosa. Si comincia a vincere e a nessuno gliene frega più niente, dal modulo fino a Zamparini. C’è il tempo ad Empoli di vedere Evra che seg
na su schema (l’Empoli non copre il palo sui corner e Allegri ha studiato come un nerd) ma non viene riconosciuto, è presto. C’è Allegri che se la piglia con Morata, la gente perdona anzi è contenta perché Morata sbaglia goal peggio del primo Manzo. C’è Manzo su tutti, la Fiorentina che gioca gioca ma non tira mai in porta e questo è l’antitesi dello stile Juventus, il Toro disintegrato, Dybala che si mette a piazzarla prendendo la mira come si fa nel calcio, mettendola semplice. Il tempo di veder andar giù Montella, additato come meglio oltre di Allegri, Sousa, lo stesso Sarri ed i suoi atletismi da Olimpiadi durata 1 mese. Le sette vittorie, Zaza, Hernanes che tornerà quando c’è la calma. Chiellini che perde tempo e tiene l’angolo e dice urrah. La preparazione fisica che non c’era ma oggi si eccome, i tormentoni che cadono come foglie senza far rumore e dovrebbero invece cadere come birilli, facendo casino ora come allora. Altri brevi miti di passaggio, un po’ di Rugani quando gioca il tempo di una siga. La Roma che fa a Napoli la gara che facemmo noi a Roma uscendone tra i prog applausi. Allegri poi, che si toglie giacca e qualche sfizio innamorando i suoi tifosi. Il momento più carogna per tutti, la sua resurrezione. Su Juventibus nel periodo clou era uscito l’epitaffio: “Allegri dead man walking”. A Carpi dove modello Frosinone nel finale tutto poteva ricominciare, tutto è rimasto uguale. Tutto fermo, che si fa ? Dicon le tv invocando gli amici del progresso, c’è bisogno che succeda. Anzitutto replica Allegri, calma. Non c’è fretta. Tutto fermo, nessuno muore. E poi che volete che succeda. Noi si vince.