Il risultato come profitto: l'ideologia di una nazione

di Juventibus |

 di Piergiorgio Sgarlata

Mi piacerebbe molto analizzare quanto successo in campo ieri tra Torino e Juventus, ma per questioni di spazio e priorità mi limiterò a descrivere in breve i punti chiave della partita. Il primo tempo finisce 2-0 per la Juventus, in totale controllo grazie ai gol di Pogba e Khedira. Nella ripresa il Toro accorcia subito le distanze, ed è così che arriviamo al primo episodio discusso. Rizzoli fischia un fallo, per me dubbio, ad Alex Sandro, ma non estrae il secondo giallo per il brasiliano. Subito dopo il rigore trasformato da Belotti c’è un gol annullato a Maxi Lopez, che però è in posizione regolare. Poi la Juventus prende il largo e trionfa per 4-1.
Come detto, ieri mi sono imbattuto in vari commenti che gridavano allo scandalo e che definivano il derby di Torino ”una della pagine più buie della storia del calcio italiano”. E io, per motivi diametralmente opposti, concordo. Ieri non è stata semplicemente una delle pagine più buie della storia del calcio italiano, è stata l’ennesima e triste prova del degrado della nostra cultura nazionale. Quando però parlo di cultura non mi riferisco solo alla cultura calcistica, mi riferisco alla cultura e alla mentalità del paese Italia nella sua interezza. Ho spesso la tendenza ad andare a scavare e cercare di arrivare alla radice di un determinato problema, perché credo sia il primo passo per arrivare ad una soluzione. D’altronde, come fai a cambiare qualcosa di cui non conosci l’essenza e l’origine?
Come tutti voi sapete, il fine unico e solo della maggior parte del popolo italiano è il PROFITTO. Noi italiani, molto più di altre popolazioni, tendiamo a compiere un’azione con l’obiettivo di ricavarne un profitto, un guadagno personale. Ce lo insegna la politica, la nostra politica, ce lo insegna la nostra quotidianità.Voi direte, cos’ha a che fare tutto questo excursus con il calcio? TUTTO, perché d’altra parte, cos’è il raggiungimento del risultato sportivo, della vittoria, se non l’ottenimento di un profitto? Un profitto non solo reale (economico) ma anche virtuale. Il successo dà gloria, appagamento e soddisfazione, rende più forti, più potenti. Per supportare la mia tesi provo a fornirvi alcuni esempi. Avete presente la questione dei giovani nel calcio italiano? Si dice che in Italia sia difficile far crescere i giovani, farli maturare, e questo avviene anche e soprattutto perché si va alla ricerca del risultato sportivo. Non c’è pazienza, non si possono aspettare i giovani, bisogna arrivare allo scopo nel minor  tempo possibile. Bisogna arrivare al PROFITTO, senza ”perdere” tempo. Ancora, avete presente le pressioni mediatiche che gli allenatori subiscono continuamente durante i loro operati? Stesso principio, conta solo il risultato, sarà solo quello a decidere il tuo futuro, nient’altro. Il collegamento con le polemiche arbitrali? Ma ragazzi, è sotto gli occhi di tutti. Come fa una popolazione che è ossessionata dal profitto, dal successo, ad accettare il verdetto di un campo da calcio? Semplice, non può. Perché è di questo che si parla amici miei, la polemica nei confronti degli arbitri non è altro che la ricerca di alibi (nella maggior parte dei casi), alibi che possano giustificare il mancato raggiungimento del risultato prefisso, quel risultato che è il padre padrone della nostra cultura nazionale.
Purtroppo sono sicuro che molti, se non la maggior parte dei lettori non concorderanno e mi accuseranno di voler negare l’evidenza, ma io continuo ad avere la speranza che la conoscenza e l’educazione possano fare miracoli. Non è troppo tardi per ripartire, bisogna ”solo” lavorare.