Il Real recompra Álvaro Morata: polaroid

di Juventibus |

La sua faccia era un po’ triste, mentre tutti saltavamo in piedi, troppo preoccupati ad esultare per accorgerci immediatamente dell’espressione del numero nove in maglia blu. Personalmente, quel gol l’ho rivisto un miliardo di volte: sviluppo di un calcio piazzato, pallone ributtato in area a campanile da Vidal, testa di Pogba verso il centro, sinistro di Morata e la rete che si gonfia alle spalle di Casillas, lo stesso Casillas accanto al quale Álvaro appariva in foto, su Instagram, il 28 maggio, dal ritiro della Spagna. Nella didascalia della foto, compare un #VamosReal.

Il diavolo è sempre stato nei dettagli, talmente macroscopici che l’annuncio ufficiale della recompra messa in atto dal Real Madrid non è arrivata come una doccia fredda, ma come la logica conclusione di una tiritera durata due stagioni e portata avanti dai media fino all’estenuazione. Ad oggi, Álvaro Morata è di nuovo un giocatore del Real Madrid. Mentre scrivo, né l’account ufficiale della Juventus, né altri giocatori bianconeri hanno salutato lo spagnolo sui social, ma l’ipotesi che la Juventus possa rientrare nell’asta per riacquistarlo e spuntarla sembra parecchio remota.

Il primo gol di Morata con la maglia della Juventus è stato inutile al fine del risultato, un tondo 0-3 contro l’Atalanta, suggellato dal suo testone piazzato su cross di Pereyra. Eppure, mi ha fatto esultare e sorridere, come succede ogni volta che un nuovo attaccante bianconero va per la prima volta in gol. Seguono le due reti a partita più che chiusa contro il Parma, mentre il pubblico inizia ad individuare le potenzialità esplosive della punta spagnola, che nel frattempo scalza il connazionale Llorente dall’undici titolare.

Le luci, però, non si sono ancora accese veramente: Morata inizia a prendere la rincorsa per entrare nel cuore dei tifosi bianconeri nel giorno in cui la Juve torna a luccicare in Europa, a Dortmund. Autore di due gol nella doppia sfida decisa in realtà da un Tévez gigante, Álvaro sale sul palcoscenico insieme ad una Juventus che si riscopre bella di notte.

La differenza è stata proprio questa, tra Morata e un nuovo attaccante normale: il ragazzino arrivato dal Real Madrid come un unicorno dal potenziale inespresso, secondo alcuni strapagato, clausola di recompra a parte, è stato l’autore dei gol che ci hanno riportati nell’Olimpo.

Il mio gol di Morata preferito, tra tutti, resterà sempre quello contro il Real Madrid al Bernabeu, per la chiara sensazione che sarebbe stato proprio lui (semicit.) a decidere la partita, per la maglia blu, che evoca ricordi e nostalgia, per il passo decisivo compiuto dalla Juventus grazie a quella rete, e per il significato mistico che quel gol ha avuto per il giocatore, un calcio di sinistro contro la Casa Bianca che non aveva creduto sufficientemente in lui. Certo, c’è anche il gol di Berlino, quell’esultanza rabbiosa a significare che eravamo ancora vivi, ma le emozioni di quel momento sono state soffocate dalla sconfitta finale.

Al di là del fotogramma di Morata che carica il sinistro davanti a uno degli idoli della sua adolescenza, Casillas, nell’almanacco dei ricordi bianconeri restano tanti altri lampi: la chirurgica palla a giro di Manchester, la progressione da Playstation contro il Bayern, il castigo crudele inflitto al Milan in finale di Coppa Italia. Le reti decisive di Morata, capaci di provocare un senso di esaltazione raro, ci hanno fatto perdonare l’attaccante per i mesi di blackout dovuti a non meglio precisate situazioni personali che, per quanto percepite come gravi a ventitré anni, non dovrebbero intaccare il rendimento di un vero top. Così la nostra memoria generosa tenderà come sempre a mettere i brutti ricordi in una scatola, insieme alla foto di Álvaro a terra disarmato a Siviglia, e a collocare invece in bella vista le polaroid di un’esultanza con gli occhiali da sole dopo un gol fortunoso a Milano e dei gobbissimi omaggi riservati al pubblico viola.

Visto l’affetto enorme che questo giocatore ha saputo guadagnarsi in soli due anni, l’onda di emotività successiva all’annuncio della recompra era inevitabile. I ricordi di un Morata bianconero un po’ rabbioso e un po’ sbruffone sono le immagini che, comunque vada, conserveremo.