Il re è nudo, viva il re. CR7 ce l’abbiamo solo noi

di Giancarlo Liviano D Arcangelo |

Il re è nudo, viva il re. La Stampa italiana è nota per essere sempre la ricerca di pretesti. Cristiano Ronaldo è tutti i giorni sulle prime pagine, e per fortuna nella maggior parte dei casi le conquista con il suo talento.

Ma quando uno come lui, bigger than life, sembra anche lontanamente sul punto di cadere, gli sciacalli cominciano a organizzarsi, nell’eventualità di poter addentare il cadavere succulento del leone.

Un paio di partite negative, uno stato di forma opaco, ed ecco la strana alleanza di iene e sciacalli coalizzati insieme, tutti affamati. Tifosi avversari, giornalisti di parte che della Juve festeggiano ogni passo falso e amplificano ogni minuscola crepa, e poi l’ormai immancabile fuoco amico dei delusi da otto anni di vittorie. Tanti, troppi tifosi juventini che anziché supportare i propri uomini non aspettano altro che vederli in difficoltà.

Una sostituzione capita a chiunque, è pane settimanale per ogni calciatore. Toccò a Pelè, a Platini, a Maradona, a Zico, a Di Stefano, a Puskas, me niente, non c’è appello, Ronaldo è un viziato finito. Una reazione nervosa al dolore è umana, una semplice imprecazione contro se stesso per la delusione di non essere stato determinante, e di nuovo nessuna indulgenza, Ronaldo è in crisi, caccia Sarri, andrà via dalla Juve. Doveva abdicare, era pronto all’esilio. Era stanco e moribondo, pronto a scappar via dal suo nuovo regno.

Ma gli sciacalli non hanno memoria. Non riconoscono né contesto né il territorio. Non riescono a vedere ciò che ha fatto Ronaldo in un solo anno e pochi mesi.  Juventus in orbita nei social di tutto il mondo, Juventus tra i brand più importanti, conosciuti vincenti del sistema solare, Juventus come meta ambita per i più grandi campioni, Juventus castello dei sogni per milioni di tifosi in tutto il mondo.

Una crescita solo extra-campo diranno alcuni, ma ovviamente non è vero. Ronaldo ha alzato l’asticella del lavoro, della meticolosità in allenamento, della cura del corpo nello spogliatoio, della voglia di vincere anche in partitella. Ronaldo ha spinto il mondo Juventus a cercare un calcio diverso, meno italiano, più dominante e contemporaneo.

Gli sciacalli, tuttavia, si sa, vogliono solo il suo sangue. Eccolo lì Ronaldo, basta Ronaldo, Ronaldo non dribbla un uomo da 3 anni, Ronaldo guadagna 30 milioni e ha segnato meno di immobile, Ronaldo vuole solo giocare in nazionale e non si impegna nella Juventus, Ronaldo è un problema di bilancio.

E invece, mai dare per defunto il vecchio Leone. Passano tre giorni, due partite e quattro gol. Gli avversari non sono tra le prede più pericolose e resistenti, è vero, ma quando il vecchio leone famelico deve continua a regnare, non fallisce mai.

Prestazioni da leader con la sua nazionale, settecentocinque gol complessivi il carriera. Ripetiamo insieme sette-cento-cinque. Ma noi che lo conosciamo bene non abbiamo mai dubitato di lui. Sappiamo riconoscere quando è sornione, sappiamo vedere quando ha qualche acciacco. Ma soprattutto, sappiamo che al momento giusto lui ci sarà, lì in prima fila, distruttivo e atomico. A febbraio, il re leone sarà ancora lì con la maglia numero 7 e il fuoco dentro, a correre, ad accelerare, a esplodere come un tuono, a dribblare e terrorizzare gli avversari con i ì doppi passi, con tue cannonate, con i dribbling e i suoi stacchi imperiosi, con i tagli letali e la fame assoluta di gol.  Gli sciacalli resteranno con la bava alla bocca. È ancora il numero uno, l’uomo del destino, la chiave per il sogno juventino che per qualcuno è ancora un’ossessione.


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