Il racconto di Milan-Juve. O di Caressa-Bergomi

di Claudio Pellecchia |

Lo so. Vorreste parlare di Rizzoli, di Carriolato, del “se fosse successo a noi”, della dietrologia da complotto plutomassonicorettiliano. Oppure, se il tifo da social network non vi ha ancora corrotto anima e cervello, del fatto che non si segni praticamente MAI  da calcio d’angolo/punizione laterale e/o del nostro non riuscire a ribaltare una situazione di svantaggio quando di fronte ci troviamo anche solo una parvenza di organizzazione difensiva.

Vi deluderò. Il primo discorso si può esaurire accettando che il guardalinee ha banalmente confuso Bonucci con Benatia, cadendo in un errore che qualcuno oltremanica bollerebbe con un (da social anche quello) “ci può stare” ma che, invece, va visto proprio per il suo starci ben  più di quanto qualcuno sostiene con ironia non richiesta; il secondo e il terzo meritano approfondimenti ben più seri pur ricollegandosi ai difetti atavici di questa squadra che tante volte abbiamo sviscerato anche qui su Juventibus,

Esaurito il doveroso preambolo, mi piacerebbe raccontarvi come ho visto Milan-Juventus, nona giornata d’andata del campionato di Serie A 2016/2017. Sono fatto così, scrivere mi aiuta ad empatizzare e condividere con chi mi sta intorno tutto ciò che contribuisce ad arricchire il mio bagaglio d’esistenza. Anche le cose che non mi vanno propriamente a genio. Anzi, soprattutto quelle.

Ho seguito la gara su Sky. Come sempre del resto, essendo papà uno dei primissimi abbonati della piattaforma nata dalla fusione di Tele+ e Stream. L’incipit di Caressa riguarda il down della goal line technology avvenuto in Sampdoria-Genoa. Scontato il collegamento con #ilgoldiMuntari nella partita che “fu lo spartiacque” tra i successivi anni di Milan e Juventus. La chiosa è con un “chissà” che lascia libero spazio (?) alle interpretazioni. Chissà, cosa sarebbe successo se avessero dato il gol a Muntari? Oppure (ma questo ce lo mettiamo noi) chissà cosa sarebbe successo se il Milan, all’epoca, avesse raccolto più di un punto in casa tra il Bologna e la Fiorentina più disastrata degli ultimi trent’anni o non avesse dilapidato un vantaggio che, a un certo punto, aveva toccato anche i sette punti? Ma se non è dato sapere cosa ci riserva il futuro, figuriamoci conoscere gli scenari di improbabili slidin’doors.

Proseguiamo. A un certo punto credo si tocchi l’apice con la gufata a Dybala che si fa male nel tentativo di sorprendere Donnarumma (bravissimo) dalla distanza. Un primo azzardo: “Stirato?” che trova la sua naturale conclusione nell’augurio di pronta guarigione da parte di Bergomi :”Credo salterà parecchie partite”. Il tutto, ovviamente, senza che di Dybala si sappia ancora nulla.

Ma non avevo ancora visto (o sentito) nulla. Gol annullato a Pjanic, con il guardalinee che, come detto, probabilmente confonde le posizioni di partenza di Bonucci e Benatia. Capita. Rovesciamento di fronte, contrasto dubbio/al limite/fate voi tra Bonucci e Bacca e la perla delle perle: “Non chiamando questo fallo Rizzoli ha compensato”. Aspettate che esplicito meglio. Secondo Bergomi, Rizzoli ha sì sbagliato ad annullare il gol (che poi, al limite, la responsabilità è di Carriolato e non sua, ma vabbè), ma si è prontamente rifatto non fischiando (cosa?) contro Bonucci. Quindi, di fatto, si paragona una rete annullata ex post con un fallo a 25 metri dalla porta non sanzionato. Inutile stare a ricordare che, anche se fosse, compensare equivale a sbagliare due volte. Non c’è tempo. Il fluire delle parole (in libertà) è più veloce dei miei pensieri.

Si arriva al momento nostalgia, quando si ricorda che “Rizzoli, da assistente, ha spesso fatto cambiare decisione al primo ufficiale”. Ed è un dolce rimembrar di Pechino (ricordate? La favoletta che, dopo 10 anni in Italia, Pandev si mettesse a insultare in macedone) o di Catania, il giorno in cui Pulvirenti (che, mi dicono, essere attualmente in tutt’altre faccende affaccendato. Tutte rigorosamente extra calcio) divenne il nuovo simbolo della lotta del male contro il bene (ah, a saperlo…). Spunta, poi, anche la teoria del precedente che farebbe giurisprudenza: Bonucci contro la Roma. Casus belli che certamente il segnalinee avrà considerato dovendo decidere (prima, durante, dopo) cosa fare e cosa segnalare una volta che Rizzoli è andato a chiedere spiegazioni.

In chat whatsappare amici mi segnalano che il tutto sarebbe stato suggellato da un “quando gioca la Juve succedono sempre cose strane” con tanto di risatina, ma forse sarebbe ingiusto riportarlo in quanto, nella concitazione del momento, non ho udito nulla di simile (e meno male).

Intervallo, thè caldo (cit.), secondo tempo. Noi siamo lenti, svagati e svogliati come troppo spesso ci capita ultimamente, loro stanno bene in campo e trovano un gol meraviglioso di Locatelli (bravissimo bis), ma non sono quell’invincibile armata che il dinamico duo al commento descrive commentando le ficcanti ripartenze in contropiede. Ma ci sta anche questo, in fondo gli ultimi giorni sono stati sacrificati sull’altare dell’elogio al bel giUoco e chi se ne frega se punti non ne fai (non ne fai nemmeno se giochi male, pur essendo la Juve e potendotelo permettere una volta ogni tanto): meglio i rossoneri giovani e sbarazzini, che i bianconeri “ineleganti” che hanno lo sfregio di omaggiare le dirette rivali di 120 milioni di clausole varie. Nel mentre, nel silenzio più o meno generale, Suso e Kucka (già ammoniti) si divertono a randellare a più non posso ma l'”uhhhhhhh” di disapprovazione, accompagnato al ricordo del giallo precedente, arriva solo quando Pjanic in estirada (ri-cit.) colpisce Donnarumma in pieno volto, chiaramente attratto dalla prospettiva di decapitare un minorenne piuttosto che trovare la rete del pareggio.

Stancamente ci si trascina al fischio finale, accolto come una liberazione. Anche da me. Un pò perché sapevo che era una di quelle serate in cui avremmo potuto giocare fino al giorno dopo ma non avremmo segnato mai. Un pò perché un’ora e mezza così avrebbe fiaccato anche il Muhammad Alì di Kinshasa.

Servirà anche questa. Alla squadra, affinché capisca che nessuno ti regala niente e che la sindrome da galacticismo va bene per il Real ma non per noi (tradotto: trotterellare dopo uno svantaggio è male); a noi per farci comprendere che, in fondo, un gol annullato, in buonafede (guai a dubitarne), da un guardalinee non è il peggio che possa capitare.

Soprattutto se, poi, deve portare a quanto avete appena letto. E, nel mio caso, sentito.