Il processo farsa dieci anni dopo

di Mario Sironi |

La memoria è ciò che tiene in vita la verità. E poiché “il giornale rosa che sta sul bancone dei gelati del bar” (definizione sublime di Cristian Rocca data nel 2006 alla Gazzetta dello Sport) ha recentemente perpetuato con un articolo molto discutibile la sua posizione sulla vicenda Calciopoli nella ricorrenza del suo decennale, mi sembra doveroso fare un ripasso di quella che è stata la mia avventura nella ideazione di un libro che mai avrei pensato di poter e dover fare: Juventus, il processo farsa.
In queste righe rivedremo assieme il percorso allucinante e allucinato della Giustizia Sportiva. Infatti il libro uscì nel 2007 anticipando molte questioni allora non note ma emerse successivamente anche nel processo penale con la sostanziale assoluzione di quasi tutti i presunti componenti della Cupola, ad eccezione di Moggi, e con la conferma della “non alterazione del Campionato di serie A 2004/2005” (testuale dalla sentenza di appello, pag. 195 del dispositivo) nonché la non colpevolezza della società Juventus ­ con posizione societaria stralciata e archiviata ­ stabilendo l’ennesima capriola giuridica.

È agosto 2006: dopo due mesi di terremoto l’amico Mario Pasta, già autore di due romanzi, mi chiama e dice: ma con tutto il materiale che abbiamo letto perché non facciamo un libro che ripristini la verità?
La mia risposta è caustica :”ma figurati se qualcuno darà credito a due sconosciuti contro le valanghe di fango che arrivano su tutto ciò che è anche solo vagamente juventino.” Il lavoro comunque inizia. Ricordo ancora che un mio blitz in Trentino al ritiro della Juve mi toglie i dubbi: lá incontro una tifoseria spaesata e scioccata che non ha più certezze. Qualcosa bisogna fare. Lavoriamo di sera fino a notte fonda, noi facciamo tutt’altro mestiere e solo al rientro dall’ufficio abbiamo modo di lavorare alla nostra idea. L’impegno è febbrile e in tre mesi il manoscritto è pronto e riassume bene la grottesca e kafkiana procedura alla quale la nostra amata squadra è stata sottoposta. Spediamo il testo a chiunque possa darci una mano nel campo editoriale poi un giorno leggiamo un corsivo di Piero Ostellino sul Corriere dove il grande giornalista scrive di Calciopoli come di “un atto di violenza nobilitato da un rito formale”; mandiamo anche a lui il manoscritto e incredibilmente ci contatta poco dopo aiutandoci a trovare un editore.

Il libro si fa e racconta una dopo l’altra le irregolarità di un processo sportivo da operetta, pieno zeppo di errori e contraddizioni. In estrema sintesi la nostra inchiesta, che ­ ricordiamo ­ si basa unicamente sui testi ufficiali delle sentenze FIGC, evidenzia in modo inconfutabile che: l’organo giudicante­ esordendo nel testo della sentenza ­ avanza dubbi sulla legittimità propria, del commissario e del processo medesimo (ricordiamo che un grado di giudizio previsto dall’ordinamento fu cancellato per “far prima” in spregio al diritto); Moggi e la Juventus sono accusati di indirizzare le moviole di emittenti televisive di proprietà degli azionisti di Milan e Inter; le intercettazioni su cui si fonda l’intero processo non erano ammissibili, ma la CAF non spiega i motivi per cui ha ritenuto di ammetterle. Poi però, pur essendo l’unico elemento a sostegno dell’accusa, dichiara di non averle considerate come prove; non sono state ammesse prove a discolpa, affermando che i filmati delle partite incriminate non erano rilevanti; è stata accertata l’inesistenza di un sistema e tanto più di una “cupola”; la violazione dell’art. 6 (illecito sportivo) è stata ricavata integrando tra loro più comportamenti in violazione dell’art. 1 (slealtà sportiva); è stato appurato che i sorteggi arbitrali non sono stati truccati; nessun arbitro, guardalinee o giocatore ha alterato lo svolgimento delle gare; le ammonizioni ai giocatori non erano mirate; la Juventus e i suoi dirigenti non hanno alterato il risultato di alcuna partita.

Questi passaggi sono contenuti nel dispositivo di sentenza, sembra incredibile. Non a caso noi la definimmo una “sentenza assolutoria di condanna” , un vero e proprio ossimoro giuridico.
Dopo il ricorso in secondo grado fatto dalla Juve, che ottenne il risultato di ridurre la penalizzazione di partenza nel campionato di serie B, la società bianconera presentò il famoso ricorso al TAR, il tribunale amministrativo regionale. Il ricorso venne ritirato nell’ultimo giorno utile, a fine agosto e l’atteggiamento ondivago e rinunciatario della proprietà destò molto stupore anche nella redazione del Sole24ore. Proprio da un articolo del quotidiano economico prendemmo lo spunto per analizzare l’andamento anomalo in Borsa delle azioni Juventus, con il legittimo sospetto di un tentativo di scalata non andato a buon fine grazie allo scandalo estivo. Analizzammo anche il ricorso al TAR, che in molti punti definimmo esemplare e che si basava su:
● la violazione del principio generale del giudice naturale precostituito per legge;
● l’inconsistenza dell’accusa di«illecitosportivo»,di cui all’art.6 CGS;
● la violazione del principio del contraddittorio;
● l’improprio utilizzo delle trascrizioni relative alle intercettazioni;
● il fatto che tutti i soggetti che avrebbero dovuto concorrere con la Juventus ad alterare i risultati delle gare siano stati prosciolti;
● le lacune della Corte in materia di rappresentanza legale della societá;
● il cumulo di sanzioni senza precedenti e senza alcuna possibile giustificazione nei principi e nelle disposizioni che regolano la giustizia sportiva;
● la contrarietà alla normativa comunitaria in materia di sanzioni che superino il 10% del volume di affari;
● la subordinazione delle decisioni della Corte Federale alle pressioni mediatiche e della piazza;
● la conclusione che l’illecito sportivo ex art.6CGS a carico della Juventus è «del tutto inconsistente» e che risulta «contraddetto in modo clamoroso dalla stessa decisione della Corte Federale».

Come si nota, c’era ampio spazio per far emergere molti fatti mai presi in considerazione, ma il ricorso, come ricordato, viene ritirato forse su pressioni dall’alto per non bloccare i campionati (come invece si sarebbe dovuto fare per far luce su tutto). E così le massime cariche del football, compreso Blatter, ringraziarono Montezemolo (sic!) per la scelta fatta. Una scelta che avvallò un procedimento basato sul seguente assunto riportato nel dispositivo di sentenza: ” è concettualmente ammissibile ottenere un vantaggio in classifica pur senza alterare alcuna singola partita “. Un concetto demenziale che si commenta da solo.

Ormai dopo tanti anni il dado è tratto e come dico spesso: bisognava difendersi quando bisognava difendersi . Vorrei terminare con una chicca, una delle tante intercettazioni passate sotto silenzio e che piacerà agli amanti del complottismo e della dietrologia.

GIRAUDO: «Sai cosa mi ha detto Adriano [Galliani, n.d.a.]? Ho saputo una cosa, bisogna chiamare questi due qua [probabilmente Bergamo e Pairetto, n.d.a.]. Mi ha preso da parte e mi ha detto: sappi, m’han detto che puntano tutto sull’Inter quest’anno».
MOGGI: «Ma è andato anche oltre. Ha detto: tanto Moggi e Giraudo, alla fine dell’anno, Montezemolo li manda via».
GIRAUDO: «Questo già lo so…>>
È il 14 agosto 2004. Era già tutto deciso?

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