Fantasia al potere, equilibrio (ancora) precario: ecco il nuovo Siviglia di Sampaoli

di Alex Campanelli |

Se avessi dovuto stilare un’ipotetica graduatoria delle squadre di seconda fascia che avrei voluto vedere opposte alla Juventus nel girone di Champions, ordinandole non per pericolosità ma a seconda della difficoltà nel raccontarle e spiegarle, il Siviglia sarebbe stato sicuramente in cima alla mia lista. Jorge Sampaoli in panchina, tra i più bielsisti allievi di Bielsa, una mezza dozzina di moduli testati nelle prime uscite stagionali, una pletora di volti nuovi dalla collocazione tattica non ben definita, un 11 titolare con ben pochi punti fermi; signore e signori, benvenuti in Andalusia. Ci sarà da divertirsi.

Cos’è cambiato?

Ricordate la squadra che lo scorso anno ha condannato la Juventus al secondo posto nel girone, gettandola in pratica tra le fauci del Bayern Monaco? Ecco, tenete a mente l’accaduto, ben venga la voglia di rivalsa, ma dimenticate tutto il resto: come e più degli altri anni, i biancorossi d’Andalusia sono stati rivoltati come un calzino e l’abilissimo ds Monchi ha dovuto fare i salti mortali per sopperire alle tante illustri partenze. Innanzitutto l’allenatore: Unai Emery ha chiuso in bellezza con la vittoria della terza Europa League consecutiva ed è partito in direzione Parigi, al suo posto è arrivato un impronosticabile Jorge Sampaoli, adorato in Cile per le imprese con l’Universidad e soprattutto con la nazionale, ma con esperienza pari a zero fuori dal continente sudamericano. Assieme a Emery hanno salutato Siviglia diversi pilastri delle ultime vitorie: il leader della mediana Krychowiak ha seguito il tecnico al Psg, il bomber Gameiro si è accasato all’Atletico, Banega ha raggiunto l’Inter a fine contratto così come Reyes ha firmato per l’Espanyol, mentre il terzino e uomo simbolo Coke se n’è andato tra le lacrime in direzione Gelsenkirchen. Via anche parecchi comprimari, dagli ex bianconeri Llorente e Immobile ad Andeolli e Federico Fazio, quest’ultimo rientrato al Tottenham a fine prestito e acquistato dalla Roma. Per sostituire così tanti giocatori importanti, Monchi ha lavorato di fantasia, puntando soprattutto su un gruppo di giocatori nel pieno della propria maturità calcistica, dai 23 ai 27 anni, tra grandi nomi in cerca di rilancio ad illustri sconosciuti vogliosi di farsi valere in una grande piazza come Siviglia, pronta a offrirgli la ribalta europea. L’acquisto più suggestivo è senz’altro quello di Paulo Henrique Ganso, storico compagno di Neymar nel Santos che pareva essersi perso al San Paolo tra infortuni e scelte sbagliate sue e del fondo d’investimento che ne deteneva (e ne detiene?) parte del cartellino; un suo rilancio a grandi livelli, considerando che è stato pagato appena 9 milioni di euro, sarebbe senza dubbio Il Capolavoro di mercato dell’anno. Oltre al carioca sono arrivati altri quattro giocatori che è possibile definire fantasisti o mezzepunte: Kiyotake dall’Hannover, Sarabia dal Getafe, Vazquez dal Palermo e Correa dalla Sampdoria, il più giovane tra i nuovi. Per sopperire alla partenza del centravanti titolare Gameiro, Monchi ha deciso di puntare su due punte altrettanto mobili: Ben Yedder del Tolosa, da 4 anni sopra i 15 gol in Ligue 1, e Luciano Vietto, arrivato in prestito dall’Atletico Madrid assieme al centrocampista Kranevitter, che avrà il delicato compito di equilibrare una squadra così ricca di uomini offensivi.

Come gioca?

Qui arriva il difficile: al netto di quanto visto finora, è difficile incasellare il Siviglia di Sampaoli in uno (ma anche in due) schema tattico ben definito, come del resto capitava con la nazionale cilena. In Supercoppa Europea gli andalusi sono scesi in campo addirittura col 3-3-1-3 tipico del calcio di Bielsa, salvo poi ripiegare quasi subito sulla difesa a 4 per arginare le folate di Bale. Nelle due sfide di Supercoppa Spagnola (perse senza appello) si è rivista la difesa a 3, col centrocampo schierato in linea o a rombo, mentre nella prima di campionato contro l’Espanyol Sampaoli ha partorito un folle 3-1-4-2 col solo N’Zonzi a coprire gli offensivissimi Sarabia, Kiyotake, Vazquez e Vitolo (il più dedito al sacrificio) a supporto di due punte vere come Vietto e Ben Yedder. Non a caso la gara è terminata con un pirotecnico quanto confusionario 6-4 in favore degli andalusi. Modulo a parte, i principi del gioco di Sampaoli sono più o meno i soliti: movimento e scambio di posizioni continuo (sì, anche Vazquez e Ganso corrono!), pressione asfissiante in zone di campo predeterminate con 3-4 giocatori in una zona ristretta per recuperare palla, circolazione della palla intervallata da strappi, che siano lanci o dribbling, atti a creare improvvisamente la superiorità numerica. L’assimilazione di questi ed altri concetti richiede un certo periodo di tempo, cosa che gioca sicuramente a favore della Juventus, dato che in occasione della partita d’andata del 13 settembre gli andalusi saranno con ogni probabilità ancora in fase di rodaggio.

Chi gioca?

Proprio per i motivi sopra citati, è davvero difficile per ora tracciare un 11 titolare del Siviglia. Davanti al portiere Sergio Rico (insidiato dal nuovo arrivato Sirigu) i punti fermi al momento sono, in attesa dei rientri di Rami e Kolodziejczak, Mariano e Mercado, terzini riconvertiti in centrali per favorire l’uscita in palleggio. Assieme a loro si è visto davvero di tutto, dal centrocampista Pareja a Iborra, teoricamente un ex trequartista. Sugli esterni Sampaoli ha dimostrato di preferire giocatori molto offensivi se non mezzepunte: l’unico giocatore capace per caratteristiche di coprire tutta la fascia è l’esterno destro Vitolo, mentre a sinistra si sono alternati il redivivo Konoplyanka, che con Sampaoli può davvero rilanciarsi ad alti livelli dopo un’annata in chiaroscuro, lo spagnolo Sarabia e il giapponese Kiyotake, tra i calciatori preferiti dal tecnico per intelligenza e senso della posizione. In questo senso, difficilmente terzini pure come Tremoulinas ed Escudero troveranno spazio, se non in caso di ritorno alla linea a 4 o come centrali mancini impiegabili sul centro-sinistra della retroguardia. A seconda del modulo, dietro ad esterni e trequartisti o mezzali offensive (Vazquez, Ganso e Correa sono stati utilizzati in questa posizione) trovano spazio uno o due equilibratori tra N’Zonzi, che per ora pare il preferito di Sampaoli, il già citato Kranevitter e capitan Iborra, uomo per tutte le stagioni. Davanti Vietto e Ben Yedder possono giocare insieme o da punte uniche, con l’argentino davanti al francese nelle gerarchie in caso di modulo con un solo attaccante.