Il nostro centrocampo è il più scarso?

di Riceviamo e Pubblichiamo |

kulusevski

Di Andrea Mulato

Viviamo, spesso e volentieri, di chimere. S’insiste nel sostenere che quasi tutti i centrocampi siano superiori al nostro (opinione legittima in alcuni casi, in altri meno) senza però considerare la situazione e alcuni dettagli non da poco.

LAZIO

SMS (’95) e Luis Alberto (’92), per cominciare, arrivano alla Lazio come trequartisti, uno promessa e l’altro giovane scarto del Liverpool. Ci mettono degli anni, sotto la guida dello STESSO allenatore, per diventare ciò che sono ora: due mezze ali di livello internazionale, attraversando periodi magici e momenti di forma meno appariscenti. Condite da un mediano di rara intelligenza come Lucas Leiva (’86).

 

INTER
Barella (’97) Brozovic (’92) Calhanoglu (’94). Il primo è pagato 45 milioni, ed esplode davvero con Conte al secondo anno (quinto anno di A), senza comunque essere (dimostrato agli europei) un giocatore del livello di Jorginho o di Verratti. Brozovic è da anni in Italia, molto spesso discontinuo, e con Conte trova il suo ruolo (iniziato con Spalletti) e la costanza. Calhanglou idem, ha passato anni di A etichettato come bidone, incompiuto, limitato, impossibile da mettere in campo, eppure i suoi numeri sono di altissimo livello e, a 27 anni, ha firmato per i campioni d’Italia.

 

ATALANTA
De Roon (’91) e Freuler (’92) al loro arrivo erano poco più che nessuno. Né promesse interessanti ne scarti di una big. Nulla. Anche per loro tanti anni con lo stesso allenatore in un ambiente ideale per le pressioni. Discorso diverso per Malinovskyi (’93), arrivato con premesse di un certo livello, con numeri impressionanti in Jupiler League e capace di ritagliarsi un ruolo sempre più centrale nell’Atalanta. In lui, però, vedo una discontinuità che non sarebbe perdonata a NESSUNO dei nostri, pur essendo idolatrato.

 

ROMA
Veretout (’93) Cristante (’95) e Pellegrini (’96). Il primo ha fatto un percorso molto sereno e lontano dai riflettori: come altri di questa lista non particolarmente giovane, s’impone alla Fiorentina, a prezzo di saldo alla Roma (senza all’epoca sentire i “PARATICI SVEGLIA”). Nella capitale si conferma ed anzi prosegue nel processo di crescita, senza però guadagnare la nazionale. Cristante, va beh, la sua carriera è un’Odissea, ed anche alla Roma ci mette un po’ per trovare stabilità: utilizzato ovunque tranne che nel ruolo in cui esplose, è un classe ’95 che solo di recente ha trovato la titolarità piena, senza comunque dare l’impressione di essere un giocatore così fenomenale. Pellegrini, poi, a lungo passato sotto traccia anche come giovane, è tornato a casa ormai da cinque anni e forse solo nella stagione scorsa ha trovato centralità e importanza negli schemi giallorossi, dopo esser giocato una miriade di ruoli.

NAPOLI
Fabian Ruiz (’96), Zambo Anguissa (’95), Zielinski (’94). Anche qui giocatori sicuramente intriganti, in cui continuo a intravedere anche dei contro. Fabian è stato molto altalenante, ha vissuto tre allenatori diversi e momenti molto diversi anche per quanto riguarda i risultati di squadra. Quest’anno è partito bene, aspettando di vedere comunque il resto. Bentancur, per un anno no, è pronto per esser crocefisso. Anguissa è il fenomeno del momento, bravo il DS, bravo il mister, scemo Cherubini a non averlo preso. Sappiamo ancora troppo poco di lui, ma non credo che la tifoseria sarebbe stata entusiasta di un mediano del Fulham. L’ultimo è un giocatore potenzialmente sontuoso, ma anche lui ha sempre giocato in Italia (de facto), senza però mai trovare la definitiva consacrazione. Quando si sveglia e gioca quei due mesi l’anno è un top ma si fa i suoi bei sonni pure lui. La severissima inquisizione Juventina lo perdonerebbe?

Infine Kessie (’96), Bennacer (’97) e Tonali (2000). Frank ha impiegato 4 anni per essere riconosciuto come un giocatore di alto livello, complici comunque i rigori (bisogna segnare pure quelli, ovviamente) che gli han permesso di arrivare in doppia cifra (che ad oggi sembra essere uno dei requisiti MINIMI per un centrocampista. Mah). Bennacer, dopo un’annata brillante ad Empoli ha continuato la sua crescita dimostrando, lui si, una precocità che non ritrovo in altri giocatori elencati in questo pezzo, per il rapporto tra età e qualità espresse in una grande squadra. Sandro Tonali, reduce da un anno deludente, è solamente un 2000 al suo secondo anno in serie A, mentre Kulusevski, un caso decisamente analogo, è già stato bollato come bidone vendibile.

Insomma, si tratta di giocatori che hanno avuto tempo (in Italia e/o nella stessa squadra) e/o continuità a livello di guida tecnica, giocando nella maggior parte dei casi in squadre spesso prive dell’attenzione e della pressione rivolte ai bianconeri. Una continuità, a livello fisico, temporale e di guida tecnica, che forse nessuno dei centrocampisti della Juventus ha potuto avere. In più, ultimo ma non ultimo, l’età, perché tranne alcuni esempi (i ragazzini terribili del Milan e Barella, direi.) si tratta sempre di giocatori con maggiore esperienza ed un processo di maturazione ad uno stato sicuramente più avanzato. Insomma, mi sembra ingeneroso emettere oggi sentenze definitive sulla nostra mediana, rifiutando a priori l’idea di avere giocatori con un potenziale elevato ancora da mostrare, soprattutto perché non si smette mai di crescere ed imparare.

gutta cavat lapidem


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